Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Dicembre 2005

Studio "PASSI" - Lo stato di salute percepito

Francesco Sconza1,8, Nancy Binkin1, Nicoletta Bertozzi1,2, Carla Bietta1,3, Bruno Caffari4, Giovanna De Giacomi1,5, Pirous Fateh-Moghadam1,6,Tolinda Gallo1,7, Alberto Perra1, Paola Scardetta1, Massimo O. Trinito1,9 per il Gruppo di lavoro PASSI

1Programma di Formazione in Epidemiologia Applicata, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, ISS

2Dipartimento di Sanità Pubblica AUSL, Cesena

3Dipartimento Prevenzione AUSL 2 Umbria, Perugia

4Reparto Farmacoepidemiologia, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, ISS

5Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali, Roma

6Servizio Osservatorio Epidemiologico, Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, Trento

7Dipartimento Prevenzione ASS4 “Medio Friuli”, Udine

8Dipartimento Prevenzione ASL 4, Cosenza

9U.O. Epidemiologia, Dipartimento Prevenzione AUSL Roma C, Roma

 

La relazione tra salute e qualità della vita percepita è stata, sin dagli anni Ottanta, oggetto di studi che hanno dimostrato come lo stato di salute percepito a livello individuale sia strettamente correlato ai tradizionali indicatori oggettivi, come la mortalità e la morbosità. Rispetto a questi risulta persino un predittore più forte riguardo ad alcune oggettive condizioni di salute quali la disabilità (1). Lo stato di salute percepito risulta infatti correlato sia alla presenza delle più frequenti malattie croniche, sia ai loro fattori di rischio. Inoltre, le misure della qualità della vita sono correlate alla domanda di accesso ai servizi.

 

L’acquisizione frequente e tempestiva di dati di qualità a livello locale sullo stato di salute percepita, tuttora mancanti nella maggior parte delle realtà nazionali, potrebbe diventare una base informativa preziosa nella verifica dei progressi di salute attribuibili agli interventi preventivi sul territorio. Per questo motivo, lo studio PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) - che ha come obiettivo la creazione e l’aggiornamento periodico di una base di dati utile per la comunicazione fra erogatori e fruitori del sistema di salute e mirata a migliorare gli stessi interventi di salute - ha dedicato un’apposita sezione alla percezione dello stato di salute.

 

Lo studio PASSI è stato realizzato nel 2005 mediante interviste telefoniche a un campione di cittadini, di età compresa tra i 18 e i 69 anni, estratto con metodo casuale semplice dalle anagrafi degli assistiti di 123 ASL partecipanti allo studio e appartenenti a tutte le regioni italiane. Cinquantasei ASL hanno fatto un campionamento completo a livello aziendale (circa 200 interviste); le altre facevano parte di un campionamento regionale, con il numero di interviste proporzionale alla popolazione della ASL.

 

Il modello utilizzato per valutare la salute percepita è quello della stima dei “giorni vissuti in salute”, attraverso quattro domande intese a rilevare lo stato di salute e il numero di giorni in cattiva salute per motivi fisici e per motivi mentali, nonché i giorni di limitazione delle abituali attività, sempre in riferimento agli ultimi trenta giorni. Questo metodo è stato largamente testato in molte situazioni ed è considerato affidabile e valido.

 

Dalle circa 15.000 interviste ai residenti nelle ASL partecipanti all’indagine, la percentuale della popolazione in “buona salute”, definita come quella che ha risposto “molto buona” e “buona” alla domanda “come va in genere la sua salute?” è risultata essere il 65,3% (nella Tabella 1 vengono presentati i range per le ASL che hanno fatto 200 interviste). In particolare, la soddisfazione decresceva con l’età, passando dall’83% espresso dalla classe più giovane, al 48% da quella meno giovane. Inoltre, ritenevano di godere di migliore salute le persone con un livello di istruzione più alto (anche controllando per classi di età) e quelle non affette da una o più patologie severe.

 

Le differenze relative a queste tre variabili risultavano statisticamente significative. Riguardo al sesso, gli uomini erano più soddisfatti del proprio stato di salute (70% vs 60% delle donne).

Le differenze più grandi sono state osservate tra le 56 ASL con campionamento completo. Più del 75% della popolazione nelle ASL di Bolzano, Matera, Perugina, Sondrio e Trento ha riportato di godere di buona salute, contro meno del 55% dei residenti di Avellino 1, Cagliari, Ferrara, Roma D, e Salerno 3.

