Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Settembre 2004

Studio Dioniso: indagine sugli stili di vita e la percezione della salute nella popolazione adulta nell’Azienda Sanitaria di Cesena, 2003

Nicoletta Bertozzi1, Elizabeth Bakken1, Mauro Palazzi1, Francesca Righi1, Patrizia Vitali1, Bruna Zani2 e Luca Pietrantoni2

1Dipartimento di Sanità Pubblica Ausl, Cesena
2Facoltà di Psicologia, Università degli Studi di Cesena

Le evidenze scientifiche sottolineano l’importanza dei fattori di rischio correlati agli stili di vita (sedentarietà, obesità, tabagismo, abuso di alcol) quali determinanti delle principali patologie causa di morbilità e mortalità nella popolazione. Stime nazionali sulla prevalenza di questi fattori negli adulti sono periodicamente ottenute attraverso indagini condotte dall’Istat (1,2) ma non sono disponibili dati locali; questa carenza può rappresentare una criticità nella programmazione e valutazione di interventi per ridurre i fattori di rischio e le patologie correlate.


In questo contesto il Dipartimento di Sanità Pubblica di Cesena, in collaborazione con la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Cesena, ha condotto lo Studio Dioniso con l’obiettivo di stimare e monitorare la prevalenza dei fattori di rischio correlati agli stili di vita e individuare tipologie o classi di soggetti vulnerabili ai quali mirare specifici interventi di promozione della salute; si è inoltre valutata la percezione del proprio stato di salute: questa variabile appare infatti correlata sia alla qualità di vita sia al ricorso ai servizi sanitari da parte della popolazione.


Nel periodo aprile-maggio 2003 è stata condotta un’indagine trasversale attraverso interviste telefoniche a 443 persone maggiorenni residenti nell’Azienda sanitaria di Cesena, scelte con un campionamento casuale stratificato per sesso ed età da una popolazione complessiva di circa 160 000 abitanti. Si è utilizzata la base di dati dell’anagrafe sanitaria aziendale, relativa a tutti i residenti sul territorio considerato. Da tale archivio si è ricavata anche la maggior parte dei numeri telefonici: per rintracciare i numeri mancanti sono state condotte indagini suppletive attraverso gli Uffici di Stato Civile dei Comuni e tramite i dati Telecom. Prima di sostituire la persona campionata, si è proceduto a effettuare 3 tentativi telefonici in diversi orari della giornata. Le interviste sono state condotte da intervistatori appositamente addestrati del Dipartimento di Sanità Pubblica e della Facoltà di Psicologia dell’Università di Cesena. Si è utilizzato un questionario, predisposto sulla base di esperienze internazionali (1, 3), con varie sezioni dedicate a: salute percepita, sedentarietà, fumo, obesità e alimentazione. L’analisi statistica è stata condotta col programma SPSS: si sono valutate le prevalenze dei fattori di rischio considerati con i relativi IC; si è inoltre valutato lo stato di salute percepito attraverso il metodo dei giorni in salute (Healthy Days Methods) validato a livello internazionale e basato su un core di 4 domande relative a:

  • stato di salute percepito (molto cattivo, cattivo, discreto, buono, molto buono);

  • numero di giorni nell’ultimo mese avvertiti con problemi fisici;

  • numero di giorni nell’ultimo mese avvertiti con problemi mentali o psicologici;

  • numero di giorni nell’ultimo mese avvertiti con limitazioni nelle proprie attività quotidiane.

L’adesione all’indagine è risultata buona (tasso di rifiuto del 15%); il tempo medio dell’intervista è stato di 15 minuti.
Il 53% del campione giudicava la propria salute buona, il 40% discreta e il 7% cattiva. Le donne hanno dichiarato uno stile di vita complessivamente più sano, ma hanno percepito la propria salute meno favorevolmente. L’età e la presenza di fattori di rischio peggiorano lo stato di salute percepito. In particolare con l’età cresce la percentuale di persone con limitazioni nelle attività della vita quotidiana per un problema di salute: il 12% nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 44 anni, il 27% in quella tra i 45 e i 64 anni e il 46% sopra i 65 anni.
Le persone intervistate hanno riferito una media di giorni in cattiva salute pari a 8 giorni al mese, in linea con i dati di letteratura (3).


Il fattore di rischio più diffuso era sovrappeso/obesità (42%), seguito da fumo (26%), sedentarietà (16%), alcol (6%). I dati sono in linea con quelli nazionali e regionali ove disponibili, tranne che per la prevalenza di persone sedentarie (dato nazionale 38% e regionale 27%); va comunque sottolineato che tra i non sedentari il 44% praticava movimento per un periodo di tempo limitato.


