Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Luglio-agosto 2002

La malaria in Italia nel 2000-01

Roberto Romi1, Daniela Boccolini1, Stefania D’Amato2, Dina Caraffa De Stefano2 e Giancarlo Majori1
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Laboratorio di Parassitologia, ISS - 2Direzione generale della prevenzione, Ministero della Salute

La malaria, non più endemica in Italia da circa 40 anni, è oggi la più comune malattia d’importazione nel nostro Paese.

 

La malaria da Plasmodium falciparum venne eradicata subito dopo l’avvio del piano nazionale quinquennale (1947-1951) di lotta alla malaria, mentre casi sporadici di malaria da Plasmodium vivax continuarono fino al 1962; nel 1970 l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiarò l’Italia ufficialmente libera dalla malaria.

 

Un sistema di sorveglianza della malaria, integrato nelle strutture del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), è tuttora operante al fine di prevenire una possibile reintroduzione della trasmissione. Il sistema è indirizzato a monitorare e definire il profilo epidemiologico dei casi d’importazione ed evidenziare, ai fini di un intervento immediato, eventuali casi autoctoni. Come per le altre malattie infettive, anche la malaria è soggetta a denuncia obbligatoria: le Aziende Sanitarie Locali notificano i casi all’Ufficio III del Dipartimento per la Prevenzione del Ministero della Salute. I preparati emoscopici (vetrini con striscio di sangue e/o goccia spessa) allegati alla notifica vengono inviati dal Ministero al Laboratorio di Parassitologia dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), per la conferma della diagnosi.

 

Fino al 1985 il numero dei casi d’importazione è stato inferiore ai 100 casi/anno (1). Da quella data il numero annuale di casi importati è costantemente aumentato, fino a raggiungere un picco di oltre 1 000 casi nel 1999 (2, 3). Fino al 1994 questo aumento ha riguardato sia il numero di casi di malaria occorsi tra i cittadini italiani che quelli tra gli immigrati. A partire dal 1995 invece l’incremento è stato legato solo al costante aumento del numero di casi tra gli immigrati, mentre i casi tra cittadini italiani sono andati progressivamente riducendosi. Degli oltre 8 000 casi di malaria notificati al Ministero della Sanità nella decade 1989-1999, 7 953 sono stati confermati dall’ISS; tra questi 4 026 (51%) occorsi a italiani e 3 927 (49%) a immigrati. I casi di importazione sono stati 7 935 (99,7%), mentre in 20 casi (0,3%) la malaria è stata contratta in Italia. Tra questi, 8 casi sono stati indotti da trasfusione e 2 da contaminazione accidentale di siringhe tra tossicodipendenti (n. 1) o personale sanitario (n. 1); 9 casi sono stati classificati come criptici, ovvero di incerta origine, anche se ragionevolmente attribuibili all’importazione accidentale di vettori infetti (2 casi da aeroporto e 7 da bagaglio); infine 1 caso è stato trasmesso da anofeli indigene, il primo e unico caso dopo l’eradicazione della malaria in Italia (4). Nella stessa decade si sono verificati 65 decessi per malaria da P. falciparum, pari a una letalità media dell’1,2%.

 

Per la prima volta dopo oltre un ventennio, nel 2000 si è verificata un’inversione di tendenza nel numero totale di casi di malaria importati annualmente, con una riduzione di circa il 10% rispetto al 1999; la tendenza è stata confermata nel 2001 con un’ulteriore riduzione del 9% rispetto al 2000. Nella Tabella sono riportati alcuni dati epidemiologici relativi ai casi di malaria confermati dal Laboratorio di Parassitologia dell’ISS nel 2000 e nel 2001.

Nel biennio 2000-01 i casi occorsi tra cittadini italiani hanno mediamente rappresentato il 29% dei casi totali, confermando il costante incremento percentuale dei casi tra gli immigrati (61%). La specie plasmodiale predominante è stata P. falciparum che nel biennio ha rappresentato oltre l’80% dei casi totali, seguito da P. vivax, P. ovale e P. malariae, rispettivamente con il 9%, l’8% e l’1,5%. I casi di malaria del biennio sono stati contratti in 60 diversi Stati, 44 dei quali in Africa (73%), 8 nel Centro e Sudamerica, 7 in Asia e 1 in Oceania (Papua Nuova Guinea). Gli immigrati provengono prevalentemente dall’Africa occidentale (94%; n. 1 247), in particolare da 4 Stati: Ghana, Nigeria, Senegal e Costa d’Avorio. Come conseguenza di ciò P. ovale sta diventando la specie più comune dopo P. falciparum e nel 2001 il numero di casi dovuti a questo plasmodio ha superato per la prima volta quello dei casi da P. vivax.

