Riccardo Tominz, Claudio Poropat, Annamaria Piscanc, Matteo
BovenziAzienda per i Servizi Sanitari 1 Triestina, Trieste
Il medico che conduce uno stile di vita salubre influenza
positivamente l’attitudine del paziente e lo motiva ad
abitudini corrette (1). Inoltre il fumare, per un medico,
risulta essere un importante fattore predittivo di come
siano percepiti comportamenti dannosi alla salute da parte
del paziente (2).
In Italia sono disponibili solo pochi studi su abitudini al
fumo, opinioni ed attività di prevenzione del tabagismo fra
i medici di famiglia (3-4). Per questo motivo abbiamo
condotto un’indagine fra i Medici di Medicina Generale
(MMG) ed i Pediatri di Libera Scelta (PLS) della provincia
di Trieste, con l’obiettivo di stimare la percentuale di
fumatori in questo gruppo, valutare la percezione del
rischio associato al fumo di tabacco, indagare l’esperienza
e le attitudini riguardo alla legge del 2003 che ha vietato
il fumo nei luoghi chiusi aperti al pubblico. Nel caso di
medici fumatori abbiamo anche indagato il loro comportamento
in seguito all’entrata in vigore della legge.
Nel mese di
settembre del 2005, è stato inviato un questionario a tutti
i MMG/PLS della Provincia. Il questionario era anonimo, ma
recava un numero identificativo per permettere ai
ricercatori di ricontattare i non rispondenti. Questa
operazione è stata effettuata dapprima per posta e, quindi,
con solleciti telefonici. Un confronto è stato eseguito con
i risultati dello Studio PASSI 2006 dell’ASL di Trieste
(dati in pubblicazione), per i residenti nella popolazione
generale nella stessa fascia di età e con un livello di
istruzione elevato.
In tutto hanno partecipato all’indagine 236 medici: 213 MMG
su 225 (95%) e 23 PLS su 23 (100%).
Le caratteristiche dei
partecipanti sono illustrate in
Tabella.
Le distribuzioni di età e genere fra i partecipanti sono
sovrapponibili a quelle della popolazione generale di
scolarità elevata.
La percentuale di fumatori fra i MMG ed i
PLS era 19%, contro il 27% della popolazione generale con
scolarità alta (Studio PASSI 2006). La differenza non è
imputabile tanto alla categoria “mai fumatore” (48% tra i
medici vs 54% nella popolazione generale) quanto a quella
degli “ex fumatori” che è tra i medici del 33% vs il 19%
nella popolazione generale.
Le percentuali di fumatori erano
praticamente uguali nei due sessi (20% fra le donne, 19% fra
gli uomini); nella popolazione generale con scolarità alta
le percentuali erano, rispettivamente, 29% e 25%. In questa
stessa popolazione generale la percentuale di fumatori
diminuiva con l’età. Fra i medici, invece, considerando
l’anzianità di laurea come proxy per l’età, la percentuale
di fumatori restava invariata nelle due classi considerate
(< 25 anni e ≥ 25 anni), mentre variavano di molto le
percentuali degli ex e dei mai fumatori che, con l’aumentare
dell’anzianità di laurea, passavano per gli ex fumatori da
21% a 43% e, per i mai fumatori, da 61% a 39%.
L’87% dei 45
fumatori fumava sigarette. Sigari e pipa erano utilizzati
dal 13% e dal 7%, rispettivamente. È evidente che una
piccola percentuale usava più tipologie di fumo. Per quanto
concerne le sigarette il numero medio pro die era 12,
contro 13 nella popolazione generale della stessa età e con
educazione elevata.
Sette MMG/PLS affermavano di fumare
durante il lavoro (16%). Erano per lo più maschi, laureati
da meno di 25 anni e hanno dichiarato che i loro
colleghi/utenti/visitatori tendevano a non rispettare il
divieto di fumo. Per lo più affermavano di fumare in luoghi
aperti, ma due riferivano di farlo anche al chiuso.
Riguardo
la percezione del rischio associato all’esposizione al fumo
passivo, era avvertita come un pericolo reale dall’82%
degli intervistati. Non vi erano differenze tra maschi e
femmine, classi di età o di anzianità di laurea. Lo stato
di fumatore, comunque, influiva sulla percezione del
rischio: gli ex ed i mai fumatori risultavano attenti ai
rischi da fumo passivo in una percentuale dell’85%, mentre i
fumatori ne erano consapevoli in una percentuale del 66%
(p<0,01). La maggior parte dei medici pensava che la legge
avesse un effetto sull’abitudine al fumo della popolazione
generale. Il 75% dei MMG/PLS riteneva che la norma anti fumo
potesse far fumare di meno le persone o addirittura farle
smettere di fumare. La percentuale di coloro che credevano
nell’efficacia della legge era maggiore fra i non fumatori
(ex e mai fumatori) vs i fumatori (79% e 58%
rispettivamente, p < 0,01). Quanto al rispetto della legge
che vieta il fumo, l'83% dei MMG/PLS riferiva che
colleghi/utenti/visitatori la rispettavano sempre; questo
dato va confrontato con il 77% che risultava quando la
medesima domanda relativa ai luoghi di lavoro era posta
alla popolazione generale.
