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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità



attività fisica

Mobilità attiva tra i bambini italiani. Cosa emerge dalle sorveglianze?

Paola Nardone, Daniela Pierannunzio e Angela Spinelli* – Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (Cnapps), Istituto superiore di sanità (Iss)

*Direttore del Cnapps-Iss

 

20 settembre 2018 - Il sistema di sorveglianza OKkio alla Salute, che dal 2008 raccoglie informazioni sugli stili di vita dei bambini della scuola primaria, sul loro stato ponderale e sulle iniziative scolastiche di promozione del movimento e della corretta alimentazione, rileva attraverso il questionario rivolto al bambino la modalità con cui si reca a scuola (in scuolabus, in macchina, a piedi, in bicicletta o in altro modo).

 

La V rilevazione di OKkio alla Salute, avvenuta nel 2016, evidenzia una bassa percentuale di bambini e bambine che si recano a scuola a piedi o in bicicletta (27%), mentre la maggioranza (62%) utilizza la macchina o lo scuolabus (10%). Sebbene non si riscontrino differenze di genere, sussistono disomogeneità territoriali (figura 1); infatti al Nord la quota di bambini che va a piedi o in bici è maggiore (30%) rispetto al Centro (24%) e al Sud (25%).

 

Dal confronto dei dati italiani con quelli degli altri Paesi aderenti all’iniziativa internazionale Cosi (“Childhood Obesity Surveillance Initiative”) e pubblicati nell’ultimo report dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) relativo all’indagine 2012-2013) è possibile notare come il nostro Paese, insieme a Irlanda, Portogallo e San Marino, si collochi ai primi posti per l’utilizzo della macchina nel tragitto casa-scuola.

 

Figura 1: quota di bambini che si reca a scuola a piedi o in bicicletta

 

Fonte: Sorveglianza nazionale OKkio alla Salute. Indagine 2016

 

Prevalenze più elevate di bambini che vanno a scuola a piedi o in bicicletta si riscontrano nelle zone a maggiore densità abitativa e nelle aree metropolitane; in parte ciò può essere spiegato da distanze casa-scuola più brevi in città rispetto alle aree rurali.

 

Anche la cittadinanza dei genitori sembra influire su questo comportamento; infatti, quando entrambi i genitori sono italiani la quota di figli (in età scolare) che va a scuola a piedi o in bicicletta è del 23%, passa al 32% se i genitori sono di cittadinanza mista e arriva al 53% se entrambi sono stranieri.

 

Inoltre, se i genitori hanno un titolo di studio basso la percentuale di bambini che va a scuola a piedi o in bici è del 33%, valore leggermente più alto rispetto al 24% dei bambini i cui genitori hanno un titolo di studio medio (almeno uno dei genitori diplomato) o 26% nel caso di genitori di cui almeno uno laureato.

 

Ad ogni modo questo indicatore è strettamente legato al contesto urbano e sociale in cui il bambino vive perché, al di là dell’abitudine a muoversi a piedi, la sicurezza dei luoghi e le infrastrutture (esempio: piste ciclabili, percorsi pedonali, ecc) possono rappresentare un fattore determinante.

 

Ciò è confermato anche dall’indagine “Zoom8”, strettamente collegata a OKkio alla Salute, svolta nel 2010 in collaborazione con il Centro di ricerca alimenti e nutrizione (già Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) in cui ai genitori è stato chiesto il motivo principale per cui il proprio figlio non si recava a scuola a piedi o in bicicletta. Dai dati emerge che secondo il parere dei genitori, infatti, i motivi che ostacolano tale attività sono: la distanza eccessiva (scuola-casa) nel 37% dei casi e a seguire la mancanza di sicurezza delle strade da percorrere (26%).

 

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