 

Per i giorni in cattiva salute percepita, oppure con limitazione delle attività, riferiti all’ultimo mese, sono state calcolate le medie. Per ciascuna persona è stata anche calcolata una misura complessiva di giorni in cattiva salute (1), che rappresenta la somma dei giorni in cattiva salute per motivi fisici più quelli psicologici. La media è stata di poco superiore ai 3 giorni sia per motivi di ordine fisico sia psicologico; ciò ha comportato una limitazione dello svolgimento delle attività abituali, quantificabile in oltre un giorno e mezzo al mese (Tabella 2). Nel complesso il totale dei giorni in cattiva salute (fisica + psicologica) è stato di 5,7.

 

Con l’aumentare dell’età cresceva il numero di giorni in cattiva salute sia per motivi fisici sia psicologici. I giorni con limitazioni delle abituali attività aumentavano, in particolare, nei soggetti di 50 e più anni. Le donne lamentavano più giorni in cattiva salute, per motivi fisici ma soprattutto psicologici, e più lunghi periodi di limitazione nelle attività abituali.

 

Vi è considerevole ampiezza tra i valori medi delle 56 ASL con campionamento completo. Il numero di giorni in cattiva salute fisica andava da 1,7 gg a 5,4 gg, con valori >4 gg osservati nelle ASL di Catania, Cosenza, Lecce 1 e Roma D. Una differenza ancora più grande è stata osservata fra i giorni in cattiva salute per motivi psicologici, da un minimo di 0,7gg a un massimo di 5,7 gg, con valori ≥5 gg osservati nelle ASL di Cagliari, Catania, Napoli 1 e Roma D. I giorni complessivi in cattiva salute andavano da 2,9 a 9,4, con valori > 7,5 osservati a Napoli 1, Savonese, e Roma D. I giorni con attività limitata andavano da 0,6 gg a 2,8 gg, con valori ≥ 2,5 osservati nelle ASL di Lecce 1, Napoli 1 e 2, e Salerno 3.

 

Almeno alcune differenze tra le ASL possono essere dovute alla differenza nella distribuzione per età o sesso per ciascuna ASL. Tuttavia quando i risultati sono stati stratificati per età e sesso e confrontati con i valori delle 123 ASL combinate, la media dei giorni in cattiva salute è stata più alta quasi in tutti gli strati per le ASL con valori complessivamente maggiori.

 

Nonostante non strettamente confrontabili a causa delle differenze nella completezza della copertura e al limitato gruppo di età studiato (18-69 anni) nello studio PASSI, la prevalenza globale e per sesso calcolate dallo studio, relativamente allo stato di salute percepito, sono in linea con quelle delle indagini multiscopo dell’ISTAT (2). Non erano disponibili per un confronto i dati sui giorni in cattiva salute e con disabilità a livello nazionale per l’Italia, ma in generale i dati osservati erano più bassi di quelli riportati negli Stati Uniti (3).

 

In conclusione, lo stato di salute percepito e la media dei giorni in salute o con limitate attività sono correlati all’età, al sesso, al livello di istruzione, alla presenza di malattie. La percezione di buona salute diminuisce con l’aumentare dell’età, è minore tra le donne, tra i meno istruiti e tra coloro che sono affetti da malattie. Attualmente si sta considerando a livello di ASL un sistema di sorveglianza del comportamento salutare nell’adulto, che permetterà un monitoraggio continuo dello stato di salute percepito e si spera possa contribuire all’attuazione e alla valutazione di interventi preventivi di sanità pubblica.

 

Ringraziamenti

Gli autori ringraziano della preziosa collaborazione fornita Antonino Bella (Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, ISS) e i numerosi operatori sanitari delle ASL partecipanti allo studio a li-vello locale e regionale.

 

Riferimenti bibliografici

1.  Centers for Disease Control and Pre-vention. Measuring Healthy Days. Atlanta, Georgia: CDC, November 2000 (consultabile all'indirizzo: http://www.cdc.gov/hrqol/monograph.htm ).

2.  ISTAT. Sistema sanitario e salute del-la popolazione. 4a edizione. Marzo 2005 (consultabile all'indirizzo: http://www.istat.it/sanita/sociosan/ ).

3.  http://apps.nccd.cdc.gov/HRQOL/