Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

marzo 2007

Conoscenze, attitudini e comportamenti nei riguardi del fumo di tabacco dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta.
Trieste, 2005

Riccardo Tominz, Claudio Poropat, Annamaria Piscanc, Matteo BovenziAzienda per i Servizi Sanitari 1 Triestina, Trieste

Il medico che conduce uno stile di vita salubre influenza positivamente l’attitudine del paziente e lo motiva ad abitudini corrette (1). Inoltre il fumare, per un medico, risulta essere un importante fattore predittivo di come siano percepiti comportamenti dannosi alla salute da parte del paziente (2).
In Italia sono disponibili solo pochi studi su abitudini al fumo, opinioni ed attività di prevenzione del tabagismo fra i medici di famiglia (3-4). Per questo motivo abbiamo condotto un’indagine fra i Medici di Medicina Generale (MMG) ed i Pediatri di Libera Scelta (PLS) della provincia di Trieste, con l’obiettivo di stimare la percentuale di fumatori in questo gruppo, valutare la percezione del rischio associato al fumo di tabacco, indagare l’esperienza e le attitudini riguardo alla legge del 2003 che ha vietato il fumo nei luoghi chiusi aperti al pubblico. Nel caso di medici fumatori abbiamo anche indagato il loro comportamento in seguito all’entrata in vigore della legge.
Nel mese di settembre del 2005, è stato inviato un questionario a tutti i MMG/PLS della Provincia. Il questionario era anonimo, ma recava un numero identificativo per permettere ai ricercatori di ricontattare i non rispondenti. Questa operazione è stata effettuata dapprima per posta e, quindi, con solleciti telefonici. Un confronto è stato eseguito con i risultati dello Studio PASSI 2006 dell’ASL di Trieste (dati in pubblicazione), per i residenti nella popolazione generale nella stessa fascia di età e con un livello di istruzione elevato.
In tutto hanno partecipato all’indagine 236 medici: 213 MMG su 225 (95%) e 23 PLS su 23 (100%).
Le caratteristiche dei partecipanti sono illustrate in Tabella. Le distribuzioni di età e genere fra i partecipanti sono sovrapponibili a quelle della popolazione generale di scolarità elevata.
La percentuale di fumatori fra i MMG ed i PLS era 19%, contro il 27% della popolazione generale con scolarità alta (Studio PASSI 2006). La differenza non è imputabile tanto alla categoria “mai fumatore” (48% tra i medici vs 54% nella popolazione generale) quanto a quella degli “ex fumatori” che è tra i medici del 33% vs il 19% nella popolazione generale.
Le percentuali di fumatori erano praticamente uguali nei due sessi (20% fra le donne, 19% fra gli uomini); nella popolazione generale con scolarità alta le percentuali erano, rispettivamente, 29% e 25%. In questa stessa popolazione generale la percentuale di fumatori diminuiva con l’età. Fra i medici, invece, considerando l’anzianità di laurea come proxy per l’età, la percentuale di fumatori restava invariata nelle due classi considerate (< 25 anni e ≥ 25 anni), mentre variavano di molto le percentuali degli ex e dei mai fumatori che, con l’aumentare dell’anzianità di laurea, passavano per gli ex fumatori da 21% a 43% e, per i mai fumatori, da 61% a 39%.
L’87% dei 45 fumatori fumava sigarette. Sigari e pipa erano utilizzati dal 13% e dal 7%, rispettivamente. È evidente che una piccola percentuale usava più tipologie di fumo. Per quanto concerne le sigarette il numero medio pro die era 12, contro 13 nella popolazione generale della stessa età e con educazione elevata.
Sette MMG/PLS affermavano di fumare durante il lavoro (16%). Erano per lo più maschi, laureati da meno di 25 anni e hanno dichiarato che i loro colleghi/utenti/visitatori tendevano a non rispettare il divieto di fumo. Per lo più affermavano di fumare in luoghi aperti, ma due riferivano di farlo anche al chiuso.
Riguardo la percezione del rischio associato all’esposizione al fumo passivo, era avvertita come un pericolo reale dall’82% degli intervistati. Non vi erano differenze tra maschi e femmine, classi di età o di anzianità di laurea. Lo stato di fumatore, comunque, influiva sulla percezione del rischio: gli ex ed i mai fumatori risultavano attenti ai rischi da fumo passivo in una percentuale dell’85%, mentre i fumatori ne erano consapevoli in una percentuale del 66% (p<0,01). La maggior parte dei medici pensava che la legge avesse un effetto sull’abitudine al fumo della popolazione generale. Il 75% dei MMG/PLS riteneva che la norma anti fumo potesse far fumare di meno le persone o addirittura farle smettere di fumare. La percentuale di coloro che credevano nell’efficacia della legge era maggiore fra i non fumatori (ex e mai fumatori) vs i fumatori (79% e 58% rispettivamente, p < 0,01). Quanto al rispetto della legge che vieta il fumo, l'83% dei MMG/PLS riferiva che colleghi/utenti/visitatori la rispettavano sempre; questo dato va confrontato con il 77% che risultava quando la medesima domanda relativa ai luoghi di lavoro era posta alla popolazione generale.
