Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

ottobre 2009

Il sistema nazionale di sorveglianza dell'echinococcosi/idatidosi nella regione Basilicata: valutazione e raccomandazioni

Antonio Marrone ASM Matera

 

L’echinococcosi cistica (EC) o idatidosi è una zoonosi cosmopolita causata dallo stadio larvale di un cestode appartenente al genere Echinococcus. È un piccolo verme piatto e segmentario che allo stadio adulto è parassita dell’intestino tenue dei cani. Il suo ciclo biologico è caratterizzato dalla formazione di cisti larvali in vari organi (fegato, polmone, ecc.) di bovini, suini, equini, caprini, ma soprattutto ovini, che fungono da ospiti intermedi nella trasmissione della parassitosi. La malattia si trasmette all’uomo dagli ospiti definitivi (cani) per via diretta, tramite contatto stretto, o per via indiretta, per ingestione di alimenti infestati per inquinamento di origine fecale (1).

 

Nelle specie animali sensibili la malattia ha un decorso cronico ed asintomatico e la diagnosi è anatomopatologica in sede di ispezione post mortem al macello, con il ritrovamento delle idatidi in uno o più organi.

 

Anche nell’uomo la malattia evolve generalmente in forma cronica senza sintomi specifici e nell’1-3% dei casi l’esito è fatale; può quindi accadere che la malattia non sia diagnosticata per tutta la vita o, occasionalmente, a seguito di indagini strumentali (radiografie, ecografie, TAC) per altre patologie o per disfunzioni di organi interessati dalla presenza delle cisti (2).

 

Le cure che si rendono necessarie in caso di patologia conclamata sono spesso lunghe e costose ed incidono sull'economia del sistema sanitario e delle famiglie che assistono i propri cari. La qualità di vita dei soggetti affetti dalla EC è fortemente compromessa (3).

 

L’Echinococcus granulosus è la specie più diffusa e rappresenta oltre il 95% dei casi umani con stime di 2-3 milioni di soggetti colpiti a livello mondiale (4).

 

In Europa, nel 2004, la EC è stata la seconda causa di zoonosi, tra quelle considerate di origine parassitaria, con diffusione maggiore tra le popolazioni dell’area mediterranea. Nel 2006 l’incidenza di casi umani nell'Unione Europea (UE) è stata dello 0,1 ogni 100.000 abitanti, con un incremento del numero di casi dovuti principalmente alle notifiche pervenute dai Paesi dell'Europa centrale e orientale (5).

 

Il modello epidemiologico di sorveglianza della EC è incompleto e le informazioni per gran parte delle regioni italiane non sono aggiornate, sono contraddittorie e spesso limitate agli ospiti intermedi. Poche informazioni sono disponibili circa la presenza di E. granulosus nei cani (Abruzzo 4%, Sardegna 6-10%, Sicilia 19%) (6, 7).

 

In Basilicata, da un'indagine condotta nel periodo 1996-2002(8), è stata osservata la seguente prevalenza della EC nella popolazione animale: bovini 2,8%-3,8%, ovini 5%-28%, caprini 4%-25%, suini 0,05%-0,5%, equini 0,04%-0,1%. Nella provincia di Matera nel 1998, da una indagine condotta dall’Istituto di Zooprofilassi Sperimentale territorialmente competente in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità, è stata riscontrata una prevalenza media negli ovi-caprini del 26% con picchi del 57% negli animali di età superiore a 5 anni (9).

 

Nel periodo 2002-06, i casi umani registrati sono stati 126 con un’incidenza media annua di 4,2 casi ogni 100.000 abitanti, con ricorso a cure ospedaliere per complessivi 1.275 giorni e un costo totale per il Servizio Sanitario Regionale di circa 520 mila euro (10).L’importanza della reciprocità di informazione tra medici e veterinari, per un'efficace azione di contrasto delle zoonosi, costituisce uno dei punti di forza del sistema di sorveglianza. Più recentemente (2006) l’UE ha stilato una lista di zoonosi da sottoporre a sorveglianza e fra queste figura anche l’echinococcosi. Le regioni e le ASL devono quindi a tal fine rendere operative una serie di disposizioni normative previste a tale scopo. Il macello rappresenta un punto privilegiato e fondamentale di osservazione epidemiologica delle malattie infettive e contagiose degli animali e delle zoonosi. Ciò è particolarmente importante per la sorveglianza della idatidosi che trova nell’ispezione post mortem il momento di elezione per la diagnosi del caso.

