Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

allattamento

Aspetti epidemiologici

In Italia

 

1 ottobre 2015 – Quattro mesi di allattamento esclusivo per i bambini italiani, ma rimane basso il tasso di avvio dell'allattamento entro la prima ora dalla nascita.

 

Secondo i dati Istat (anno 2013) su “Gravidanza, parto e allattamento al seno”, pubblicati a dicembre 2014, il numero medio di mesi di allattamento esclusivo è pari a 4,1: il valore più alto si registra nella Provincia autonoma di Trento (5,0) e quello più basso in Sicilia (3,5). Aumentano, rispetto al 2005, le donne comunque allattanti, anche per brevi periodi o in modo complementare con un allattamento "misto", secondo le vecchie definizioni (85,5% contro l’81,1%) e il periodo complessivo di allattamento al seno si allunga indipendentemente dall’età della madre e su tutto il territorio nazionale. Inoltre, sia la quota di donne che allatta sia la durata dell’allattamento è maggiore tra le cittadine straniere rispetto alle italiane con rispettivamente: l’89,4% contro l’84,6% e 9,2 mesi in media contro 8,1.

 

Distribuzione geografica

Riguardo alla distribuzione geografica si osserva una maggiore diffusione nel Nord-est (88,5%), mentre al Sud si registra la quota più bassa (82,8%) (per effetto della minore percentuale di donne che allatta in Sicilia, 71,1%). La durata media dell’allattamento è più alta nel Centro (9,1 mesi) mentre registra i valori più bassi nelle Regioni meridionali (8,2 mesi). È differenziata sul territorio anche la durata media dell’allattamento esclusivo, che è bassa nel Sud (3,9 mesi) e più elevata nel Nord-est (4,3 mesi), in particolare il valore più alto si registra nella Provincia autonoma di Trento (5,0) e quello più basso in Sicilia (3,5).

 

Caratteristiche socio-economiche

I dati mostrano che il livello d’istruzione influisce sensibilmente sulla pratica e sulla durata dell'allattamento: le donne che hanno un titolo di studio più alto allattano in proporzione maggiore (89%) e per periodi più lunghi.

 

Come influisce il percorso nascita

I dati Istat mostrano che allattano in proporzione minore le donne che hanno avuto un parto cesareo (81,1% contro 87,9%) o un parto pretermine (72,2% contro l’86,6%), anche perché in questi casi più difficilmente si verificano le condizioni favorevoli per iniziare l’allattamento (allattamento precoce e vicinanza del bambino alla madre durante la degenza). Anche per la durata dell’allattamento e per l’allattamento esclusivo si osservano percentuali più basse tra quante non hanno avuto un parto fisiologico.

 

In Italia, nel 2013, il 49,1% delle donne che ha partorito nei 5 anni precedenti l’indagine ha usufruito del rooming in (che prevede che il bambino sia lasciato in stanza con la madre 24 ore su 24 dal momento della nascita fino alla dimissione). Questa pratica, raccomandata dalle agenzie internazionali e dal ministero della Salute, è più diffusa nelle Regioni settentrionali rispetto a quelle del Sud.

 

Primipare, pluripare e allattamento

L’Istat mette in evidenza che la quota di donne che allatta non varia a seconda che si tratti di primipare o meno mentre la durata dell’allattamento si allunga per i figli successivi al primo, passando in media da 8,4 a 9 mesi.

 

L’indagine Iss

tra il 2008 e il 2011, al fine di valutare gli indicatori assistenziali al percorso nascita, l’Istituto superiore di sanità ha condotto due diverse indagini nell’ambito del progetto “Il percorso nascita: promozione e valutazione della qualità dei modelli operativi”. I risultati, pubblicati nel  rapporto Istisan 12/39 (pdf 4,8 Mb) includono anche dati sull’allattamento.

 

 

L’indagine prevedeva l’intervista dopo il parto e il follow up a 3, 6 e 12 mesi; la domanda sull’alimentazione del bambino faceva riferimento alle 24 ore precedenti l’intervista.

 

Rispetto alla scelta di allattamento, il 96,5% delle italiane e il 95,7% delle straniere ha dichiarato che era propria intenzione, prima del parto, di allattare al seno. I dati della Tabella 3 sul tipo di allattamento si riferiscono alle indagini del 2008-2009 e 2010-2011, per le donne italiane e non italiane. Dai risultati emerge una bassa aderenza alle raccomandazioni e un precoce svezzamento già a 3 mesi, mentre l’allattamento continuato almeno fino all’anno di vita con aggiunta di altri alimenti, così come raccomandato, avviene solo nel 30% circa delle intervistate.

