Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

gennaio 2008

La depressione nella popolazione delle Asl partecipanti allo studio trasversale Passi, 2006

Pierluigi Piras1,2, Nancy Binkin1 e Alberto Perra1 per il Gruppo PASSI 2006*

1Programma di Formazione in Epidemiologia Applicata, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma

2Dipartimento di Prevenzione, ASL 7 di Carbonia, Cagliari

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la salute mentale come uno stato di benessere nel quale il singolo è consapevole delle proprie capacità, sa affrontare le normali difficoltà della vita, lavorare in modo utile e produttivo ed è in grado di apportare un contributo alla propria comunità (1). Per i cittadini la salute mentale è infatti una risorsa che consente di conoscere il proprio potenziale emotivo e intellettuale nonché di trovare e realizzare il proprio ruolo nella società, nella scuola e nella vita lavorativa.

Le patologie mentali al contrario comportano molteplici costi, perdite e oneri per i cittadini e la società e rappresentano un problema in crescita a livello mondiale. L’OMS stima che entro il 2020 la depressione diventerà la causa di malattia più frequente nei Paesi industrializzati (2).

Nell’Unione Europea (UE), gli studi hanno dimostrato che i tipi più comuni di patologie mentali sono i disturbi legati alla depressione e all’ansia, ma è la depressione a rappresentare uno dei più seri problemi sanitari (2). Si stima che in Europa, almeno un cittadino su quattro abbia sofferto di una patologia mentale, e che queste malattie rappresentino circa il 3-4% del PIL (derivante per lo più dalla perdita di produttività) (3). Si stima infine che, mediamente, nei Paesi europei circa la metà (44-70%) delle persone colpite da malattie mentali non venga mai curata.

A partire dal 1999, l'UE ha promosso attivamente la cooperazione tra i Paesi membri nell’approccio alla salute mentale (2), in particolare per la raccolta di dati sulle caratteristiche e i fattori determinanti delle più diffuse patologie mentali.

Diversi studi nazionali hanno stimato la prevalenza di sindromi depressive e altre patologie mentali nella popolazione italiana (4, 5). Nonostante tali studi, sarebbero necessarie ulteriori conoscenze per selezionare priorità e migliorare gli interventi in corso, in particolare per definire meglio l’ampiezza del problema, le sue dinamiche evolutive e alcuni aspetti relativi ai servizi preposti (ad esempio, equità e accessibilità). Questo è particolarmente importante a livello locale e regionale, dove vengono spesso prese decisioni al riguardo.

A tal scopo, nell’ambito dello Studio PASSI 2006, è stata condotta un’indagine telefonica per mezzo di un questionario standardizzato sulla salute e i comportamenti salutari negli italiani adulti. All’interno di questa indagine abbiamo inserito un breve modulo sulla depressione articolato in sei domande.

La prima parte del modulo rappresenta una versione modificata del Patient-Health Questionnaire-2 (PHQ-2) che consiste di due domande di provata e alta sensibilità e specificità per la depressione, secondo i criteri del DSM-IV (6). Si riferiscono ai sintomi relativi agli ultimi 12 mesi e per un periodo di almeno due settimane di fila, e manifestatisi con: (A) l’aver provato poco interesse o piacere nel fare le cose e/o (B) l’essersi sentiti giù di morale, depressi o senza speranze. Le altre domande includono in che misura tali problemi abbiano reso difficile la vita e le attività; se, a causa di tali problemi, le persone intervistate si siano eventualmente rivolte a una figura professionale per essere aiutate e a quale; se un medico abbia loro prescritto un farmaco antidepressivo da prendere per alcuni mesi e, infine, se ricordassero il nome del farmaco.

Sono state coinvolte nell’indagine PASSI 2006 35 ASL di 7 regioni (Emilia-Romagna, Campania, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Veneto e Sardegna). È stato intervistato un campione casuale di persone di 18-69 anni, selezionate dalla lista assistiti delle ASL, per un totale di 4.905 persone. I questionari sono stati somministrati per telefono da personale sanitario locale, in genere infermieri o assistenti sanitari, specificamente addestrati.

I dati sui sintomi di depressione sono stati raccolti per 4.859 (99,0%) delle 4.905 persone intervistate. Il 18,0% (IC 95% 16,9%-19,1%) delle 4.859 ha riferito, per almeno due settimane consecutive nell’arco degli ultimi 12 mesi, entrambi i sintomi di depressione, mentre l’8,2% ha riportato solo il primo sintomo (poco interesse o piacere nel fare le cose) e un altro 4,4% solo il secondo. Il testo seguente si riferisce alle persone che hanno riferito entrambi i sintomi.

La prevalenza riportata dei due sintomi di depressione coesistenti non differiva significativamente per età o livello di istruzione (Tabella). Tuttavia, i tassi erano superiori per le donne, per le persone attualmente non impiegate, e per le persone con almeno una malattia cronica. Un'analisi multivariata comprendente età, sesso, stato lavorativo, e presenza di malattie croniche ha dimostrato che tutti e quattro rimanevano significativi fattori di rischio per la depressione, con il sesso femminile come predittore più forte.

