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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

migranti e salute

Il Congresso di Edimburgo richiama l’attenzione dell’Europa sulla salute dei migranti

Silvia Declich, Maria Grazia Dente, Maria Elena Tosti (Centro nazionale per la salute globale-Iss) e Ornella Punzo (segreteria scientifica della presidenza-Iss)

 

7 giugno 2018 - L’Eupha (European Public Health Association), l’ente che raggruppa diverse associazioni di salute pubblica europee rappresentative di oltre 20.000 operatori sanitari, l’Università di Edimburgo e il Servizio sanitario nazionale scozzese hanno organizzato a Edimburgo tra il 17 e il 19 maggio 2018 il primo World Congress on Migration, Ethnicity, Race and Health.

 

La grande attualità del tema ha avuto come riflesso una partecipazione nutrita per quanto non fossero adeguatamente rappresentate alcune parti del mondo (Africa, Russia, Asia orientale e sud-orientale, America latina).

 

Nell’editoriale di commento su European Journal of Public Health si sottolinea la volontà di porre al centro dell’attenzione non solo la salute delle persone giunte in Europa a seguito dei recenti flussi migratori, ma anche delle persone appartenenti a minoranze svantaggiate o discriminate per questioni razziali da tempo residenti in Europa o nel mondo (popolazioni indigene in Nord America, Australia e Nuova Zelanda, Rom in Europa, americani di colore e ispanici negli Stati Uniti). Si ricorda, inoltre, che le disuguaglianza di salute di questi sottogruppi non sempre emergono dalle statistiche complessive dei Paesi che li ospitano.

 

Le oltre 600 comunicazioni, tra presentazioni orali, poster e contributi ai workshop, hanno spaziato su diversi argomenti:

  • l’andamento dei fenomeni migratori a livello nazionale e sovranazionale
  • il contrasto a razzismo, xenofobia e pregiudizi
  • le ricadute sulla salute fisica e psichica della discriminazione e dell’esclusione
  • l’esperienza dei migranti e delle minoranze nell’accesso ai servizi sanitari dei diversi Paesi
  • le differenze sullo stato di salute e di benessere riconducibili alla variabilità dei contesti
  • esempi di buone pratiche
  • la situazione di sottogruppi particolarmente vulnerabili (sopravvissuti a torture, vittime del traffico di esseri umani, rifugiati e richiedenti asilo)
  • la violenza contro donne e bambine/adolescenti
  • la salute legata agli stili di vita, in particolare obesità e sovrappeso, nei migranti
  • le malattie cardiovascolari
  • le malattie infettive
  • la salute mentale
  • la questione dei profughi siriani.

I lavori congressuali hanno prodotto una dichiarazione in cui si richiama il fatto che i migranti e le minoranze etniche fanno esperienza di disuguaglianze di salute e nell’accesso alle cure che, per quanto rilevate e descritte con precisione dai ricercatori di salute pubblica, non trovano per il momento risposte adeguate in termini di politiche sanitarie e di inclusione anche per effetto di un contesto politico poco sensibile alla questione. Peraltro organizzazioni internazionali come la Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), l’Oms, la Ilo (International Labour Office) e Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) hanno espresso la loro volontà di sostenere i diritti dei migranti in linea con l’obiettivo di “non lasciare nessuno indietro” (“leaving no-one behind” dei Sustainable Development Goals, Sdgs).

 

La dichiarazione affronta temi chiave:

  • la necessità di strategie sanitarie di provata efficacia (evidence-based)
  • la presa in carico non solo dei migranti ma di tutti i sottogruppi in situazioni di svantaggio
  • l’attenzione a evitare un approccio generico a migranti e minoranze etniche e a tenere conto delle caratteristiche e dei bisogni dei diversi sottogruppi
  • l’importanza di una visione più ampia e attenta alla complessità dei fenomeni migratori, al momento troppo concentrata (per effetto della “crisi europea dei migranti”) sui fenomeni della clandestinità e della irregolarità
  • l’importanza di superare la frammentazione delle politiche europee sui migranti in favore di un strategia di cooperazione internazionale
  • il potenziamento dei progetti di ricerca europei sulla salute dei migranti e delle minoranze etniche
  • l’attenzione alla formazione degli operatori sanitari, dei ricercatori e dei decisori sulla salute dei migranti.

Nel corso della giornata conclusiva del Congresso è stata lanciata la proposta di dare vita a una società scientifica mondiale che sia in grado di raccogliere, integrare e condividere attività e le iniziative degli enti accademici, dei professionisti e della società civile sui temi della migrazione, etnia e razza, favorisca la collaborazione e il dialogo tra gli stakeholder coinvolti e ne rafforzi le iniziative. Tenendo conto che sul tema della salute sono al momento attive molte organizzazioni, viene prospettata la creazione di una coalizione di organizzazioni capace di esprimersi con una sola voce per influenzare le strategie globali.

 

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