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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Infezione da virus Zika

Trasmissione autoctona di virus Zika in Italia: possibile contagio per via sessuale

Caterina Rizzo (reparto Epidemiologia delle malattie infettive, Cnesps-Iss) e Giulietta Venturi (Dipartimento di Malattie infettive, parassitarie ed immunomediate, Mipi-Iss)

 

25 febbraio 2016 – Una recente indagine condotta in collaborazione tra l’Istituto superiore di sanità e la clinica di Malattie infettive e tropicali dell’ospedale Careggi di Firenze, sembrerebbe confermare l’ipotesi (già oggetto di studio da parte della comunità scientifica internazionale ma supportata ancora da poche evidenze) della trasmissione per via sessuale dello virus Zika (Zikv). Lo riferisce l’articolo “An autochthonous case of Zika due to possible sexual transmission. Florence, Italy, 2014” pubblicato su Eurosurveillance il 25 febbraio 2016 in cui vengono presentati i risultati dello studio condotto su due casi registrati a maggio 2014 a Firenze.

 

Il “paziente 1”

Dopo un giorno dal rientro da una vacanza in Tailandia, il 6 maggio 2014, un uomo italiano di 32 anni (paziente 1) ha cominciato a presentare sintomi come rash maculopapulare (sul viso, sulla parte superiore del corpo, sulle braccia e sulle gambe), accompagnato da febbre (temperatura massima 38°C), congiuntivite, cefalea frontale con dolore retro-oculare.

 

Il 10 maggio, con l’aggravarsi della sintomatologia clinica il paziente è stato ricoverato nel reparto Malattie infettive e tropicali dell’ospedale Careggi di Firenze dove è stato sottoposto a test di laboratorio. In seguito alla remissione dei sintomi il paziente è stato dimesso il 15 maggio con una diagnosi di infezione probabile da Dengue virus (Denv). I test di laboratorio sierologici non avevano permesso, infatti, di confermare l’infezione.

 

Nonostante in Italia il periodo di attività del vettore – la zanzara Aedes albopictus – sia giugno-ottobre, per limitare la possibile diffusione dell’infezione, le autorità sanitarie hanno deciso di implementare i trattamenti perifocali (adulticidi e larvicidi) di disinfestazione nelle vicinanze della residenza e del luogo di lavoro del paziente.

 

Il “paziente 2”

Il 25 maggio 2014 (19 giorni dopo l’inizio dei sintomi del paziente 1), la compagna 29enne del paziente 1 ha cominciato a soffrire di artralgia diffusa, associata con edema bilaterale su polsi e dita delle mani e rash maculopapulare (sulla parte superiore del corpo, sulle braccia e sulle gambe). Il 29 maggio la donna (paziente 2) è stata visitata nello stesso ospedale del paziente 1 dove è stata sottoposta a esami di laboratorio. I test sierologici successivi (39 e 93 giorni dopo la comparsa dei sintomi) hanno mostrato positività per Dengue virus. La donna non aveva viaggiato in aree tropicali durante l’anno precedente.

 

Un primo esame dei campioni (2015)

A giugno e a settembre 2015 i campioni sierologici di entrambi i pazienti sono stati inviati all’Istituto superiore di sanità (Iss) per procedere con gli esami di conferma per Denv. I risultati dei test di neutralizzazione (Plaque Reduction Neutralisation Test, Prnt), che permettono di fare diagnosi di conferma, non hanno consentito di confermare la diagnosi di infezione da Dengue in nessuno dei due casi, e la diagnosi è rimasta quindi incerta.

 

Un secondo esame dei campioni (2016)

Dopo che, presso il Laboratorio di riferimento nazionale dell’Istituto superiore di sanità, i test di neutralizzazione sono diventati disponibili anche per lo virus Zika, a febbraio 2016 l’Iss ha rianalizzato i campioni di siero dei due pazienti (i quali avevano già firmato a suo tempo il consenso informato per ulteriori indagini) da cui è emersa positività per Zikv sia per il paziente 1 che per la paziente 2.