Tra coloro che hanno riferito entrambi i sintomi di depressione, il 55,0% dichiara che tale condizione ha reso loro la vita moderatamente difficile e il 33,3% molto o moltissimo difficile. Su tutte le persone che hanno riferito entrambi i sintomi di depressione, il 33,3% ha dichiarato di aver parlato con un medico o altro operatore sanitario. Un ulteriore 26,8% ne ha parlato con familiari o amici, e il 39,9% con nessuno.

In questo stesso gruppo, laddove dichiarato, il 27,2% ha riferito di aver assunto farmaci per consiglio di un medico negli ultimi 12 mesi. Le tipologie di farmaci che sono state elencate da coloro in grado di ricordarlo (l’82% di chi ha dichiarato di aver assunto farmaci), appartengono alle categorie farmaceutiche ufficiali che spaziano dagli antidepressivi agli ansiolitici, dagli ipnotico-sedativi agli psicostimolanti, fino agli antipsicotici, più una miscellanea di farmaci meno frequenti (antiepilettici, anticolinergici, antivertigine, procinetici, e preparati omeopatici). Lo studio ha dimostrato che le domande sulla depressione sono state ben accettate sia dagli intervistatori sia dalle persone intervistate.

I risultati evidenziano come i sintomi di depressione, misurati secondo il PHQ-2, riguardino una notevole fetta della popolazione in studio - quasi uno su cinque - con una distribuzione non omogenea; sono stati infatti evidenziati gruppi con caratteristiche socio-demografiche a maggior rischio.

I risultati del PASSI evidenziano inoltre tassi ancora bassi relativamente al trattamento dei disturbi mentali e all’utilizzo dei servizi sanitari, suggerendo in certa misura un bisogno insoddisfatto.

Considerato che i disturbi mentali costituiscono una fetta importante del carico assistenziale complessivo attribuibile alle malattie dei Paesi industrializzati, il riscontro della limitata copertura di cure delle persone con sintomi di depressione appare di particolare importanza e rappresenta una delle attuali “sfide” poste ai servizi sanitari.

Il confronto dei risultati con altri dati è complicato dal limitato gruppo d’età usato per questo studio e dal periodo di riferimento per i sintomi, che è diverso da quello usato da altri studi. Nel sistema di sorveglianza PASSI, lanciato nel 2007, le due domande sono state modificate per riferirsi a un periodo di tempo più compatibile con altri studi nazionali e internazionali. È auspicabile che questi dati, diffusi non solo agli erogatori di servizi nel campo della salute mentale, ma anche ai decisori di sanità pubblica, spingano all’azione per migliorare da una parte lo screening dei medici di medicina generale e dall’altra riducano il senso di stigmatizzazione nelle persone bisognose di un aiuto medico.

 


(*) Gruppo PASSI 2006: Giuliano Carrozzi (AUSL di Modena); Marco Cristofori (ASL 4, Terni); Giuseppina De Lorenzo (Regione Campania, Napoli); Daniela Lombardi (Servizio di Epidemiologia ASL 20, Alessandria); Maria Miceli (ASL Roma D); Paolo Niutta (Ministero della Salute, Roma); Pierluigi Piras (ASL 7, Carbonia); Mauro Ramigni (Servizio Igiene e Sanità Pubblica ULSS 3, Bassano del Grappa); Gaia Scavia, Nancy Binkin, Alberto Perra (Istituto Superiore di Sanità, Roma); Tolinda Gallo (ASS 4 “Medio Friuli"); Carla Bietta (AUSL Umbria 2)

 

Ringraziamenti

Si ringrazia Antonella Gigantesco del Reparto di Salute Mentale del CNEPS, per l’essenziale apporto nella preparazione del questionario per la raccolta dei dati e nell’analisi e interpretazione dei risultati.

 

Riferimenti bibliografici

1. WHO. Strengthening mental health promotion. Geneva: WHO, Fact Sheet 220, 2007. Disponibile all'indirizzo:http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs220/en/print.html

2. Consiglio Europeo. Mental health promotion and prevention strategies for coping with anxiety, depression and stress related disorders in Europe (2001-2003). Disponibile all'indirizzo: http://ec.europa.eu/health/...

3. Parlamento Europeo. Risoluzione del Parlamento europeo sul miglioramento della salute mentale della popolazione. Verso una strategia sulla salute mentale per l’Unione Europea. 2006/2058(INI). Disponibile all'indirizzo: http://www.europarl.europa.eu/sides/...

4. Dubini A, Mannheimer R, Pancheri P. Depression in the community: results of the first Italian survey. Int Clin Psychopharmacol 2001;16:49-53.

5. De Girolamo G, Polidori G, Morosini PL, et al. La prevalenza dei disturbi mentali in Italia. Il progetto ESEMeDWMH (European Study on the Epidemiology of Mental Disorders, realizzato nell’ambito della WHO World Mental Health Survey Iniziative). Epidemiol Psichiatr Soc 2005; suppl 4. Disponibile all'indirizzo: http://www.epicentro.iss.it/temi/mentale/esemed.pdf

6. Kroenke K, Spitzer R, Williams JB. The patient health questionnaire-2: validity of a two-item depression screener. Med Care 2003;41(11):1284-92.