Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

aprile 2008

Abitudini di consumo alcolico nelle Asl partecipanti al sistema di sorveglianza Passi (2007)

Gruppo Tecnico PASSI 2007:

Sandro Baldissera, Nancy Binkin, Barbara De Mei, Gianluigi Ferrante, Valentina Minardi, Giada Minelli e Valentina Possenti, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma; Nicoletta Bertozzi, Dipartimento di Sanità Pubblica, Azienda USL di Cesena; Stefano Campostrini, Dipartimento di Statistica, Università Cà Foscari, Venezia; Giuliano Carrozzi, Dipartimento di Sanità Pubblica, AUSL Modena; Angelo D’Argenzio, Dipartimento di Prevenzione, ASL Caserta 2, Caserta; Pirous Fateh-Moghadam, Servizio educazione alla salute, Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, Provincia Autonoma di Trento; Stefano Menna, Agenzia Zadigroma, Roma; Massimo O. Trinito, UO Epidemiologia, Dipartimento Prevenzione AUSL Roma C, Roma

 

L’abuso di bevande alcoliche è uno dei più rilevanti fattori di rischio per la salute e rappresenta un’importante causa di mortalità e morbosità (circa il 4% del burden of disease mondiale) (1-2). L’abuso cronico di alcol è in grado di provocare una serie di danni a carico di vari apparati (nervoso, digerente, cardiovascolare) ed aumenta il rischio di vari tipi di tumore (3). Inoltre, le persone che abusano di alcol sono più spesso inclini ad ulteriori comportamenti ad alto rischio, per sé e per gli altri (guida spericolata di autoveicoli, comportamenti sessuali a rischio, lavoro in condizioni psicofisiche inadeguate) rispetto agli astemi (4).

Molti degli effetti dannosi possono essere prevenuti o ridotti dalla sospensione o riduzione del consumo eccessivo di bevande alcoliche. I conseguenti benefici possono essere sia immediati (ad esempio, nel caso degli incidenti del traffico, danni fetali, sindrome depressiva secondaria) sia a lungo termine (ad esempio, per la cirrosi epatica) (5).

In Italia il Piano Sanitario Nazionale 2006-08 prevede l’adozione di politiche e azioni che incidano sulla percezione culturale del bere e che incrementino la disponibilità di trattamenti efficaci per i soggetti con abitudini di consumo nocive e di interventi dissuasivi dei comportamenti collegati all’abuso alcolico. A questo proposito il medico di medicina generale può svolgere un importante ruolo nella prevenzione e nel trattamento dei problemi alcol-correlati (6).

Per programmare a livello locale adeguati interventi di sanità pubblica, è necessario disporre di informazioni pertinenti e tempestive, con un sufficiente livello di dettaglio.

Nel 2006, il Ministero della Salute ha affidato al Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) dell’Istituto Superiore di Sanità il compito di sperimentare un sistema di sorveglianza della popolazione adulta (PASSI, Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia). L’obiettivo è stimare a livello di ASL e regioni la frequenza e l’evoluzione dei fattori di rischio per la salute, legati ai comportamenti individuali, oltre alla diffusione delle misure di prevenzione, compresi i consigli forniti dai medici. Il sistema di sorveglianza effettua un monitoraggio continuo, in grado di cogliere variazioni anche relativamente rapide dei fenomeni indagati.

Tra i temi esplorati vi sono le abitudini di consumo alcolico, con particolare attenzione al consumo a rischio, e la guida sotto l’effetto dell’alcol. Questo studio presenta i risultati del 2007, con un’enfasi sulle differenze regionali nei comportamenti, correlate al consumo alcolico, e sui consigli da parte dei medici e degli altri operatori sanitari.

Tutte le 21 regioni e province autonome hanno aderito al progetto PASSI e a partire dal mese di aprile 2007 è partita la rilevazione dei dati. Un campione di residenti di età compresa tra 18 e 69 anni viene estratto con metodo casuale stratificato dagli elenchi delle anagrafi sanitarie delle ASL. Personale delle ASL effettua interviste telefoniche (circa 25 al mese) con un questionario standardizzato. I dati vengono poi registrati via internet in un archivio unico nazionale. Tutte le informazioni raccolte si basano sulle dichiarazioni rilasciate degli intervistati. Alla fine del 2007 sono state caricate nel database nazionale oltre 21.000 interviste.

Una “unità di bevanda alcolica” è stata considerata equivalente a un bicchiere di vino, o una lattina di birra o un bicchierino di liquore. Persone con consumo alcolico a rischio sono definiti i forti bevitori (per gli uomini, più di 3 unità alcoliche al giorno; per le donne più di 2); i bevitori fuori pasto; i bevitori smodati/binge (chi beve 6 o più unità di bevande alcoliche in un’unica occasione). È considerata persona che guida sotto l’effetto dell’alcol chi dichiara di aver bevuto almeno 2 unità di alcol nell’ora prima di mettersi alla guida.

Sono state poste a confronto Campania, Emilia-Romagna e Provincia Autonoma (PA) di Trento, scelte perché erano disponibili i loro dataset completi e perché sono rappresentative di aree geografiche diverse. I risultati regionali sono stati ottenuti aggregando, tramite pesatura, i dati delle ASL. L’analisi è stata effettuata con il software Epiinfo 3.3.2.

In Campania la percentuale degli intervistati che hanno dichiarato di aver consumato almeno un’unità di bevanda alcolica negli ultimi 30 giorni era più bassa (48%) rispetto all’Emilia-Romagna e alla PA di Trento (entrambe 69%). In tutte e tre le aree, il consumo di alcol è risultato più diffuso negli uomini rispetto alle donne.

