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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

gennaio 2007

Epidemiologia delle patologie muscoloscheletriche del rachide nei manovali delle cave di porfido in provincia di Trento. Anno 2004

Dario Uber1, Pirous Fateh-Moghadam2, Ciro Buccella1, Claudia Lorenzi1 e Angelo Giovanazzi1
1Unità Operativa Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro, Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, Trento
2Servizio Osservatorio Epidemiologico, Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, Trento

L’estrazione e la lavorazione del porfido rappresenta nella Provincia di Trento un settore lavorativo che riveste particolare importanza sia sotto il profilo economico che sociale. La mansione di “manovale di cava” comprende le attività di cernita e di accatastamento del materiale ed è quindi caratterizzata da frequenti condizioni di sovraccarico con conseguente rischio di comparsa di patologie, soprattutto a carico del rachide.
Il quadro epidemiologico di tali patologie, in particolare quelle di tipo cronico, e la qualità dell’assistenza dei lavoratori da parte dei medici competenti non sono note. Obiettivo dell’indagine era quindi di determinare la tipologia e la diffusione delle varie patologie del rachide tra i lavoratori del settore nella Provincia di Trento, valutando nel contempo il livello di applicazione delle linee guida (1) relative ai metodi di rilevazione dei sintomi e di definizione diagnostica che i medici competenti nella sorveglianza sanitaria dei lavoratori devono adottare.
I dati sono stati raccolti tramite l’analisi delle “cartelle sanitarie e di rischio”, utilizzando una scheda di rilevazione standardizzata. Le cartelle sono state acquisite da tutti i medici competenti (n. 8) che svolgono la sorveglianza sanitaria dei lavoratori interessati ai sensi del DLvo 626/94 sul territorio provinciale. Le variabili considerate riguardano i dati anagrafici, l’anzianità di mansione, i rilievi sanitari effettuati dai medici: disturbi recenti (negli ultimi 12 mesi) e disturbi pregressi (oltre 12 mesi), esami strumentali e giudizio di idoneità e la presenza del protocollo di sorveglianza sanitaria proposto dalle linee guida.
Per l’archiviazione dei dati è stato utilizzato il software Microsoft Access, mentre per l’analisi è stato impiegato Epi Info 3.3.
La popolazione lavorativa in esame è costituita da 422 manovali di cava, occupati in 74 aziende, tutti di sesso maschile, di età compresa tra i 18 ed i 57 anni, con età media pari a 39 anni e una mediana di 40 anni. L’anzianità di mansione è compresa tra <1 e 41 anni con un valore medio pari a 9 anni. Il 64% dei lavoratori aveva un'anzianità di mansione superiore a 5 anni. Dei 422 soggetti, 215 erano di nazionalità straniera (51%), di cui 125 provenienti dai Balcani, 73 dal Marocco e la restante parte (17) da altri Paesi.
I disturbi/patologie pregressi e recenti (negli ultimi 12 mesi) relativi al rachide riguardano rispettivamente il 30% e il 19% circa dei soggetti; come atteso il tratto più colpito risulta essere quello lombosacrale. In particolare si tratta delle seguenti patologie: lombalgie acute pregresse (21,6%), spondiloartropatie (SAP) lombari (4,5%), lombalgie acute recenti (3,3%), ernie del disco pregresse (0,7%), SAP cervicali (0,5%), SAP dorsali (0,5%), ed ernie del disco recenti (0,2%).
Mettendo a confronto queste prevalenze con quelle misurate nei non esposti al rischio lavorativo (dati ricavati dall’applicazione dei protocolli di diagnosi a una popolazione non-esposta) (2) si evidenziano nei lavoratori esposti delle percentuali sensibilmente maggiori per le lombalgie acute pregresse (22% vs 11%), invece fortemente ridotte per le SAP, in particolare quelle lombari (4,5% vs 29%).
Nell’analisi univariata sono emersi i seguenti fattori di rischio per la presenza di patologie del rachide: l’età dei lavoratori superiore a 40 anni (per le patologie pregresse RR = 1,7 IC 95% 1,3-2,4; per le patologie recenti RR = 1,4 IC 95% 0,9-2,1); l’anzianità di mansione superiore a 5 anni (per le patologie pregresse RR = 2,2 IC 95% 1,5-3,2; per le patologie recenti RR = 1,3 IC 95% 0,8-2,0). Il Paese di origine non risulta associato significativamente con la presenza di patologie del rachide, anche se si registra una percentuale maggiore di patologie pregresse tra i lavoratori italiani rispetto a quelli stranieri (33% vs 27%).
Per valutare la presenza di eventuali fattori di confondimento nelle associazioni statistiche rilevate per i disturbi/patologie pregresse del rachide, si è proceduto all’analisi multivariata di età, anzianità di mansione e nazionalità secondo un modello di regressione logistica. Vengono confermate le associazioni con anzianità superiore a 5 anni (RR = 2,4 IC 95% 1,4-4,0) ed età maggiore a 40 anni (RR = 1,8 IC 95% 1,1-2,7). Il Paese di provenienza non risulta associato con la presenza di patologie.
Nella realtà trentina un solo medico competente (con 7 lavoratori incarico) aveva applicato il protocollo previsto dalle linee guida, disattese quindi per il 99,3% dei lavoratori. Emerge da questo studio un’associazione tra rischio ergonomico intrinseco alla mansione di manovale del porfido e disturbi/patologie del rachide, e una scarsa applicazione di protocolli di rilevazione dei dati clinici. Il fattore di rischio maggiore per la presenza di patologie del rachide è l’anzianità di mansione, anche indipendentemente dall’età del lavoratore. Tuttavia i dati di prevalenza delle patologie croniche ricavate dalle cartelle dei medici competenti risultano sensibilmente inferiori a quelle registrate nella popolazione generale, mentre tra i lavoratori esposti ci si dovrebbero attendere valori di prevalenza almeno simili a quelli registrati nella popolazione non-esposta. Uno dei motivi di tale riscontro potrebbe essere collegato a una migliorabile efficacia nella rilevazione dei dati clinici da parte dei medici.
Al fine di sensibilizzare maggiormente i medici competenti sull’argomento e con l’obiettivo finale di aumentare la compliance con le linee guida, è stato organizzato un incontro di aggiornamento specifico in occasione del quale sono stati presentati i risultati di questa indagine. Successivamente è stata inviata una scheda di rilevazione da compilare da parte dei medici competenti a termine del programma annuale di sorveglianza sanitaria degli esposti al rischio di movimentazione manuale di carichi, che permetterà in futuro di verificare l’applicazione del protocollo previsto dalla linee guida.

Riferimenti bibliografici
1. Linee guida per l’applicazione del De-creto legislativo n. 626 del 19 settembre 1994 "La movimentazione manuale dei carichi". Versione definitiva approvata il 16 luglio 1996 dalle Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano e dagli Istituti centrali. Aggiornata al 15 aprile 1998. p. 379-438.
2. Linee guida per la prevenzione dei disturbi e delle patologie muscolo-scheletriche del rachide da movimentazione manuale di carichi. Linee guida per la formazione continua e l’accreditamento del medico del lavoro. Pavia; 2004.