Su un totale di 1 924 preparati ematici inviati dalle strutture del SSN per la conferma di diagnosi nel biennio 2000-01, la diagnosi è stata confermata dall’ISS nell’82,5% dei casi (n. 1 587). Tra le diagnosi non confermate (17,5%) si riscontra il 40% di diagnosi errate, il 42% di preparati senza diagnosi emoscopica e il 18% di preparati risultati negativi all’osservazione standard.

 

Raccomandazioni

Tutti i viaggiatori e i gruppi di lavoratori che si recano in zone dove la malaria è endemica devono consultare il proprio medico, o l’apposito servizio della ASL per essere informati sul tipo di profilassi antimalarica da effettuare. I medici possono a loro volta consultare i seguenti siti per un aggiornamento sulle aree malariche e i relativi schemi profilattici:

• www.iss.it/sanita/index.htm (Istituto Superiore di Sanità);

• www.sanita.it/malinf (Ministero della Salute);

• www.who.int/ith/index.html (Organizzazione Mondiale della Sanità).

 

Nessun farmaco è esente da effetti collaterali, pertanto la chemioprofilassi va prescritta solo se necessaria. Se la chemioprofilassi è necessaria, il farmaco antimalarico deve essere appropriato all’area in cui il viaggiatore si reca. L’assunzione di farmaci antimalarici a dose singola settimanale deve essere iniziata 1 settimana prima del viaggio ed essere poi proseguita con regolarità durante tutto il periodo di soggiorno nell’area a rischio e per 4 settimane dopo il rientro. La profilassi con meflochina dovrebbe essere iniziata preferibilmente 2-3 settimane prima della partenza per evidenziare eventuali effetti collaterali e poter considerare possibili alternative. La profilassi con farmaci da assumere a cadenza giornaliera va iniziata un giorno prima della partenza. Gruppi a rischio sono le donne in gravidanza e i bambini, a cui vanno prescritti farmaci e posologie specifiche. Nessun farmaco antimalarico conferisce una protezione completa, quindi in caso di febbre, in presenza o assenza di altri sintomi, deve essere sempre sospettata una possibile infezione malarica da Plasmodium falciparum, se essa si presenta dopo 1 settimana e prima di 2 mesi dalla possibile esposizione alla malaria. Le recidive da P. vivax e P. ovale non sono prevenute dalla comune chemioprofilassi. In caso di sospetta malaria va chiesta assistenza medica e una diagnosi emoscopica della malaria, con prelievi di sangue effettuati a opportuni intervalli.

 

 Per quel che riguarda la profilassi comportamentale, va ricordato che i vettori della malaria, zanzare appartenenti al genere Anopheles, hanno abitudini crepuscolari e notturne, dunque pungono solamente nell’intervallo di tempo che va dal tramonto all’alba. Per evitare le punture è sufficiente adottare alcuni semplici accorgimenti che vanno comunque messi in atto anche quando si effettua la farmaco-profilassi: all’aperto indossare abiti con maniche lunghe, pantaloni e calze, tutti di colore chiaro, trattando con prodotti insetto-repellenti le parti del corpo che rimangono scoperte. Al momento di dormire, se non si soggiorna in ambienti condizionati o schermati, ispezionare accuratamente la stanza ed eventualmente trattare con insetticidi; dove necessario può essere impiegata la zanzariera da letto.

 

Riferimenti bibliografici

1.Sabatinelli G, Majori G. Eurosurveillance 1998; 3(4): 38-40.
2.Romi R, Boccolini D, Majori G. Eurosurveillance 1999; 4(7/8): 85-7.
3.Romi R, Boccolini D, Majori G. Eurosurveillance 2001; 6(10): 143-7.
4.Baldari M, Tamburro A, Sabatinelli G, et al. Lancet 1998; 351:1246-8.