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BEN - Notiziario ISS - Vol. 18 - n. 2

Febbraio 2005

 

Epidemiologia della demenza di alzheimer in Italia



Nicola Vanacore, Marina Maggini e Roberto Raschetti

Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, ISS

 

Le demenze comprendono un insieme di patologie (demenza di Alzheimer, demenza vascolare, frontotemporale, a corpi di Lewy, ecc.) che hanno un impatto notevole in termini socio-sanitari sia perché un sempre maggior numero di famiglie ne sono drammaticamente coinvolte, sia perché richiedono una qualificata rete integrata di servizi sanitari e socio-assistenziali. Le demenze, inoltre, rappresentano una delle maggiori cause di disabilità nella popolazione generale. Il progressivo invecchiamento della popolazione generale, sia nei Paesi occidentali che in quelli in via di sviluppo, fa ritenere queste patologie un problema sempre più rilevante in termini di sanità pubblica.

In Europa si stima che la demenza di Alzheimer (DA) rappresenti il 54% di tutte le demenze con una prevalenza nella popolazione ultrasessantacinquenne del 4,4%. La prevalenza di questa patologia aumenta con l’età e risulta maggiore nelle donne, che presentano valori che vanno dallo 0,7% per la classe d’età 65-69 anni al 23,6% per le ultranovantenni, rispetto agli uomini i cui valori variano rispettivamente dallo 0,6% al 17,6%.

I tassi d’incidenza per DA, osservati in Europa, indicano un incremento nei maschi da 0,9 casi per 1.000 anni-persona nella fascia d’età compresa tra i 65 e i 69 anni a 20 casi in quella con età  maggiore di 90 anni; nelle donne, invece, l’incremento varia da 2,2 nella classe d’età compresa tra i 65 e i 69 anni a 69,7 casi per 1.000 anni-persona in quella >90 anni.

In Italia, a partire dal 1987, sono stati condotti alcuni studi di popolazione per stimare la prevalenza e l’incidenza della DA (1-7). I quindici comuni coinvolti nell’insieme di queste indagini epidemiologiche sono localizzati per il 47% al Centro, il 33% al Nord e il 20% al Sud.  Sulla base dei risultati di questi studi si è cercato di stimare la prevalenza e l’incidenza della DA nella popolazione italiana.

Nella Tabella sono sinteticamente riportate le principali caratteristiche degli studi italiani. Lo studio di dimensioni maggiori è l’ILSA (Italian Longitudinal Study on Aging), che ha utilizzato un approccio in due fasi: nella prima le persone incluse sono state intervistate sulla presenza di eventuali segni e sintomi della malattia; successivamente, sono state visitate per una conferma diagnostica tutte le persone con un punteggio al Mini-Mental State Examination (MMSE) inferiore a 24 o con una precedente diagnosi di demenza riferita da un familiare.

Su 5.462 persone eleggibili per lo studio ILSA, per 3.645 (66,7%) è stato completato lo screening per la demenza. Un’importante differenza con gli altri studi è che la popolazione inclusa in ILSA ha un’età compresa tra i 65 e gli 84 anni con l’eliminazione delle fasce d’età con la maggiore prevalenza di DA.  Lo studio ILSA presenta, inoltre, un’elevata percentuale di persone per le quali non è stato diagnosticato il tipo di demenza. Infatti, mentre la prevalenza per tutte le demenze è abbastanza in linea con quella osservata in Europa (circa il 6%), quella per DA è circa la metà (2,5% vs 4,4%).

Tra i rimanenti cinque studi, le stime di prevalenza variano da 2,6% a 6,8%. Soltanto quelli condotti nei paesi di Appignano (MC) e Vescovato (CR) hanno caratteristiche simili: utilizzano lo stesso strumento di screening (AMT - Hodkinson Abbreviated Mental Test), gli stessi criteri clinici (NINCDS-ADRDA) e presentano dati specifici per sesso ed età. Per questo motivo, la stima dei casi prevalenti di DA in Italia è stata effettuata considerando separatamente lo studio ILSA e quelli di Appignano e Vescovato. La prevalenza età-sesso specifica riportata nello studio ILSA è stata applicata alla popolazione italiana del 2001 nella fascia d’età 65-84 anni (n. 9.303.042). Ciò ha consentito di stimare circa 238.000 casi attesi di DA pari a una prevalenza totale del 2,6%  (IC 95% 2,0-3,1) con un range di casi attesi compreso tra 184.000 e 292.000. Considerando insieme, invece, gli studi di Appignano e Vescovato è stata stimata una prevalenza cumulativa età-sesso specifica e applicata alla popolazione italiana del 2001 con età maggiore di 60 anni (n.  14.037.876). Il numero di casi attesi di DA è stato stimato in circa 492.000, pari a una prevalenza totale del 3,5% (IC 95% 2,5-4,5) con un range di casi attesi compreso tra 357.000 e 627.000.

