Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Marzo 2004

Appropriatezza di uso delle statine nelle persone a elevato rischio cardiovascolare

Luigi Palmieri1, Michela Trojani1, Diego Vanuzzo2, Salvatore Panico3 e Simona Giampaoli1

1Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, ISS
2Centro per la Lotta contro le Malattie Cardiovascolari, ASS4 Medio Friuli, Agenzia Regionale della Sanità del Friuli-Venezia Giulia, Udine
3Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università degli Studi “Federico II”, Napoli

In base alla nota 13 della Commissione Unica del Farmaco (CUF), la rimborsabilità dei farmaci ipocolesterolemizzanti è prevista nelle seguenti condizioni:

  • pazienti che hanno avuto un infarto del miocardio (prevenzione secondaria);

  • persone che hanno LDL (low density lipoproteins) ≥ 160 mg/dl e ipercolesterolemia familiare;

  • persone che rientrano nel 20% di rischio a 10 anni eleggibili di terapia ipocolesterolemizzante.

Per valutare quest’ultimo gruppo è indicato l’utilizzo della carta del rischio (1).
Obiettivo di questo lavoro, che segue quello già pubblicato nel BEN precedente (2), è quello di valutare l’appropriatezza della terapia farmacologica ipocolesterolemizzante in un campione di popolazione generale, l’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare (OEC), costituito da 4 900 uomini e 4 800 donne di età 35-74 anni, ed esaminati tra il 1998 e il 2002 (3).


La Tabella riporta separatamente per i due sessi e per diverse fasce di età il numero dei soggetti esaminati (A), il numero di pazienti che avevano avuto l’infarto del miocardio (B), e di questi la percentuale di coloro che erano in trattamento continuativo con statine (C), la proporzione delle persone, esenti da infarto, ma che presentavano LDL ≥ 160 mg/dl e familiarità per ipercolesterolemia (D) e di queste la percentuale di quelle sotto trattamento ipocolesterolemizzante (E); infine, per le classi di età corrispondenti alla carta del rischio cardiovascolare (CVD), dopo aver escluso anche i pazienti che avevano avuto un precedente accidente cerebrovascolare (45 uomini e 28 donne) sono state applicate le carte e valutata la numerosità delle persone a rischio ≥ 20% ed eleggibili di terapia ipocolesterolemizzante (F) e la percentuale di coloro che hanno dichiarato di fare terapia continuativa (G). Non potendo calcolare esattamente il 20% superiore e coloro che si trovavano già in terapia farmacologica, abbiamo considerato tutti coloro che seguivano una terapia farmacologica ipocolesterolemizzante e antipertensiva come appartenenti alla classe più alta dei rispettivi fattori di rischio.


Altri dati sull’utilizzo adeguato della terapia ipocolesterolemizzante nella popolazione generale non sono disponibili; è difficile valutare pertanto quanto del consumo attuale sia dovuto a prevenzione secondaria, quanto alla primaria e di questa quale quota sia dovuta al calcolo del rischio individuale oppure alla presenza di dislipidemia. A una prima impressione, sembrerebbe che il trattamento venga realizzato solo parzialmente in prevenzione secondaria (23,9% dei casi negli uomini, con un gradiente crescente con l’aumentare dell’età e con una rapida caduta dopo i 70 anni), e nella familiarità (8,6%), dove sarebbe indicato e consigliato in modo continuativo. Per quanto riguarda il terzo gruppo di persone, quelle che rientrano nel 20% di rischio a 10 anni, su cui sarebbe indicata l’applicazione della carta per la definizione di alto rischio, la loro applicazione risulta a tutt’oggi ancora inferiore a quanto suggerito nelle note della CUF, in particolare negli uomini, che hanno un rischio più elevato di andare incontro a malattia cardiovascolare in età giovanile (4).


L’appropriato utilizzo delle statine sulla popolazione generale appare un obiettivo ancora lontano da raggiungere, guardando i dati, sia pur indiretti, che sono disponibili.
è pertanto fondamentale che medici di medicina generale e cardiologi utilizzino il contesto regolatorio alla luce delle evidenze scientifiche che documentano l'efficacia del trattamento continuativo con statine nei: soggetti con patologie cardiovascolari, con dislipidemie familiari e infine nelle persone ad alto rischio cardiovascolare assoluto valutate attraverso la carta del rischio.


Riferimenti bibliografici

1.  Le nuove note CUF: Nota 13. Ministero della Sanità Dipartimento per la valutazione dei medicinali e la farmacovigilanza. 2000;5-6: 7-9.
2.  Palmieri L, Trjani M, Traversa G, et al. Identificazione degli individui a elevato rischio cardiovascolare. Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità - Inserto BEN 2004; 17(2): i-iii.
3.  Giampaoli S, Vanuzzo D. Atlante italiano delle malattie cardiovascolari. Italian Heart Journal 2003,4(4 suppl.): 1-121.
4.  Prevention of coronary heart disease in clinical practice. Recommendations of the second joint task force of European and other societies on coronary prevention. Eur Heart J 1998;19:1434-503.