 

Nella Figura viene riportato lo schema del flusso informativo veterinario successivo all’accertamento del caso.Se consideriamo da una parte la presenza di casi umani e dall’altra l’impossibilità di disporre di dati completi e aggiornati sulla prevalenza della malattia negli animali (11) è conseguente e verosimile supporre che il sistema di sorveglianza non produca i risultati di efficacia attesi. Da una valutazione effettuata localmente sono emerse (12) alcune criticità che compromettono l’utilità del sistema, quali l’assenza di un protocollo operativo definito e di un modello di notifica di caso unico, con dati congruenti e registrazione degli interventi messi in atto negli allevamenti colpiti; inoltre, l’assenza di informazione dello stato sanitario degli allevamenti colpiti da Echinococcus porta:

  • informazione e formazione sulla malattia affidata ad interventi sporadici, disorganici e poco efficaci per la salute pubblica;
  • fenomeno delle sottonotifiche, anche a causa di macellazioni familiari clandestine.

L’ EC è senza dubbio un problema di sanità pubblica la cui soluzione è condizionata da un'azione congiunta di operatori sanitari, decisori e popolazione.

 

In particolare, nell'attuale situazione sarebbe utile il coinvolgimento degli allevatori e delle loro associazioni, dei servizi veterinari e di igiene pubblica, dei veterinari liberi professionisti, delle strutture ospedaliere con le istituzioni. Sarebbe, inoltre, opportuno rivedere e informatizzare il sistema di sorveglianza in essere alla luce delle nuove disposizioni comunitarie e nazionali sul controllo delle zoonosi e della situazione regionale, mettendo in atto interventi strutturati e codificati in un progetto di sanità pubblica, quali ad esempio:

  • notifica dei casi per via telematica attraverso un modello unico per avere dati omogenei e aggregabili;
  • inserimento in banca dati regionale delle informazioni sulla catena alimentare su animali o partite di animali provenienti da un allevamento con positività per EC; questo consente al veterinario ispettore di operare al macello nelle migliori condizioni per la sua attività di controllo;
  • formazione degli operatori sanitari interessati sui temi del funzionamento del sistema di sorveglianza specifico per l'EC;
  • monitoraggio continuo delle attività del sistema di sorveglianza;
  • programmi di educazione sanitaria ed informazione sulla gravità della zoonosi e sulle modalità di trasmissione, con particolare attenzione alle popolazioni maggiormente esposte (allevatori, addetti alla cura e custodia degli animali da reddito, proprietari di cani, bambini);
  • campagne di informazione e sensibilizzazione al controllo della parassitosi, attraverso prestazioni stabili di profilassi dei cani di proprietà (nelle zone endemiche si dovrebbe ricorrere alla profilassi obbligatoria);
  • possibilità di intervento rapido sul focolaio umano, eseguendo indagini di screening sui componenti del nucleo familiare, per una eventuale diagnosi precoce ed una pronta terapia.

Riferimenti bibliografici

1. Montanaro L, Sisinni AG, Sartorelli P. L’echinococcosi: un’epidemia persistente. G Ital Med Lav Erg 2004;26:202-7.

2. Siracusano A, Buttari B, Delunardo F, et al. Echinococcosi cistica: un problema sanitario che necessita di approcci multidisciplinari. Not Ist Super Sanità 2004;17(2):3-6.

3. Budke MC. Global socioeconomic impact of cystis echinococcosis. Emerg Infect Dis 2006;12(2):296-303.

4. Craig PS, McManus DP, Lightowlers MW, et al. Prevention and control of cystic echinococcosis. Lancet Infect Dis 2007;7(6):385-94.

5. The EFSA Journal-Review of the community summary report of zoonoses. Disponibile all'indirizzo: www.efsa.europa.eu

6. Garippa G, Varcasia A, Scala A. Cystic echinococcosis in Italy from the 1950s to present. Parassitologia 2004;46(4): 387-91.

7. Garippa G. Updates on cystis echinococcosis (CE) in Italy. Parassitologia 2006;48(1-2):57-9.

8. Quaranta V. Echinococcosi: presenza e diffusione della parassitosi in Basilicata. Convegno "Echinococcosi: una parassitosi da conoscere". Centro Sociale Calastra Alto Sauro, Anzi (Pz). 2004 (comunicazione orale).

9. Casulli A, Gomez Morales MA, Vitelli G, et al. Serodiagnosis of cystis echinococcosis (Echinococcus granulosus) in sheep: a preliminary study. Parassitologia 2002;44(suppl. 1):46.

10. Disponibile all'indirizzo: www.sanita.basilicata.it/...

11. Disponibile all'indirizzo: www.ministerosalute.it/...

12. Marrone A. Valutazione del Sistema di Sorveglianza dell’Idatidosi/Echinococcosi in Basilicata. Rapporto di attività, Profea 2007 (dati in possesso dell'autore).