 

 

Le Figure 1 e 2 illustrano gli indicatori relativi all’assistenza nel punto nascita e alla prevalenza dell’allattamento al seno per area di residenza.

 

Figura 1. Indicatori assistenziali al percorso nascita per aree di residenza: assistenza nel punto nascita

 

Figura 2. Indicatori assistenziali al percorso nascita per aree di residenza: prevalenza dell’allattamento al seno

 

Le ragioni del mancato allattamento mostrano una diversa distribuzione tra italiane e straniere (Tabella 4)

 

Nei primi mesi dopo il parto, hanno avuto problemi di allattamento il 37,7% delle italiane e il 25,6% delle straniere. La figura principale di riferimento per i problemi nell’allattamento e il pediatra di libera scelta, consultato dal 40% circa delle donne di entrambe le cittadinanze. A seguire c’è l’ostetrica del consultorio familiare, citata dal 17,7% delle italiane e dal 24,4% delle straniere.

 

Hanno partecipato a gruppi di sostegno dell’allattamento al seno il 12,2% delle donne italiane e l’11,2% delle donne straniere. Hanno partecipato a incontri di auto aiuto con altre mamme il 17,8% delle italiane e il 14,1% delle straniere. A sostenere la donna nell’allattamento al seno, una volta rientrata a casa, e stato il marito/partner per il 30,7% delle italiane e il 26,5% delle straniere. Il 35,2% delle straniere vs il 27,1% delle italiane dichiara di non aver ricevuto alcun sostegno.

 

Per quanto riguarda l’uso di latte artificiale, la ragione principale per la quale al bambino e stato somministrato entro i 3 mesi e la percezione di mancanza di latte per circa il 33% delle donne di entrambe le cittadinanze. Risaltano in modo significativo le ragioni di lavoro per le straniere, 22,1% vs il 2,4% delle italiane. La ragione principale per cui e stato somministrato latte artificiale entro 6 ed entro 12 mesi e sempre la percezione di mancanza di latte per entrambe le cittadinanze.

 

 La Figura 3 mostra le ragioni di somministrazione di latte artificiale nelle donne italiane.

 

Figura 3. Motivo per cui al bambino è stato somministrato latte artificiale (% donne italiane)

 

A consigliare il latte artificiale e stato soprattutto il pediatra; per le straniere si tratta di una decisione presa autonomamente nel 24,1% dei casi vs il 7,7% delle italiane. La stessa domanda posta a 6 e 12 mesi mostra un aumento del riferimento al pediatra di libera scelta per entrambe le cittadinanze.

 

I determinanti dell’allattamento al seno e delle pratiche di alimentazione dei lattanti

Secondo un’indagine precedente dell’Iss (2002) sul percorso nascita i fattori associati all’attacco al seno entro 2 ore sono:

  • l’aver avuto un’assistenza pubblica
  • l’aver partecipato a un corso di accompagnamento alla nascita nell’attuale o nella precedente gravidanza
  • la possibilita del rooming-in (che consiste nel sistemare il neonato nella stessa stanza della madre dopo il parto in modo che trascorrano assieme 24 ore su 24 durante la permanenza in ospedale)
  • la pluriparita.

Sono invece associati a una maggiore prevalenza di attacco al seno oltre 2 ore:

  • lo stato di casalinga
  • l’eta gestazionale ≤36 settimane
  • il peso alla nascita <2.500 grammi
  • la gemellarita
  • il parto operativo o con taglio cesareo (sia con anestesia generale che con anestesia epidurale)
  • il non aver avuto informazioni adeguate sull’allattamento in reparto
  • la preferenza verso il parto con taglio cesareo e la residenza al Centro o al Sud.

La Tabella 5 mostra i determinanti dell’allattamento esclusivo al seno tra le italiane, subito dopo il parto e a 3 mesi, secondo quanto rilevato nelle indagini 2009 e 2011.

 

 

Dall’indagine emerge che tutti questi fattori sono presenti con frequenza minore al Sud rispetto al Nord, a conferma dei dati sulle prevalenze. I risultati dello studio Iss avvalorano, dunque, l’importanza di continuare a promuovere l’allattamento al seno secondo le raccomandazioni internazionali, confermando l’efficacia dell’implementazione del Progetto obiettivo materno infantile e delle successive politiche a sostegno del percorso nascita e dell’adeguata alimentazione infantile. In questo senso, hanno un ruolo decisivo i consultori familiari che accompagnano i neo-genitori durante la gravidanza e nei primi anni di vita dei bambini.

 

Allo stesso modo, le strategie “Amiche dei bambini” contribuiscono a un aumento della consapevolezza dei genitori e si sono dimostrate efficaci per aumentare la prevalenza dell’allattamento al seno.