 

Cosa emerge?

Poiché la paziente 2 non ha viaggiato in aree tropicali nell’anno precedente alla comparsa dei sintomi e considerando che ha avuto rapporti sessuali non protetti con il paziente 1 nel periodo che va dal 5 maggio 2014 (data di ritorno in Italia del paziente 1) e il 25 maggio 2014 (giorno di comparsa dei sintomi per la paziente 2), la trasmissione via liquido seminale sembrerebbe essere la modalità di trasmissione più probabile. Altre modalità di trasmissione (per esempio il contatto con altri fluidi corporei) sono considerate improbabili ma non del tutto escludibili. Sembra poco probabile anche la trasmissione attraverso vettore, sia perché il paziente 1 è tornato in Italia in un periodo di non attività delle Aedes albopictus e sia perché le misure di controllo sulle zanzare sono state effettuate entro i 7 giorni dall’arrivo del paziente 1 e prima che il periodo di incubazione fosse completato.

 

La diagnosi molecolare di infezione da virus Zika, rapida, sensibile, e specifica, è tuttavia limitata dalla breve durata della viremia. Il virus sembra invece persistere per tempi più prolungati nelle urine, che quindi rappresenta un tipo di campione da considerare per la diagnosi molecolare. Per quanto riguarda la diagnosi sierologica, si sono recentemente resi disponibili in commercio alcuni kit: tuttavia resta ancora da valutare la sensibilità e specificità di questi test, anche per la scarsa disponibilità attuale di sieri di riferimento; per questo, e anche per la estesa cross-reattività con altri Flavivirus, in particolare con il virus Dengue, la conferma di eventuali diagnosi con il test di neutralizzazione assume particolare importanza per il virus Zika.

 

Al momento nel mondo sono stati documentati 3 casi di trasmissione sessuale del virus Zika. Tuttavia, il caso documentato in Italia è stato diagnosticato retrospettivamente e non è legato, come invece i casi descritti fino a ora, all’attuale epidemia in corso in Sud America e Caraibi. Inoltre, studi pubblicati di recente hanno confermato la presenza di tracce di Rna virale nello sperma di un soggetto confermato per virus Zika anche a distanza di due mesi dalla malattia acuta. Pertanto è opportuno informare i viaggiatori, in partenza o di ritorno da aree affette, circa il rischio di trasmissione per via sessuale e la possibilità di riduzione del rischio di trasmissione da uomo al partner attraverso l'utilizzo del preservativo.

 

Lo studio condotto in Italia, fornisce dunque un’ulteriore evidenza per la trasmissione sessuale dell’infezione da virus Zika. È però opportuno che vengano fatte ulteriori analisi per stimare la probabilità di questo tipo di trasmissione e il suo ruolo come via secondaria di diffusione dello Zikv nelle aree epidemiche e non epidemiche.

 

Va ricordato che la principale modalità di trasmissione dello virus Zika è attraverso la puntura di una zanzara (Aedes Aegypti) che attualmente non è presente sul territorio nazionale e che pertanto il rischio di trasmissione autoctona in Italia rimane estremamente basso. Tuttavia, sul territorio nazionale è presente la zanzara competente per la trasmissione del virus della Dengue e della Chikungunya (Aedes Albopictus). Pertanto, durante la stagione di maggiore attività della zanzara in Italia (giugno-ottobre), va posta particolare attenzione alle misure di prevenzione della potenziale trasmissione autoctona della malattia attraverso la disinfestazione delle aree dove risiedono o sono domiciliati i casi importati.

 

Maggiori informazioni sulle attività di prevenzione della trasmissione autoctona sono disponibili sulla Circolare del ministero della Salute “Sorveglianza dei casi umani di Chikungunya, Dengue, West Nile Disease ed altre arbovirosi e valutazione del rischio di trasmissione in Italia – 2015” (pdf 797 kb).

 

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