Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Settembre 2005

Stima dell'abitudine al fumo di tabacco nella provincia di Verona, ricavata da studi trasversali di popolazione

Gianstefano Blengio1, Ingrid De Nicola1, SimonaCappi1, Mario Garzotti1, Federica Michieletto2 e Enrica Castellani1.

1 Servizio Igiene e Sanità Pubblica ASL 22 - Regione Veneto, Villafranca di Verona

2 Direzione per la Prevenzione Regione Veneto, Venezia

 

Ogni anno circa 85.000 italiani, secondo stime attendibili, muoiono a causa del fumo di tabacco (1). Sebbene la prevalenza di fumatori stia lentamente diminuendo, sono necessari ulteriori sforzi sia a livello nazionale che locale per dissuadere le persone ad iniziare a fumare e per aiutare i fumatori a smettere. Mentre a livello nazionale sono disponibili dati sulla prevalenza e sui determinanti socio-demografici del fumo utili per monitorare il trend e per condurre interventi mirati, a livello regionale e locale si evidenzia spesso una carenza informativa.

 

Per questo motivo abbiamo analizzato i dati ricavati da due indagini trasversali effettuate nel 2002 da Medici di Medicina Generale (MMG) in provincia di Verona, volte alla valutazione del rischio cardiovascolare, ai cui protocolli si rimanda per i dettagli metodologici (2,3), al fine di stimare la prevalenza e il rapporto tra abitudine al fumo ed alcuni determinanti demografici e socio-sanitari. Abbiamo inoltre confrontato la prevalenza ed i fattori di rischio con quelli ottenuti dai dati nazionali derivati dall’ISTAT (4).

 

Entrambi i campioni della provincia di Verona sono stati selezionati secondo il criterio del campionamento random semplice e, accertatane l’omogeneità, i dati relativi all’abitudine al fumo sono stati accorpati in un unico gruppo, per un totale di 4.492 osservazioni.È stato rilevato il numero di fumatori ‘attuali’ di età 35-75 anni e il numero di sigarette fumate al giorno. L’associazione tra abitudine al fumo e variabili socio-sanitarie è stata esplorata calcolando il Chi-quadrato; sono stati altresì calcolati i rapporti tra proporzioni di fumatori (PPR=Prevalence Proportion Ratio), grezzi ed 'aggiustati', utilizzando la regressione di Poisson con correzione ‘robusta’ degli errori standard, per evitare la sovrastima dei valori di OR (Odds Ratio) prodotta dalla regressione logistica nel caso di elevati valori di prevalenza dell’evento di risposta. Le elaborazioni statistiche sono state eseguite con il software Stata 8.0®.Complessivamente, il 21,0% della popolazione in studio fuma (25,1% dei maschi e 17,4% delle femmine). Un ulteriore 19% è costituito da ex-fumatori (maschi 28,3%; femmine 10,9%). Il numero di sigarette fumate al giorno è di 14,4 (15,9 per i maschi e 12,2 per le femmine). La prevalenza di fumatori è risultata più bassa rispetto al valore nazionale di 24,3% ed il rapporto fra sessi meno accentuato (1,4 versus 1,7 a livello nazionale); il numero medio di sigarette fumate risulta sovrapponibile nelle femmine, inferiore nei maschi.

 

A livello locale la fascia di età con la maggior percentuale di fumatori (32,1%) è quella compresa tra i tra i 45 e 54 anni (26,5%), mentre a livello nazionale è quella compresa tra i 35 e i 44 anni. La stessa diversità di prevalenza per età si osserva anche esaminando i dati disaggregati per sesso. Nelle fasce di età successive si assiste ad un comune calo della prevalenza di fumo. Nella Tabella sono riportate le per-centuali di fumatori per ciascuna variabile socio-sanitaria ed i risultati dell’analisi multivariata di associazione tra fumo e queste variabili. I soggetti di 45-54 anni hanno una probabilità di fumare 1,2 volte più elevata di quelli di 35-44 anni, mentre i soggetti di 65-74 anni hanno una probabilità più bassa (30% in meno) rispetto ai 35-44enni. Inoltre, si evidenziano associazioni significative tra fumo e sesso (maschile), scolarità (diploma di media inferiore), stato civile (separato) e professione (probabilità più elevata per i disoccupati e meno elevata per i coniugati). Tra le variabili di tipo sanitario si segnala una associazione negativa con la condizione di ipertensione, mentre non si rilevano sostanziali differenze per le altre categorie considerate, tra cui la malattia diabetica. La numerosità del campione (4.492 individui complessivamente) consente stime precise sia di prevalenza, sia di associazione tra vari fattori demografici e socio-sanitari e l’abitudine al fumo, anche se il tipo di studio (trasversale) non permette di valutare la scala temporale per inferenze sul rapporto causale tra le variabili esaminate e l’abitudine al fumo.

