Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Gennaio 2002

Episodio di gastroenterite a Modica (Ragusa)

Giuseppe Ferrera, Angela Bianco
e Francesco Blangiardi

AUSL 7 di Ragusa

 

Il 17 settembre 2001, l'Ospedale Maggiore di Modica (Ragusa) ha segnalato al locale Ufficio d’Igiene un caso di gastroenterite riferito a una ragazza di 17 anni  che aveva partecipato a un pranzo nuziale il 13 settembre. La sintomatologia, iniziata la sera stessa del 13 settembre intorno alle ore 23.00, consisteva in diarrea, febbre e vomito. A causa del perdurare dei sintomi, la ragazza si è rivolta all’ospedale,dove è stata ricoverata il 15 settembre.

L'Ufficio d’Igiene di Ragusa, cui la segnalazione era pervenuta il 19 settembre, considerata la partecipazione al banchetto di nozze, ha deciso di verificare se si trattava di un caso sporadico o di un focolaio di gastroenterite. È stato contattato telefonicamente il caso indice per acquisire notizie su come rintracciare la famiglia dello sposo o  della sposa. Il 19 pomeriggio è stato contattato lo sposo, il quale era stato informato che diversi invitati avevano accusato malesseri, lamentando soprattutto diarrea. Venuto a conoscenza della natura igienico-sanitaria e di profilassi dell’inchiesta, lo sposo ha fornito i nominativi degli invitati.

 

Il 19 pomeriggio è stato acquisito dal ristorante il menù del pranzo (Tabella) ed è stata adottata la seguente definizione operativa di caso: tutti i soggetti partecipanti al banchetto del 13 settembre che hanno manifestato diarrea > di tre scariche nell’arco di 24 ore (con o senza dolore addominale o febbre), con esordio nella serata del 13 o nei tre giorni successivi.

 

È stato approntato un modulo per effettuare un’intervista standardizzata con cui recuperare informazioni sullo stato di salute e sugli alimenti consumati durante il pranzo nuziale. Il 20 pomeriggio il personale dell'Ufficio d’Igiene di Modica ha intervistato telefonicamente i partecipanti al banchetto.

 

Sono state intervistate 122 persone delle 185 partecipanti. Cinque invitati non avevano mangiato nulla e non si erano ammalati, per cui sono stati esclusi dall’analisi successiva. Tra i 117 che avevano consumato alimenti al banchetto, 58 persone si erano ammalate, per un tasso d’attacco pari a 49,6%.

 

La sintomatologia, durata 48 ore, era costituita da diarrea mucoso-acquosa (49%), crampi addominali (37%), vomito (11%) e febbre (5%). La Figura riporta la curva epidemica, mentre il calcolo delle differenze tra i tassi di attacco specifici per alimento è riportato nella Tabella. Gli alimenti cui era connessa una differenza rilevante erano: l’insalata di mare, il pesce spada e il primo piatto di farfalle, rucola e scampi. Dei 7 partecipanti che non avevano mangiato né l’insalata di mare né il pesce spada, nessuno si era ammalato, anche se aveva consumato altre pietanze. Invece, 3 dei 13 invitati (19%) che avevano mangiato solo il pesce spada si erano ammalati; 2 degli 8 (25%) che avevano mangiato solo insalata di mare si erano ammalati e infine 53 degli 86 (62%) che avevano mangiato entrambi gli alimenti si erano ammalati.

 

Gli alimenti sospetti sono stati perciò due: l’insalata di mare, con gamberi, polipo e cozze e il pesce spada. Poiché il ristorante aveva preparato altri due banchetti nuziali, la sera del 13 settembre e il giorno prima, sono stati richiesti i menù e sono stati intervistati i familiari degli sposi; a loro dire nessuno degli invitati aveva lamentato segni di malessere. È stato effettuato un sopralluogo presso il ristorante per valutare le procedure di lavorazione ed eseguire prelievi di campioni di alimenti simili a quelli sospetti, con esiti negativi.

 

L’episodio di gastroenterite è stato analizzato 6 giorni dopo l’evento. L’inchiesta epidemiologica ha indicato che erano implicate due pietanze. Purtroppo, non è stata effettuata la coltura delle feci dei pazienti e non è possibile sapere quale microrganismo fosse coinvolto. Dal tipo di sintomatologia (crampi addominali, diarrea), dal periodo di incubazione (12-24 ore), e dagli alimenti coinvolti è verosimile che la malattia sia stata di origine batterica o virale. Tuttavia, l’assenza di esami microbiologici non permette di essere più precisi. Tra i batteri potenzialmente implicati si possono considerare Vibrio parahaemolyticus, Escherichia coli o Salmonella enteritidis.

 

Il commento

Stefania Salmaso

Laboratorio di Epidemiologia e Biostatistica, ISS

 

L’episodio riferito è senz’altro esemplare di molti altri che frequentemente si verificano e che vengono evidenziati per la gravità di un singolo caso e per la numerosità dei soggetti esposti. L’approccio epidemiologico ha permesso di correlare l’insorgenza della malattia con due pietanze servite al banchetto di nozze, anche in assenza di evidenze microbiologiche.

 

I risultati confermano la pericolosità di alimenti a base di frutti di mare, che nelle preparazioni alimentari più comuni subiscono un trattamento termico totalmente inadeguato a garantire la loro sicurezza. In questo caso, poi, l’elevato tasso di attacco suggerisce un considerevole grado di contaminazione degli alimenti, che, probabilmente sono arrivati nelle cucine del ristorante già contaminati. L’approvvigionamento dei frutti di mare, infatti, è uno dei punti cruciali della prevenzione di tali episodi e spesso le condizioni di allevamento, di raccolta e di mantenimento dei frutti di mare non sono idonee, ma accettate per consuetudine. I responsabili della ristorazione collettiva dovrebbero porre attenzione alla qualità degli approviggionamenti e adottare modalità di preparazione tali da ovviare all’introduzione di materie prime potenzialmente infette.

 

Purtroppo il limite dell’indagine qui riportata è, oltre all’assenza di esami microbiologici che quindi rende deboli gli argomenti circa l’eziologia, la carenza di informazioni circa l’approvvigionamento delle materie prime e la preparazione delle pietanze. Ogni episodio come quello descritto dovrebbe costituire un’occasione per rivedere le procedure adottate e identificarne i punti critici. La presenza di tali elementi renderebbe più utile questo tipo di esperienza.