Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

maggio 2010

Passi d'Argento: i risultati della prima indagine multiregionale

Amedeo Baldi1, Amalia De Luca2, Marco Cristofori3, Giuliano Carrozzi4, Lilia Biscaglia5, Benedetta Contoli5, Alberto Perra5 e Arianna Dittami5

1Società della Salute della Lunigiana, ASL 1 Massa e Carrara, Aulla (MS) 2UOC di Epidemiologia, Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza

3Servizio di Epidemiologia, ASL 4 Terni

4Dipartimento di Sanità Pubblica, AUSL Modena

5Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma

 

 

PASSI d’Argento, promosso dal Ministero della Salute e dalle regioni con il supporto tecnico-scientifico del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell'Istituto Superiore di Sanità, costituisce una sperimentazione di un modello di sorveglianza sulla qualità della vita, sulla salute e sulla percezione dei servizi nella terza età, allo scopo di mettere a disposizione informazioni utili per le scelte di politiche socio-sanitarie volte a migliorare la qualità di vita degli anziani (1). Più in particolare, l’obiettivo della sorveglianza è di valutare la capacità dell’anziano di essere risorsa e di partecipare alla vita sociale, di rimanere in buona salute, di usufruire di cure e tutele avendo un reddito adeguato, al fine di disegnare un profilo della popolazione ultra64enne centrato sui "tre pilastri" per l’ invecchiamento attivo, individuati dalla strategia “Active ageing” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): partecipazione, salute e sicurezza (2). In questo articolo verranno illustrati sinteticamente i risultati della prima indagine multiregionale, svoltasi nel 2009 in sette regioni (Sicilia, Puglia, Umbria, Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Valle d’Aosta), con particolare attenzione agli aspetti ritenuti più importanti per orientare l’azione dei servizi sociali e sanitari delle ASL e delle regioni.

 

L’indagine è stata effettuata su di un campione della popolazione ultra64enne, estratto dall’anagrafe sanitaria in maniera casuale tra le persone non istituzionalizzate, residenti nel territorio delle ASL e nelle regioni partecipanti allo studio. Sono stati considerati non eleggibili coloro che al momento dell’indagine risultavano ricoverati presso strutture residenziali (residenze sanitarie assistenziali e case protette) e ospedaliere, oppure domiciliati altrove. Le informazioni sono state raccolte, nel rispetto delle norme in materia di privacy, mediante la somministrazione, da parte di operatori sociali e sanitari appositamente formati, di un questionario strutturato e standardizzato, messo a punto sulla base di indagini nazionali e internazionali di provata validità. Nei casi in cui l’individuo campionato non potesse rispondere direttamente all’intervista per ostacoli di natura fisica o psichica, le domande sono state rivolte ad un familiare o altra persona di fiducia prossima all’anziano (proxy), scelto in base alle caratteristiche definite nel protocollo. Un filtro, costituito da un breve test per saggiare le capacità di memoria e di orientamento temporale, ed un algoritmo hanno guidato l’operatore nella scelta della modalità dell’intervista: telefonica o faccia a faccia. Con il questionario sono state indagate le caratteristiche socio-demografiche ed economiche, la percezione dello stato di salute, gli stili di vita, eventuali cadute, problemi di vista, udito e masticazione, sintomi di depressione, segni di isolamento sociale (3, 4). Allo scopo di rendere l'indagine più funzionale alla programmazione e alla valutazione degli interventi messi in atto dalla società civile e dai servizi del settore sociale e sanitario, si è descritta la popolazione degli ultra64enni in 4 sottogruppi: anziani in buona salute e a basso rischio di malattia, in buona salute ma a rischio di malattia e fragilità, con segni di fragilità e disabili, essenzialmente usando i criteri di capacità di svolgere le ADL (activities daily living) e le IADL (instrumental activities daily living). Sono state prese in considerazione le seguenti caratteristiche o condizioni: problemi di masticazione o vista o udito, stili di vita, sintomi di depressione o rischio di isolamento sociale, percezione dello stato di salute, numero di giorni in cattiva salute per motivi fisici o psicologici o numero di giorni con limitazioni negli ultimi 30 giorni, perdita di peso (4,5 kg o 5% e oltre nell’ultimo anno) (5). Il termine fragilità è stato utilizzato per definire uno “stato di aumentata vulnerabilità a eventi stressanti” che richiede interventi mirati e tempestivi, senza i quali l’esito è, inesorabilmente, verso la disabilità (6).

 

Per l’inserimento dei dati e per la loro analisi è stato utilizzato il software Epi- Info versione 3.5.1.

 

Hanno partecipato alla prima indagine, svoltasi nel periodo marzo-giugno 2009, sette regioni, di cui capofila è stata l’Umbria. Sono stati intervistati 3.313 anziani, con il 22% di sostituzioni e l’11% di rifiuti. Nell’83% dei casi si è trattato di intervista telefonica, nel restante 17% è stata utilizzata la modalità faccia a faccia; il 20% delle interviste è stato realizzato con l’aiuto di un familiare o una persona convivente con l’anziano (proxy).

 

Il campione, per distribuzione di genere e classi di età, è risultato rappresentativo della popolazione residente nelle regioni e comprensori indagati (dati ISTAT al 1° gennaio 2009); il 57% è costituito da donne, la cui proporzione rispetto agli uomini è in aumento con l’aumentare dell’età, a causa della più lunga durata della vita media nel sesso femminile, evidenziando il già noto fenomeno della femminilizzazione della popolazione anziana nel nostro Paese. Il 20% degli anziani ha dichiarato di vivere da solo; il 2% da solo, ma con la badante.

