Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità



Alcol

Aspetti epidemiologici

Nel mondo

 

Revisione a cura di Emanuele Scafato - Direttore Osservatorio nazionale alcol, Istituto superiore di sanità (Iss), Centro Oms per la promozione della salute e la ricerca sull’alcol

 

4 ottobre 2018 - Come riportato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel rapporto “Global status report on alcohol and health”, il documento che presenta un quadro completo del consumo di bevande alcoliche e del carico di malattia attribuibile all’alcol in tutto in mondo e che descrive le azioni dei Paesi per ridurre questo grave problema di sanità pubblica, in media sono circa 2,3 miliardi le persone che consumano bevande alcoliche nel mondo.

 

Ogni persona di età maggiore di 15 anni consuma ogni anno 6,4 litri di alcol puro. Tuttavia, poiché è il 43% della popolazione globale a bere alcolici, di fatto coloro che bevono davvero consumano una media di 15,1 litri di alcol puro annualmente. Peraltro, più della metà (57%, o 3,1 miliardi di persone) della popolazione globale con più di 15 anni di età dichiara di essersi astenuta dal bere alcolici nei precedenti 12 mesi.

 

Il consumo medio giornaliero di coloro che bevono alcolici è di 33 grammi di alcol puro al giorno, equivalenti circa a 2 bicchieri (ciascuno da 150 ml) di vino, una bottiglia di birra grande (750 ml) o due bicchierini (ciascuno da 40 ml) di super alcolici. In tutto il mondo, più di un quarto (27%) di tutti i ragazzi di 15-19 anni consuma alcolici e i tassi di consumo di alcol per questa fascia d’età sono in assoluto e per frequenza i più alti registrati: in Europa (44%), Americhe (38%) e Pacifico occidentale (38%). Alcune indagini svolte a livello scolastico indicano che, in molti Paesi, l’uso di alcol inizia ben prima dei 15 anni con differenze molto piccole tra ragazzi e ragazze.

 

I differenti livelli di consumo tra Regioni e Paesi sono dovuti alla presenza di numerosi fattori (sociodemografici, livelli di astensione della popolazione, sviluppo economico, cultura, tipi di bevande preferite). Ad esempio, solo il 2,9% della popolazione nella Regione Oms del Mediterraneo orientale ha consumato alcol negli ultimi 12 mesi mentre, al contrario, i consumi alcolici tra la popolazione della Regione europea sono oltre un quinto (21,2%) del totale mondiale. L’alcol è consumato da più della metà della popolazione in tre Regioni dell’Oms (America, Europa e Pacifico occidentale) e l’Europa è la Regione nel mondo in cui il consumo medio è il doppio della media mondiale, nei fatti il più alto consumo pro capite del pianeta (nonostante sia diminuito di oltre il 10% dal 2010).

 

Esistono inoltre marcate differenze geografiche per quanto riguarda il tipo di bevande consumate. Globalmente, il 44,8% dell’alcol viene consumato sotto forma di superalcolici, che rappresentano anche il tipo di bevanda più consumata nelle Regioni Oms del Sud-Est asiatico, del Mediterraneo e del Pacifico occidentale. Il secondo tipo di bevanda più consumata è la birra, che rappresenta il 34,3% di tutte le bevande alcoliche consumate nel mondo. Solo l’11,7% dell’alcol viene invece consumato sotto forma di vino. Tuttavia, il consumo di questa bevanda rappresenta un quarto del consumo totale nella Regione europea (29,8%).

I maggiori cambiamenti nelle preferenze si sono verificati in Europa, dove l’uso di superalcolici è diminuito del 3% mentre quello del vino e della birra è aumentato.

 

Mortalità alcol correlata

Nel 2016, nel mondo, il consumo dannoso di alcol è stato responsabile di più di 3 milioni di decessi ogni anno (il 5,3% di tutti i decessi), e più di tre quarti di queste morti si sono verificate tra uomini. La mortalità è riconducibile per il 28% a infortuni (come quelli dovuti a incidenti stradali, autolesionismo e violenza interpersonale); per il 21% a disturbi digestivi; per il 19% a malattie cardiovascolari mentre il resto è correlato ad altre condizioni di salute come malattie infettive, tumori, disturbi mentali ecc.

 

La maggiore incidenza di decessi alcol-attribuibili è stata rilevata nella Regione europea dell'Oms (10,1 della mortalità complessiva e 10,8% del totale degli anni di vita persi per malattia, disabilità o morte prematura, DALYs, Disability Adjusted Life Years) in mentre la minore incidenza è stata registrata nelle Regioni Oms del Mediterraneo Orientale (0,7% della mortalità complessiva e 0,7% dei DALYs totali).

 

A livello mondiale si stima che 237 milioni di uomini e 46 milioni di donne soffrano di disturbi legati al consumo di alcol, con le prevalenze più alte nella Regione europea (14,8% uomini e 3,5% donne) e in quella delle Americhe (11,5% uomini e 5,1% donne). I disturbi legati all’alcol sono, infatti, più comuni nei Paesi ad alto reddito.

 

L’uso dannoso di bevande alcoliche è un fattore causale in oltre 200 malattie, incluso il cancro, e di situazioni d’infortunio e incidentalità. L’uso di alcol, ai livelli medi di circa 30 grammi di consumo medio pro capite, genera ogni anno, complessivamente, il 5,1% del carico globale di malattia e infortuni – pari a 133 milioni di anni di vita persi per malattia, disabilità o morte prematura (DALYs, Disability Adjusted Life Years).

 

I trend

Tra il 2005 e il 2016 si è registrato una riduzione del consumo pro capite di alcol nella Regione europea dell’Oms (da 12,3 a 9,8 litri [non metterei perché confondente rispetto a sopra]), una sostanziale stabilità nelle Regioni Africana, delle Americhe e del Mediterraneo orientale, un aumento nelle Regioni del Pacifico occidentale e del Sud-Est asiatico.

 

Tra il 2010 e il 2016 si è osservata una riduzione dei decessi alcol correlati standardizzati per l’età (da 44,6 a 38,8 per 100.000 abitanti) e una sostanziale stabilità del carico di malattia (da 134,3 a 132,6 milioni di DALYs), ancora inaccettabilmente elevato, specie nei Paesi a reddito medio e basso.

 

Tutti i dati esaminati sollecitano l’attivazione nazionale di iniziative, strategie, azioni di prevenzione che possano garantire continuità e sostegno al raggiungimento dell’obiettivo principale della riduzione del consumo pro-capite dell’alcol per tutte le Nazioni e in particolare per quelle , come l’Italia, che nell’ultimo triennio hanno visto l’inattesa inversione del trend registrato in precedenza verificando l’incremento dei consumi alcolici e di conseguenza tanto il numero dei consumatori a rischio, che il numero di ricoveri e d’intossicazioni in particolare tar i giovani adulti e i giovanissimi per i quali l’alcol continua a rappresentare la prima causa evitabile di mortalità prematura e invalidità. Il rafforzamento delle risorse in prevenzione resta la base per una prevenzione efficace ed efficiente.

 

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