Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

marzo 2009

La comunicazione in ambito vaccinale: indagine conoscitiva nell'azienda Usl di Rimini

Nunzia Bruno1, Antonella Campolattano2, Margherita Carbellotti3 e Michela Morri2

1Ospedale Infermi, Rimini

2Dipartimento di Sanità Pubblica, Azienda USL, Rimini 3Dipartimento Cure Primarie, Azienda USL, Rimini

 

La comunicazione riveste un ruolo importante nell’ambito delle vaccinazioni in età pediatrica (0-14 anni), dove il genitore si trova a dover assumere la responsabilità di una scelta che condiziona la salute del proprio figlio. La comunicazione, inoltre, ha assunto un ruolo rilevante in seguito alla disponibilità di nuovi vaccini che si sono aggiunti a quelli in uso da tempo e all'evoluzione dell’epidemiologia delle malattie bersaglio, per le quali, a seguito dell’introduzione della vaccinazione estensiva, abbiamo assistito ad un trend decrescente fino a giungere, in alcuni casi, all’eradicazione.

 

L’Azienda Usl di Rimini ha effettuato uno studio dal titolo “Come e quando vengono informati i genitori sulle vaccinazioni”, con l’obiettivo di analizzare i momenti che caratterizzano la comunicazione nell’attività vaccinale dell’età pediatrica e le figure professionali in essa coinvolte. In particolare, l’obiettivo era descrivere il flusso e le caratteristiche delle informazioni ricevute prima e durante la seduta vaccinale. Sono state quindi verificate la tempistica, la fonte di informazione, la percezione di esaustività dell’informazione ricevuta e la qualità del colloquio pre-vaccinale (tempo dedicato, linguaggio utilizzato, grado di completezza dell’informazione e di competenza dell’operatore sanitario, conoscenza delle vaccinazioni da parte dei genitori). L’indagine si è svolta nel periodo aprileagosto 2008 presso gli ambulatori delle vaccinazioni pediatriche dell’Azienda USL di Rimini. È stato ritenuto significativo un campione pari al 10% dei nuovi nati nella provincia di Rimini (2.868 nel 2007, fonte anagrafe assistiti), perciò si è cautelativamente deciso di procedere con 350 interviste. La raccolta dati è stata effettuata mediante distribuzione di un questionario auto-somministrato ai genitori dei primi 350 bambini assistiti residenti che si sono presentati per la prima seduta vaccinale. Sono stati correttamente compilati ed analizzati 320 questionari, pari al 91% dei questionari distribuiti (5% mancata restituzione, 4% questionari non correttamente compilati). Per l’analisi dei dati è stato utilizzato il programma EpiInfo 2000.

 

I genitori che hanno partecipato all’indagine hanno presentato le seguenti caratteristiche: età media 33 anni (range tra 16 e 47 anni), cittadinanza italiana nell’83% dei casi, straniera nel 16% e nell’1% non indicata, grado di istruzione medio-alto (diploma 51%, laurea 24%), con figlio unico nel 55% dei casi (due figli nel 36% e tre o più figli nel 9%), nel 78% dei casi si trattava di madri. L’età dei bambini variava da un minimo di 2 mesi (86%), età consigliata per la prima vaccinazione, ad un massimo di 10 mesi (0,3%).

 

Quanto alla tempistica della comunicazione, la maggior parte dei genitori (83%, 95%IC79-87) ha ricevuto informazioni prima di recarsi presso l’ambulatorio vaccinazioni pediatriche: di questi, il 65% è stato informato sia verbalmente che tramite opuscoli scritti, il 27% solo verbalmente e l’8% solo tramite opuscoli. La figura professionale coinvolta nella comunicazione è rappresentata prevalentemente dal pediatra di famiglia. Le informazioni ricevute sono considerate sufficientemente complete dal 53% degli intervistati, complete dal 33%, incomplete dal 14% e il grado di approfondimento è ritenuto adeguato nella maggior parte dei casi (86%) (Figura 1).

 

Relativamente alle informazioni ricevute in occasione della vaccinazione, le figure professionali coinvolte sono per il 77% (95% IC 72-82) degli intervistati il medico/pediatra e per il 21% (95% IC 16- 27) l’infermiere/assistente sanitario (1% nessun operatore) (Figura 2); complessivamente il 62% dei genitori percepisce la competenza dell’operatore come buona od ottima. Nella stessa occasione il 38% dei genitori ha ricevuto materiale informativo, in ambulatorio o in accettazione, rispettivamente nel 74% e nel 21% dei casi. In circa la metà dei casi (53%) i genitori sono stati informati solo sugli effetti collaterali dei vaccini, nel 9% dei casi solo sulle malattie prevenibili con la vaccinazione, nel 38% l’informazione ha riguardato entrambi gli aspetti. I genitori hanno ritenuto l’informazione ricevuta chiara (97%), sufficiente/completa (87%), in grado di migliorare le proprie conoscenze (52%). Il tempo dedicato all’informazione è ritenuto adeguato dal 74% dei genitori. In termini di impatto, il 93% dei genitori dichiara di aver eseguito tutte le vaccinazioni proposte durante la seduta vaccinale, ma solo nel 62% dei casi sono indicati correttamente i tipi di vaccino somministrati al proprio figlio. Dall’indagine si evidenzia che, prima di presentarsi alla seduta vaccinale, nella maggior parte dei casi il genitore ha già ricevuto informazioni con un grado di approfondimento che ritiene quasi sempre adeguato e che il ruolo del pediatra di famiglia nella fase pre-vaccinale è spesso rilevante.

 

In occasione della vaccinazione, le informazioni ricevute in ambulatorio durante il colloquio pre-vaccinale riguardano soprattutto i possibili effetti collaterali dei vaccini e non le malattie prevenibili, questo anche in conseguenza delle preoccupazioni espresse dai genitori. In questa sede la fonte d’informazioni principale è il medico/pediatra, mentre la comunicazione gestita dall’infermiere/ assistente sanitario si profila più come un’attività di supporto a quella del medico che come un’attività autonomamente gestita.

 

In termini di impatto, si è osservato che la quasi totalità dei genitori accetta di somministrare al proprio figlio tutti i vaccini proposti, ma solo due terzi circa del campione sa riferire correttamente i vaccini effettivamente somministrati .

 

A fronte di tali evidenze, per ottenere migliori risultati, in particolare in termini di empowerment dei genitori, la comunicazione sulle vaccinazioni dovrebbe essere sostenuta da un rafforzamento o dall’acquisizione da parte del medico/ pediatra, dell’assistente sanitario e dell’infermiere, delle competenze di base del counselling, necessarie per comunicare in modo intenzionale con l’interlocutore e agevolare la scelta vaccinale. Il counselling, intervento professionale che si basa su competenze comunicative-relazionali, regole etiche e deontologiche, richiede motivazioni e capacità relazionali specifiche, che consentano di porsi in empatia con i soggetti coinvolti. Solo in questo modo l’operatore sanitario sarà in grado di fornire informazioni complete, creando le condizioni per una corretta valutazione del rapporto rischio-beneficio delle vaccinazioni stesse. Un tale risultato nella nostra realtà sanitaria è più facilmente ottenibile se il personale è stabilmente dedicato alle vaccinazioni, inserito in équipe che condividono le conoscenze e le scelte operate in tema di vaccinazioni a livello nazionale, regionale e locale.