Il 33% del campione non presentava fattori di rischio, il 67% ne aveva uno, il 21% almeno due e il 4% almeno tre. Un livello d’istruzione basso è apparso correlato con una presenza maggiore di fattori di rischio: solo il 20% delle persone con livello di istruzione basso non presentava alcun fattore di rischio a fronte del 43% tra le persone con livello alto aggiustato per l’età.


L’85% delle persone in soprappeso od obese ha espresso il desiderio di perdere peso; il 60% dei fumatori si sentiva pronto a modificare il proprio stile di vita, come pure il 50% dei sedentari.


Il Medico di Medicina Generale era la principale fonte di informazione sanitaria per la popolazione anziana e meno istruita, mentre giovani e persone istruite hanno dichiarato di far uso di riviste specializzate e Internet.


La presenza di uno stile di vita con almeno un fattore di rischio coinvolge ben i 2/3 della popolazione adulta, sottolineando la necessità di sviluppare specifici interventi finalizzati a promuovere uno stile di vita più sano. La prevalenza di fattori di rischio è significativamente più elevata tra le persone meno istruite: appare opportuno indagare ulteriormente la presenza di disuguaglianze di salute nella comunità (4).


Lo studio ha mostrato pertanto ambiti di possibile miglioramento dello stato di salute della popolazione, attraverso interventi di promozione di stili di vita sani rivolti prioritariamente ai soggetti più vulnerabili e a rischio.

Il commento
Paolo D’Argenio
Direzione Generale, Dipartimento di Prevenzione, Ministero della Salute

La promozione di stili di vita salutari è uno dei 10 progetti per la strategia del cambiamento del Piano Sanitario Nazionale 2003-2005 (5).
è già da tempo che i determinanti della salute studiati dai colleghi del Dipartimento di Sanità Pubblica di Cesena sono all’attenzione del Paese e, nell’agenda degli obiettivi sono considerati prioritari, ma non è così nell’agenda pratica della nostra sanità pubblica: l’impegno in questo campo è ancora limitato.


Eppure, lo studio mostra che le persone che hanno uno o più comportamenti a rischio hanno una peggiore percezione dello stato di salute. Questa associazione statistica trova conferma nella soggettività degli intervistati: tra chi è in sovrappeso, l’85% vorrebbe perdere peso; tra chi fuma, il 60% vorrebbe smettere; tra i sedentari, il 50% vorrebbe praticare esercizio fisico.


I determinanti della salute, individuati dagli studi epidemiologici, condizionano la qualità della vita e sono percepiti come nocivi, una situazione che dovrebbe stimolarci all’azione.
Quali sono gli ostacoli che si frappongono alla traduzione in pratica delle indicazioni dei Piani Sanitari per rispondere alle esigenze sentite dai cittadini?


Progettare programmi che coinvolgono molteplici soggetti è difficile, richiede alle aziende sanitarie e ai Dipartimenti di Prevenzione di costruire cooperazioni e giocare un ruolo attivo nella comunità. Qual è il ruolo della sanità pubblica in queste cooperazioni?


Uno dei ruoli che dobbiamo ricoprire è quello indicato con lo studio Dioniso: fornire agli amministratori, agli operatori e agli altri attori sociali della comunità informazione epidemiologica accurata, comprensibile, riferita alla realtà locale. La disponibilità di questi dati è essenziale per capire dove stiamo e per definire obiettivi di salute realistici da monitorare nel tempo.
è importante che i Dipartimenti di Prevenzione in Italia scoprano il loro ruolo di fornitori e utilizzatori di informazione epidemiologica sui bisogni della popolazione, effettuando il monitoraggio degli obiettivi di salute dei piani sanitari.

Riferimenti bibliografici

1. Istat. Indagine Multiscopo sulle famiglie. Aspetti di vita quotidiana. In: “Stili di vita e condizioni di salute”, 2001.
2. Regione Emilia-Romagna. La vita quotidiana in Emilia-Romagna, Franco Angeli, 1998.
3. Center for Disease Control and Prevention Measuring healthy day, 2000.
4. Domenighetti G, Quaglia J, Inderwildi Bonivento L. I determinanti eco-socio-economici della salute Bellinzona, 2000.
5. Ministero della Salute. Piano Sanitario Nazionale 2003-2005.