Dopo l’entrata in vigore della legge sul fumo otto MMG/PLS (19% dei fumatori) riferivano di aver ridotto il fumo, tre di averlo aumentato e quattro (9%) avevano provato a smettere definitivamente. Di questi, tre avevano ricevuto il consiglio di smettere da parte di colleghi. Dei 76 ex fumatori 7 (9%) avevano smesso nel 2004, nessuno nel 2005.
La percentuale di medici di famiglia fumatori, a Trieste, è sostanzialmente in linea con i dati di precedenti indagini svolte in Italia (3) ed in Lombardia (4). Una considerazione importante sta nella percentuale di rispondenti (95% per gli MMG e 100% per i PLS), che dimostra comunque una notevole attenzione al problema.
Il nostro studio ha confermato che i medici fumano meno della popolazione generale dello stesso livello di scolarità ed età, anche se il divario è molto meno marcato di quanto rilevato, ad esempio, in Svizzera (2), dove la percentuale di fumatori fra i medici era del 12% a fronte del 30% nella popolazione generale. Viceversa la percentuale di ex fumatori fra i medici di Trieste era maggiore (33%) sia di quella fra i medici svizzeri (22%) sia di quella nella popolazione generale della città. Inoltre, i giovani medici fumano in percentuale simile a quelli più anziani, proprio perché sono questi ultimi, come ci si poteva aspettare, ad avere una maggiore percentuale di ex fumatori.
Fino a qualche anno fa i medici fumavano come e più della popolazione. L’attuale riduzione qui misurata è significativa di una buona conoscenza dei problemi fumo-correlati e di una buona capacità di cambiamento. Questo può anche essere provato dall’uso di sigari e pipa, probabilmente considerati meno dannosi delle sigarette, rispetto alla popolazione generale, di cui lo 0,2% è fumatore abituale di pipa o sigari (5). A Trieste fra i MMG/PLS, così come nella popolazione generale, la percentuale di fumatrici uguaglia o supera quella dei fumatori. Per quanto invece concerne il numero di sigarette fumate il dato per i medici era sovrapponibile a quello ricavato dallo Studio PASSI nel 2006 nella popolazione generale di Trieste della stessa età e con livello di istruzione elevato.
Gli operatori della sanità che fumano tendono a sottostimare il rischio del tabacco rispetto ai non fumatori (6). Anche fra i nostri intervistati i medici fumatori ritenevano meno efficace la recente legge del 2003 sul divieto di fumo rispetto ai colleghi non fumatori. In generale il rispetto del divieto da parte dell’utenza era osservato in misura solo lievemente superiore rispetto alla popolazione generale. Il dato realisticamente atteso avrebbe dovuto essere, in questo particolare setting, del 100%.
In conclusione, il trend di disassuefazione al fumo tra i medici era buono. Ciò nonostante sarebbero necessari sforzi ulteriori per aiutare i colleghi intenzionati a smettere di fumare. Programmi specifici di cura rivolti ai medici sarebbero auspicabili, anche perché è ben difficile che un medico fumatore possa essere un valido counsellor per il proprio paziente nel campo del tabagismo.

Riferimenti bibliografici
1. Frank E. Physician health and patient care. JAMA 2004;291:637.
2. Sebo P, Bouvier Gallacchi M, Goehring C, et al. Use of tobacco and alcohol by Swiss primary care physicians: a cross-sectional survey. BMC Public Health 2007;12(7):5.
3. Pizzo AM, Chellini E, Grazzini G, et al. Italian general practitioners and smoking cessation strategies. Tumori 2003;89(3):250-4.
4. Pretti G, Roncarolo F, Bonfanti M, et al. Survey among GP’s about their smoking habits, opinions and behaviours in smoking prevention in Lombardy (Northern Italy). Epidemiol Prev 2006;30(6):343-7.
5. Doxa: Il fumo in Italia, aprile 2001. disponibile all'indirizzo: www.doxa.it/italiano/inchieste/fumo/tav1
6. Nardini S, Bertoletti R, Rastelli V, et al. The influence of personal tobacco smoking on the clinical practice of Italian chest physicians. Eur Respir J 1998;12(6):1450-3.