Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Maggio 2001

Brevi note - Pediculosi

In Italia è stato osservato un incremento del numero di casi di pediculosi (Pedicuculus capitis), che colpisce innanzitutto i bambini, con focolai epidemici nelle comunità scolastiche. Il numero di casi riportati, che sottostima di molto il numero reale, è passato da 3 449 nel 1990 a 4 907 (in 1 009 focolai) nel 1999.

 

La pediculosi è causata da un piccolissimo parassita, lungo 2-3 mm, che vive esclusivamente sulla testa dell’uomo e si nutre del suo sangue. La femmina deposita ogni giorno 8-10 uova (lendini), che si fissano saldamente ai capelli per mezzo di una sostanza collosa. Da queste, nel giro di circa 20 giorni, nasceranno i parassiti adulti. Al di fuori del proprio ambiente, cioè la testa dell’uomo, il pidocchio sopravvive solo 1 o 2 giorni.

La pediculosi non è segno di cattiva igiene e colpisce persone di qualsiasi strato sociale.

 

Il contagio avviene attraverso il contatto da persona a persona o, più difficilmente, attraverso veicoli di vario genere, come pettini, spazzole, cappelli, biancheria del letto.

È questo il motivo per cui la diffusione all’interno del nucleo familiare e delle comunità scolastiche avviene con molta frequenza.

 

Sebbene non abbia serie conseguenze per la salute, la parassitosi genera spesso preoccupazione tra i genitori e può provocare comportamenti di esclusione potenzialmente dannosi. La prevenzione e il controllo della pediculosi richiedono il coinvolgimento e la cooperazione del servizio sanitario pubblico, della scuola e delle famiglie.

 

Gli operatori sanitari possono avere un ruolo attivo nell’addestrare insegnanti e altri operatori scolastici a individuare il problema, fornire poster e altro materiale informativo che possa aiutare le famiglie a riconoscere e trattare in modo adeguato la pediculosi.  Infatti, una delle più frequenti cause di insuccesso nell’affrontare questo problema è costituito delle incapacità delle famiglie di riconoscere le lendini.

 

Inoltre, i servizi sanitari possono intervenire direttamente nel caso di focolai scolastici estesi e quando diventa indispensabile contenere l’ansia dei genitori. In queste situazioni, il pediatra della comunità o altri operatori sanitari possono cooperare con le autorità scolastiche per effettuare una rapida valutazione dell’estensione del problema, raccomandare il trattamento, assicurare la certificazione prima della riammissione a scuola ed effettuare la sorveglianza dopo 10-15 giorni per verificare che il problema sia stato risolto.

 

Nella maggior parte dei casi, comunque, l’intervento degli operatori sanitari non è necessario. Le scuole che hanno ricevuto informazioni adeguate su come riconoscere e affrontare la pediculosi, possono gestire autonomamente il problema. Più specificamente, quando in una classe uno o più bambini sono riconosciuti affetti dalla parassitosi, le autorità scolastiche possono direttamente segnalarlo ai genitori richiedendo che venga effettuato il trattamento adeguato.

 

Infine, la famiglia gioca probabilmente il ruolo principale nel controllo della pediculosi nelle scuole, se è vigile e in grado di rilevare la presenza di parassiti o uova tra i capelli, praticando se necessario il trattamento dell’infestazione. Per i genitori, un modo semplice per assicurare l’ispezione continua è quello di lavare i capelli ai bambini circa due volte la settimana, con uno shampoo normale e di controllare ogni volta l’eventuale presenza di lendini alla base dei capelli.

Quando un bambino ha l’infestazione, bisogna avviare il trattamento, controllare gli altri membri della famiglia e, se necessario, trattarli.

 

I prodotti più efficaci sono shampoo, lozioni e gel a base di piretrina, piperonibutisside, piretroidi, permetrina, o altri antiparassitari che si trovano normalmente in farmacia. Talvolta, si ottiene una maggiore efficacia ripetendo l’applicazione dopo 7-10 giorni se ci sono ancora lendini adese ai capelli e prossime al cuoio capelluto.

 

Pettini e spazzole dovrebbero essere lavati con acqua calda, aggiungendo eventualmente shampoo antiparassitario, e lasciati a bagno in una bacinella. Per sicurezza, lenzuola, federe, asciugamani o quant’altro possa essere venuto a contatto con i parassiti o con le loro uova, dovrebbero essere passati in lavatrice, utilizzando il ciclo a 60°C.

 

Nell’ambiente domestico o scolastico bisogna effettuare le normali pulizie quotidiane. Non è necessario, anzi può essere nocivo, usare insetticidi negli ambienti per eliminare i pidocchi.

Al contrario, il taglio dei capelli e gli shampoo antiparassitari  non servono a impedire il contagio e non vanno usati a scopo preventivo.

 

Per ulteriori informazioni:

1.  American Academy of Pediatrics: Red Book (Report of the Committee on Infectious Diseases). 25° ed. Elk Grove  Village; 2000.

2. Benenson AS. Manuale per il controllo delle malattie trasmissibili. DEA ed; 1997.

3.  Mazurek CM, Lee NP. West J Med 2000; 172:342-5.

4.  Bartolozzi G. I pidocchi del capo. www.medicobambino.com/

A cura del Comitato editoriale BEN con la collaborazione di Marta Ciofi degli Atti, Maria Cristina Rota, Alberto Tozzi (Laboratorio di Epidemiologia e Biostatistica) e Luisella Grandori (AUSL di Modena)