Per quanto riguarda l’incidenza della DA, l’unico studio disponibile in Italia è stato effettuato sulla popolazione identificata nello studio ILSA (7).  Per stimare l’incidenza, è stata rivalutata nel 1995 la coorte di 3.208 persone sane al 1992-93. Sono stati così identificati 67 casi incidenti di DA, secondo i criteri clinici fissati dal NINCDS-ADRDA, pari a un tasso grezzo di 7,0 casi per 1.000 anni-persona (IC 95% 5,3-8,7). La stima è più elevata nelle donne (9,3; IC 95% 6,5-12,2) che negli uomini (5,0; IC 95% 3,0-6,9).

L’applicazione dei tassi età-sesso specifici, osservati in questo studio, alla popolazione italiana residente nel 2001 consente di stimare circa 65.000 casi incidenti di DA attesi in un anno (IC 95% 43.000-87.000).

Gli studi sulla frequenza delle demenze sono stati condotti in Italia su un numero di soggetti non molto numeroso e con una scarsa attenzione verso la stima delle diverse forme cliniche e dei diversi stadi della demenza (lieve, moderata, severa). Tutto ciò rende le stime epidemiologiche incerte sia in termini complessivi di conoscenza del fenomeno, sia per quanto riguarda l’entità delle differenze fra demenza vascolare e DA (la prima maggiormente prevenibile tramite un controllo a livello di popolazione dei fattori di rischio cardiovascolari). Nonostante queste limitazioni, tuttavia, la stima dei casi prevalenti di DA in Italia, effettuata prendendo come riferimento gli studi di Appignano e Vescovato, è in linea con i dati della letteratura internazionale. 

 Attualmente, le demenze costituiscono un insieme di patologie non guaribili che devono essere affrontate con un approccio globale alla cura delle persone colpite, perché globale e progressivo è il coinvolgimento della persona e dei suoi familiari. Poiché i farmaci utilizzati nel trattamento delle demenze (inibitori delle colinesterasi, neurolettici, antidepressivi, benzodiazepine, ecc.) hanno un valore terapeutico molto limitato, risulta evidente la necessità di una forte progettualità relativamente ad altri approcci terapeutici non farmacologici e agli aspetti assistenziali dei malati e dei loro familiari. A questo proposito si deve ricordare che in letteratura sono presenti alcune evidenze che mostrano come un intervento sulla rete dei servizi sia efficace ed efficiente nel modificare la storia naturale delle demenze. Infine, devono essere attuate strategie di prevenzione primaria e secondaria del fenomeno delle demenze orientate verso la modifica di stili di vita  e dei fattori di rischio cardiovascolari.

 

 

Riferimenti bibliografici

1.  Rocca WA, Bonaiuto S, Lippi A et al. Prevalence of clinically diagnosed Alzheimer’s disease and other dementing disorders: a door-to-door survey in Appignano, Macerata Province, Italy. Neurology 1990;40(4):626-31.

2.  The Italian Longitudinal Study on Aging. Prevalence of chronic disease in older Italians: comparing self-reported and clinical diagnoses. Int J Epidemiol 1997;26:995-1002.

3.  Prencipe M. Casini AR, Ferretti C et al. Prevalence of dementia in an elderly rural population: effects of age, sex, and education. J Neurol Neurosurg Psychiatry 1996;60(6):628-33.

4.  De Ronchi D, Fratiglioni L, Rucci P et al. The effect of education on dementia: occurence in an Italian population with middle to high socioeconomic status. Neurology 1998;50(5):1231-8.

5.  Ferini-Strambi L, Marcone A, Garancini P et al. Dementing disorders in North Italy: prevalence study in Vescovato, Cremona province. Eur J Epidemiol 1997;13(2):201-4.

6.  Benedetti MD, Salviati A, Filipponi S et al. Prevalence of dementia and apolipoprotein E genotype distribution in the elderly of Buttapietra, Verona province, Italy. Neuroepidemiology 2002;21(2):74-80.

7.  Di Carlo A et al. Incidence of dementia, Azheimer’s disease, and vascular dementia in Itay. The ILSA study. J Am Geriatr Soc 2002;50:41-8.

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