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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

alcol

La Commissione Europea adotta una strategia per ridurre i danni da alcol

Emanuele Scafato - direttore Osservatorio nazionale alcol, Cnesps

 

Il 24 ottobre 2006 la Commissione Europea ha adottato la Strategia europea per la riduzione dei danni correlati all’alcol (disponibile anche in italiano), costruita dopo lunghi anni di dibattito nell’ambito del Gruppo di lavoro “Alcol e Salute” della Dgsanco (divisione di salute e sicurezza dei cittadini dell’Unione europea) e della Commissione Europea.

 

Partendo dall’analisi dell’impatto economico e sanitario dell’abuso di alcol registrato in Europa e del pesante bilancio in termini di disabilità (7,5% degli anni di vita in salute persi), mortalità e morbosità evitabili grazie a un consumo moderato, il recente rapporto della Commissione Europea (disponibile anche la sintesi in italiano) ha evidenziato l’urgenza condivisa di contrastare gli effetti negativi dell’ abuso alcol sulla salute. Ogni anno nell’Unione Europea sono 195 mila i decessi correlati all’alcol, di cui 10 mila fra i giovani: gli incidenti stradali causati dall’abuso di alcol sono la prima causa di morte per i maschi fra i 15 e i 24 anni.

 

L’obiettivo della strategia non è scoraggiare il consumo moderato, ma supportare l’adozione di stili di vita sani da parte di fasce sempre più ampie di popolazione. Questo alla luce del fatto che in Europa 55 milioni di adulti abusano di alcol, circa 7 milioni solo in Italia. Un altro dato allarmante è che centinaia di migliaia di giovani adottano il modello del binge drinking (“bere per ubriacarsi”), che concentra in un'unica occasione il consumo di quantità dannose di alcol: in Italia il fenomeno riguarda l’8,4% dell’intera popolazione, con picchi del 24% circa per i ventenni.

 

La strategia è stata inviata al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni e sarà oggetto di una conclusione o raccomandazione del Consiglio prevista per il mese di dicembre. Cinque le aree prioritarie:

  • proteggere giovani e bambini
  • ridurre gli infortuni e le morti causati dagli incidenti stradali alcolcorrelati
  • prevenire il danno negli adulti e ridurre l’impatto negativo sull’economia
  • incrementare la consapevolezza dell’impatto sulla salute del consumo dannoso di alcol
  • contribuire alla condivisione di statistiche attendibili.

La Commissione Europea finanzierà numerosi progetti attraverso il Public Health Programme e saranno attivate iniziative per favorire lo scambio di buone pratiche, vista l’urgenza comune di contrastare il bere tra i giovani al di sotto dell’età legale. Sarà garantita inoltre la cooperazione su campagne informative per disincentivare la guida in stato di ebbrezza, ma anche numerose iniziative comunitarie attivate sulla base del principio della sussidiarietà.

 

Sono previste anche azioni specifiche per il monitoraggio dei bisogni e delle attività oggetto di programmazione negli Stati membri. Sarà poi istituito un Forum europeo su alcol e salute, che individuerà periodicamente le aree in cui l’industria è chiamata a contribuire per garantire modalità responsabili di marketing e di pubblicità.

 

Nel riconoscere il ruolo degli Stati membri riguardo alle politiche sull’alcol, la Commissione Europea non proporrà nuove misure legislative a livello europeo, ma solleciterà gli Stati Membri ad adottare misure supportate a livello comunitario, per esempio:

  • armonizzazione dell’età minima legale di 18 anni per la vendita di alcolici
  • introduzione di livelli differenziati o pari a zero di alcolemia alla guida per i guidatori novizi
  • incremento dei controlli dell’alcolemia sulle strade
  • incremento dei livelli di sicurezza stradale non garantiti dall’alcol alla guida, grazie per esempio a iniziative come quella del guidatore designato
  • rafforzamento delle restrizioni sulle modalità di marketing e pubblicità degli alcolici, per tutelare soprattutto i giovani
  • riduzione dell’esposizione all’alcol in gravidanza
  • limitazioni o riduzione della disponibilità di alcolici nei contesti giovanili
  • adozione di un’adeguata politica dei prezzi
  • uso della leva fiscale
  • uso di messaggi di prevenzione sull’etichetta degli alcolici (come già attuato in Francia e in Finlandia riguardo l’indicazione di non bere in gravidanza).

Di importanza centrale sono l’informazione e l’identificazione precoce dell’abuso di alcol attraverso campagne educative e informative rivolte anche ai bambini e alle donne sui rischi che comporta il bere in gravidanza, ma anche l’opportunità di seguire le linee guida nutrizionali che raccomandano l’adozione di stili e modelli di consumo che contribuiscono a evitare i rischi alcolcorrelati nella famiglia, nei luoghi di lavoro, nei contesti di aggregazione giovanile e sociale.

 

Azioni e iniziative verranno attuate attraverso un coordinamento europeo e un costante ricorso a sinergie basate sul principio della sussidiarietà, in omaggio al quale l’azione comunitaria completa quella degli Stati membri. Un’iniziativa in tal senso è la creazione di un gruppo di lavoro che produca un codice unico europeo di regolamentazione della comunicazione e della vendita responsabile: obiettivo importante sarebbe individuare standard di pubblicità valutati e monitorati da parte di un organismo indipendente, che possa evitare l’infrazione, attualmente frequente, delle norme nazionali.

 

Uno strumento basilare per l’adozione di tutte le misure e le azioni proposte è la misurazione nel tempo tramite indicatori adeguati e un sistema di monitoraggio di valenza europeo, ispirato alle attività dell’European Community Health Indicators and Monitoring (Echim), per valutare  obiettivi e azioni adottate dagli Stati membri.

Infine, è importante che in tutti gli Stati Membri siano finanziati in maniera regolare:

  • la ricerca sull’alcol, in particolare sull’analisi e la valutazione del bere fra i giovani
  • le iniziative di formazione finalizzate all’identificazione precoce e all’intervento per i bevitori problematici (si veda per l’attività italiana le iniziative europee già in atto attraverso il Progetto Phepa 1 e 2 e quelle internazionali del progetto Oms “http://www.who.int/substance_abuse/...” (pagine 145-172 per l'esperienza italiana).

Questa strategia, molto attesa, è di portata notevole per la sua capacità di rafforzare le politiche nazionali sull’alcol. Non mancherà quindi di esercitare un impatto positivo sulla salute e la sicurezza degli italiani: speriamo che possa contribuire a valorizzare nuovamente il senso di una cultura del bere ispirata alla moderazione e al buon senso. Un’ulteriore speranza è che sia di supporto all’adozione di un Piano nazionale alcol, che già contiene le indicazioni fornite dalla strategia europea e che favorisca, dopo tanti anni, l’organizzazione di una Conferenza nazionale alcol, per contribuire a contestualizzare le proposte e le azioni sollecitate dalla Commissione Europea e dall’Oms. 

 

Leggi e scarica la strategia completa (disponibile anche in italiano). La strategia viene sintetizzata dal documento Alcol: le strategie di prevenzione della Comunità europea (pdf 1,6 Mb), realizzato dall’Istituto superiore di sanità, il Centro collaboratore dell’Oms per la ricerca e la promozione della salute su alcol e problemi alcolcorrelati dell’Osservatorio nazionale alcol, il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute, la Società italiana di algologia, il Centro alcologico regionale della Toscana, l’Associazione italiana dei club degli alcolisti in trattamento ed Eurocare Italia, con il contributo del ministero della Salute.