In Campania i forti bevitori erano l’1%, mentre in Emilia-Romagna e in Trentino erano il 3%. Più alti i valori per i bevitori fuori pasto: Campania 4%, Emilia-Romagna 9% e PA di Trento 15%. Il binge drinking ha presentato un analogo andamento: 3% per la Campania, 7% per l’Emilia-Romagna e 12% per la PA di Trento.

Si sono notate importanti differenze, oltre che per area geografica, anche per età. Mentre in Campania la percentuale di binge drinker era uguale nelle diverse classi d’età (3%), in Emilia-Romagna era pari all’11% nelle persone di 18-34 anni, all'8% in quelle di 35-49 anni, al 3% nella classe 50-69 anni. Ancor più elevati i valori in Trentino (rispettivamente 24%, 7% e 7%). In tutte e tre le aree, il consumo smodato era più elevato negli uomini; la differenza più cospicua è stata osservata in Trentino (uomini 21% - donne 2%). Inoltre, il binge drinking è risultato associato soprattutto al consumo fuori pasto e nel fine settimana.

Per quanto riguarda l’attenzione al problema da parte dei medici e degli operatori sanitari, la percentuale di persone che hanno riferito di essere state interrogate da un medico od operatore sanitario sulle proprie abitudini di consumo alcolico, nel corso degli ultimi 12 mesi, è risultata più elevata in Emilia-Romagna (43%) rispetto al Trentino (27%) e alla Campania (21%). La percentuale di bevitori che ha dichiarato di aver ricevuto il suggerimento di ridurre i propri consumi alcolici era pari al 12% in Campania, al 13% in Emilia-Romagna e al 12% in Trentino, mentre tra i forti bevitori, i valori corrispondenti per le tre aree erano rispettivamente pari al 13%, 29%, e 41%. La percentuale di persone che hanno riferito di aver guidato sotto l’effetto dell’alcol è risultata diversa da regione a regione. Il fenomeno è stato analizzato nella popolazione generale, per avere un’indicazione della rilevanza complessiva del problema, ed anche nelle persone che hanno dichiarato di aver consumato alcol, sia in quelli che hanno bevuto almeno un’unità alcolica negli ultimi 30 giorni sia nei bevitori binge, per valutare la propensione ai comportamenti a rischio in queste sottopopolazioni.

In Campania dichiara di aver guidato sotto l’effetto dell’alcol negli ultimi 30 giorni il 3% di tutti gli intervistati (compresi quelli che non hanno guidato): una proporzione significativamente inferiore a quella dell’Emilia-Romagna (10%) e del Trentino (9%). Percentuali più elevate si osservano nei consumatori di bevande alcoliche (almeno un’unità negli ultimi 30 giorni), e ancor di più nei binge drinker, come è evidenziato nella Tabella. Le differenze tra le tre aree non sono significative per i bevitori binge, mentre per i consumatori di almeno una bevanda alcolica la Campania presenta un valore significativamente inferiore rispetto alle altre due aree. Dai confronti tra le tre diverse aree è stata confermata la già nota differenza, nei comportamenti riguardanti il consumo alcolico, tra Nord e Sud Italia (7). Questa differenza era evidente per il consumo di almeno un’unità di bevanda alcolica, per il consumo alcolico a rischio, per il consumo smodato/binge, nonché per la guida sotto l’effetto dell’alcol.

In tutte e tre le aree, l’attenzione dei medici e degli altri operatori sanitari era maggiore per le persone con consumi a rischio: i consigli di diminuire l’assunzione di alcol, infatti, erano più frequenti nei confronti dei binge drinker e dei forti bevitori. Tuttavia la grande maggioranza degli intervistati, anche delle categorie a rischio, ha riferito di non aver ricevuto consigli dal proprio medico o da altri operatori sanitari. La guida di auto o moto sotto l’effetto dell’alcol è risultata un fenomeno frequente, in particolare nelle aree settentrionali e tra i bevitori binge. Diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare, vista la notevole diffusione in Trentino dei consumi a rischio, la guida sotto l’effetto dell’alcol nella PA di Trento aveva una prevalenza, tra i bevitori binge, non significativamente diversa rispetto alle altre regioni. Questo fatto potrebbe essere messo in relazione con la messa in campo di iniziative locali efficaci per contrastare la guida in stato di ebbrezza.

 

Riferimenti bibliografici

1. Room R, Babor T, Rehm J. Alcohol and public health. Lancet 2005;365: 519-30.

2. WHO. Public health problems caused by harmful use of alcol, 58. WHO Assembly, 7 April 2005.

3. Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione. Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Linee guida per una sana alimentazione italiana rev. 2003.

4. Ministero della Salute. Piano Sanitario Nazionale 2003-2005. Disponibile all’indirizzo: http://www.ministerosalute.it/...

5. Institute of Alcohol Studies in London - EU Public Health Programme - Report: Alcohol in Europe. Disponibile all’indirizzo: http://ec.europa.eu/...

6. Bartoli G, Scafato E, Patussi V, et al. Il ruolo del Medico di Medicina Generale nella prevenzione dei problemi alcolcorrelati. Alcologia 2002;14(2-3): 109-17.

7. Istituto Nazionale di Statistica. L’uso e l’abuso di alcol in Italia. Anno 2005. Roma: ISTAT; 2006. Disponibile all’indirizzo: http://www.istat.it/...