 

 

Per il 67% degli intervistati il livello di istruzione è risultato essere basso (diploma di scuola elementare o nessun titolo), maggiormente nelle donne.

 

L’analisi dei risultati è stata realizzata usando come chiavi di lettura un’aggregazione di alcune caratteristiche identificate nei “tre pilastri” precedentemente descritti che secondo l’OMS sono alla base e condizionano l’invecchiamento attivo.

 

In primo luogo, le attività sociali vedono coinvolti solo il 29% degli ultra64enni, mentre appena il 4%, in particolare le persone con alta istruzione e nessuna difficoltà economica, ha dichiarato di frequentare corsi di cultura o formazione. Al contrario ben il 13% degli anziani vive in condizioni di isolamento sociale.

 

L’essere risorsa per la propria famiglia e per la società è risultata essere una condizione trasversale a tutti i 4 sottogruppi, anche se in proporzioni diverse in rapporto alle condizioni di salute, passando dal 61% delle persone in buona salute al 55% di quelle a rischio di malattia e fragilità, al 27% di coloro che presentavano segni di fragilità e perfino al 13% dei disabili.

 

Riguardo alla percezione della qualità della propria salute, il 29% delle persone ha giudicato il proprio stato di salute positivamente, il 51% discretamente, il 20% in modo negativo, in particolare le donne e le persone con età più avanzata. Per gli stili di vita ed i fattori di rischio comportamentali, il 60% ha dichiarato di svolgere un’attività fisica insufficiente, oltre la metà ha ammesso di consumare almeno un’unità alcolica al giorno, il 54% è stato classificato in eccesso ponderale, in base ai dati riferiti di peso e altezza, mentre solo il 7% ha affermato di consumare adeguate quantità di frutta e verdura.

 

La proporzione delle persone che hanno riferito sintomi riconducibili a depressione è stata pari al 17%, mentre ben il 32% ha lamentato problemi di masticazione, il 16% disturbi di vista e il 24% di udito, non compensati con l’uso di protesi. Le cadute, indagate con riferimento agli ultimi 30 giorni, hanno riguardato in media il 10% degli intervistati.

 

Relativamente al "terzo pilastro", definito come sicurezza, è stata studiata la capacità di usufruire di cure e tutele e di avere un reddito adeguato. La conoscenza dei programmi di intervento dei servizi sociali (centro anziani, circoli, ecc.) è risultata abbastanza diffusa anche se tali strutture erano utilizzate solo da meno del 30% del campione; accanto al dato confortante secondo cui l’ 85% delle persone disabili può contare su un sostegno nelle attività della vita quotidiana, è comunque da sottolineare che il restante 15% ha detto di non ricevere alcun aiuto e che 1 persona disabile su 10 ha dichiarato di vivere da sola.

 

Per quel che riguarda la capacità di reddito, sebbene il 92% degli anziani intervistati ha affermato di ricevere una pensione e l’8% di avere un lavoro retribuito, la maggioranza delle persone (55%) ha sostenuto di percepire il proprio reddito come insufficiente.

 

Utilizzando i criteri definiti nel protocollo per identificare i 4 sottogruppi (Figura), la popolazione ultra64enne è risultata essere per il 42% in buona salute e a basso rischio di malattia; per il 25% in buona salute ma a rischio di malattia e fragilità; per il 20% con segni di fragilità e per il 13% con disabilità. Per ciascuna di queste sotto-popolazioni è possibile fare una descrizione comparativa delle variabili descritte finora (Tabella).

 

La rapida crescita del fenomeno invecchiamento impone un’accelerazione nell’attuazione delle scelte di politiche socio-sanitarie tese a valorizzare gli anziani come risorsa ma anche rivolte in modo specifico al fenomeno della fragilità e all’individuazione e prevenzione dei fattori che possono determinarla. In tal modo, è possibile migliorare la qualità della vita degli anziani ed interrompere allo stesso tempo una spirale di decadimento, drammaticamente rapida, verso la disabilità.

 

Le informazioni messe a disposizione dalla sperimentazione della sorveglianza PASSI d’Argento si sono rivelate utili al monitoraggio degli interventi e alla pianificazione di programmi efficaci per la tutela e la promozione della qualità della vita delle persone ultra64enni. Le regioni che hanno partecipato a questa prima sperimentazione hanno mostrato un interesse per i benefici potenziali di una messa a regime nel Paese di tale sorveglianza.

 

Riferimenti bibliografici

1. Biscaglia L, Baldi A, Carrozzi G, et al. PASSI d’Argento: la sperimentazione di un sistema di sorveglianza della salute delle persone con 65 o più anni. Not Ist Super Sanità - Inserto BEN 2009;22(7-8):i-iii.

2. World Health Organization. Active ageing. A policy framework. 2002. Disponibile all’indirizzo: www.who.int/...

3. Djernes JK. Prevalence and predictors of depression in populations of elderly: a review. Acta Psich Scandin 2006;113(5):372-87.

4. Birren JE. Psychological implications of productive ageing. In: Morrow-Howell N, Hinterlong J, Rozario PA (Ed). Productive ageing: concepts and challenges. Baltimore: The John Hopkins University Press. p. 102-19.

5. Cristofori M, Catanelli M, Casaccia V. PASSI d’Argento: dall'Umbria una sperimentazione della sorveglianza della popolazione di 65 o più anni. Not Ist Super Sanità - Inserto BEN 2010;23 (4):ii-iv.

6. Topinková E. Aging, disability and frailty. Ann Nut Metab 2008;52(Suppl. 1):6-11.