 

Si sono rilevate alcune differenze rispetto al dato nazionale, in particolare un minor numero complessivo di fumatori ed una maggior concentrazione di fumatori tra i 45-54enni, rispetto ai 35-44enni a livello nazionale. Lo stato civile di separato, nella nostra indagine, risulta fortemente associato alla prevalenza dell’abitudine al fumo, in analogia a quanto rilevato in altri studi sulle relazioni tra stili di vita e condizioni socioeco-nomiche (5). Tra le condizioni patologiche va rilevata la associazione negativa tra ipertensione e fumo, che potrebbe peraltro riflettere - trattandosi di indagine di tipo trasversale - una pregressa induzione all’abbandono del fumo in questa categoria di persone. La condizione di malattia diabetica non mostra invece una simile associazione negativa, come ci si sarebbe potuto attendere considerando che fumo e diabete mellito sono due cofattori molto importanti del rischio di insorgenza di complicanze aterosclerotiche. I dati rilevati confermano che la lotta al fumo di tabacco richiede interventi integrati sulla popolazione in generale e sui singoli individui per la prevenzione e la disassuefazione dal fumo. Si sono in proposito dimostrati efficaci interventi intensivi a lungo termine di educazione, effettuati attraverso i mass media od azioni di counselling, associati ad attività in ambito scolastico o in altri contesti (6).

 

Anche a livello locale pare necessario agire attraverso le strutture dell’ASL. Sulla base dei risultati dello studio ci si propone quindi di rendere operativo un sistema di interventi per aiutare i fumatori a smettere di fumare attraverso un counselling breve di primo livello, tramite i MMG e/o personale dell’ASL opportunamente addestrato. In presenza di casi particolari o di patologie come diabete mellito, ipertensione e broncocardiopatie i MMG potreb-bero avviare i propri assistiti presso i centri di secondo livello esistenti nel territorio.Ci si propone infine di ripetere nei prossimi anni nuove indagini campionarie per valutare nel tempo a livello locale l’entità dell’abitudine al fumo, i determinanti socioeconomici associati e l’efficacia degli interventi preventivi messi in atto.

 

Riferimenti bibliografici

1.  La Vecchia C, Garattini S. Fumo e patologie correlate. Atti del III Convegno Nazionale ‘Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale’ - Roma - ISS, 31 maggio 2005.

2.  Bastarolo D, Battaggia A, et al. Indagine trasversale per la valutazione del profilo di rischio cardiovascolare nella popolazione di soggetti afferenti a MMG nell’area della ASL 20-Verona. It Heart J (in stamoa).

3.  Ciacciarelli A, Cappi S, et al. Stima della prevalenza dell’ipertensione arteriosa e di altri fattori di rischio cardiovascolare nella popolazione generale residente nell’ASL 22 della Regione Veneto. SIMG 2005; (2): 7-15.

4.  Sistema Statistico Nazionale. Istituto Nazionale di Statistica, 2002. Settore Famiglie e Società. Stili di vita e condizioni di salute. Indagine Multiscopo sulle famiglie “Aspetti della vita quotidiana”. Anno 2001.

5.  Eng PM, Kawachi I, Fitmaurice G, et al. Effect of marital transitions on changes in dietary and other health behaviours in US male health professionals. J Epidemiol Community Health 2005; 59: 56-62.

6.  Guide to Community Preventive Services. Strategie volte a ridurre l’esposizione al fumo di tabacco, incoraggiare i fumatori a smettere di fumare e ridurre il numero di persone che iniziano a fumare, da attuare in contesti comunitari e presso strutture del sistema sanitario. Epidemiologia e Prevenzione 2002; suppl.(4): 54-60.