Dopo l’entrata in vigore della
legge sul fumo otto MMG/PLS (19% dei fumatori) riferivano
di aver ridotto il fumo, tre di averlo aumentato e quattro
(9%) avevano provato a smettere definitivamente. Di questi,
tre avevano ricevuto il consiglio di smettere da parte di
colleghi. Dei 76 ex fumatori 7 (9%) avevano smesso nel 2004,
nessuno nel 2005.
La percentuale di medici di famiglia
fumatori, a Trieste, è sostanzialmente in linea con i dati
di precedenti indagini svolte in Italia (3) ed in Lombardia
(4). Una considerazione importante sta nella percentuale di
rispondenti (95% per gli MMG e 100% per i PLS), che dimostra
comunque una notevole attenzione al problema.
Il nostro
studio ha confermato che i medici fumano meno della
popolazione generale dello stesso livello di scolarità ed
età, anche se il divario è molto meno marcato di quanto
rilevato, ad esempio, in Svizzera (2), dove la percentuale
di fumatori fra i medici era del 12% a fronte del 30% nella
popolazione generale. Viceversa la percentuale di ex
fumatori fra i medici di Trieste era maggiore (33%) sia di
quella fra i medici svizzeri (22%) sia di quella nella
popolazione generale della città. Inoltre, i giovani medici
fumano in percentuale simile a quelli più anziani, proprio
perché sono questi ultimi, come ci si poteva aspettare, ad
avere una maggiore percentuale di ex fumatori.
Fino a qualche
anno fa i medici fumavano come e più della popolazione.
L’attuale riduzione qui misurata è significativa di una
buona conoscenza dei problemi fumo-correlati e di una buona
capacità di cambiamento. Questo può anche essere provato
dall’uso di sigari e pipa, probabilmente considerati meno
dannosi delle sigarette, rispetto alla popolazione generale,
di cui lo 0,2% è fumatore abituale di pipa o sigari (5). A
Trieste fra i MMG/PLS, così come nella popolazione
generale, la percentuale di fumatrici uguaglia o supera
quella dei fumatori. Per quanto invece concerne il numero
di sigarette fumate il dato per i medici era sovrapponibile
a quello ricavato dallo Studio PASSI nel 2006 nella
popolazione generale di Trieste della stessa età e con
livello di istruzione elevato.
Gli operatori della sanità che
fumano tendono a sottostimare il rischio del tabacco
rispetto ai non fumatori (6). Anche fra i nostri
intervistati i medici fumatori ritenevano meno efficace la
recente legge del 2003 sul divieto di fumo rispetto ai
colleghi non fumatori. In generale il rispetto del divieto
da parte dell’utenza era osservato in misura solo lievemente
superiore rispetto alla popolazione generale. Il dato
realisticamente atteso avrebbe dovuto essere, in questo
particolare setting, del 100%.
In conclusione, il trend di
disassuefazione al fumo tra i medici era buono. Ciò
nonostante sarebbero necessari sforzi ulteriori per aiutare
i colleghi intenzionati a smettere di fumare. Programmi
specifici di cura rivolti ai medici sarebbero auspicabili,
anche perché è ben difficile che un medico fumatore possa
essere un valido counsellor per il proprio paziente nel
campo del tabagismo.
Riferimenti bibliografici
1. Frank E. Physician health and patient care. JAMA
2004;291:637.
2. Sebo P, Bouvier Gallacchi M, Goehring C, et
al. Use of tobacco and alcohol by Swiss primary care
physicians: a cross-sectional survey. BMC Public Health
2007;12(7):5.
3. Pizzo AM, Chellini E, Grazzini G, et al.
Italian general practitioners and smoking cessation
strategies. Tumori 2003;89(3):250-4.
4. Pretti G, Roncarolo
F, Bonfanti M, et al. Survey among GP’s about their smoking
habits, opinions and behaviours in smoking prevention in
Lombardy (Northern Italy). Epidemiol Prev
2006;30(6):343-7.
5. Doxa: Il fumo in Italia, aprile 2001.
disponibile all'indirizzo:
www.doxa.it/italiano/inchieste/fumo/tav1
6. Nardini S, Bertoletti R, Rastelli V, et al. The influence of personal
tobacco smoking on the clinical practice of Italian chest
physicians. Eur Respir J 1998;12(6):1450-3.