Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

giugno 2011

Indagine sulle conoscenze e sulla percezione dell'igiene delle mani e delle infezioni correlate all'assistenza in un campione di operatori sanitari ospedalieri dell'Asp di Ragusa

Gaetano Migliorino1, Lucia Terranova1, Gianna Leggio2, Stefano Calabrese2, Giuseppe Cappello3, Serafina Melilli4, Raffaele Elia4, Angela Militello1, Pietro Bonomo5 e Pasquale Granata6

1Direzione Sanitaria, Presidio ospedaliero di Scicli, Ragusa

2Direzione Sanitaria, Presidio ospedaliero Civile di Ragusa

3Direzione Sanitaria, Presidio ospedaliero M. Paternò Arezzo, Ragusa

4Direzione Sanitaria, Presidio ospedaliero Regina Margherita, Comiso (RG)

5Presidio Ospedaliero 2, Ragusa

6Direzione Sanitaria Aziendale, Asp Ragusa

 

Negli ultimi anni il tema della sicurezza del paziente è diventato soggetto centrale per i servizi sanitari. Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) che fanno parte dei rischi potenzialmente evitabili, in quanto per loro natura collegate alle pratiche sanitarie, possono causare un allungamento dell’ospedalizzazione, un incremento della disabilità, dei costi per le famiglie e per la sanità e anche dei decessi (1).

 

Circa 1,4 milioni di persone in tutto il mondo contraggono una ICA nelle strutture sanitarie. In Italia, sulla base delle indicazioni della letteratura e degli studi multicentrici effettuati in questi anni, si può stimare che il 5-8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione ospedaliera; ogni anno, infatti, si verificano 450-700 mila infezioni in pazienti ricoverati in ospedale, soprattutto infezioni urinarie, seguite da infezioni della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi. Nell’1% dei casi si stima che esse siano la causa diretta del decesso del paziente (2).

 

Il 30% delle infezioni ospedaliere è potenzialmente evitabile con l’adozione di misure preventive efficaci (3). Nell’ottobre 2004, l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha avviato la "First Global Patient Safety Challenge" con lo scopo di promuovere la sicurezza del paziente e ridurre gli effetti avversi sulla salute di strutture sanitarie non sicure. Nel 2005-06 con la campagna "Clean Care is Safer Care" sempre l'OMS ha posto come obiettivo la promozione delle pratiche di controllo delle infezioni, attuando interventi a livello globale per ridurre le ICA attraverso la promozione dell’igiene delle mani (1, 4). In particolare, la singola azione di igiene delle mani è stata riconosciuta come uno degli elementi centrali per proteggere il paziente dalla trasmissione crociata di microrganismi (5).

 

Gli operatori sanitari coinvolti in queste campagne dovrebbero conoscere meglio i rischi associati a compiti specifici e le indicazioni per l’igiene delle mani. A tale scopo, prima di intraprendere qualsiasi attività formativa, viene suggerita la valutazione delle conoscenze degli operatori su questi temi.

 

Nel mese di dicembre 2010 il Comitato per le Infezioni Ospedaliere (CIO) ha avviato nella ASP di Ragusa un’indagine conoscitiva sulle conoscenze e sulla percezione di una corretta igiene delle mani in un campione di operatori sanitari della stessa ASP. Sono stati inclusi nel campione medici, infermieri, operatori sanitari/ausiliari dipendenti dei presidi ospedalieri (PO).

 

La dimensione del campione si è definita in base alla tipologia di PO: l’intera popolazione per i PO Busacca e Comiso, gli operatori presenti durante il turno del giorno della somministrazione del questionario per i PO Civile e M. Paternò Arezzo.

 

Per la raccolta dei dati è stato utilizzato un questionario standardizzato, anonimo e autocompilato, sviluppato dall’OMS e già utilizzato in Italia (5), composto da 14 domande chiuse sulle conoscenze e 13 sulla percezione. Dopo una comunicazione alle varie direzioni sanitarie da parte del CIO aziendale, è stato somministrato agli operatori il questionario presso i reparti di appartenenza ed è stato ritirato il giorno successivo. Il data-entry e l’analisi dei dati sono stati realizzati con Epiinfo 3.5.1. e la forza delle associazioni stimata con il rapporto di prevalenza, IC al 95%.

 

Da un totale di 1.020 soggetti è stato selezionato un campione di 518 operatori. Di questi hanno aderito 250 (48%), all'incirca di pari numero uomini e donne, età mediana di 48 anni; il 60% era costituito da infermieri, il 26% da medici, l’8% da l’operatori sanitari/ ausiliari e il 6% da altro personale sanitario; il personale delle unità operative di chirurgia e medicina ha aderito in proporzioni maggiori.

 

Dall’analisi sulle conoscenze solo il 23% del campione aveva partecipato ad un corso di formazione sull'igiene delle mani e solo il 67% ha risposto che presso la propria struttura è disponibile un prodotto a base alcolica per la frizione delle mani. Alle domande su quale fosse la principale via di trasmissione crociata di germi patogeni, l’80% ha risposto correttamente (le mani degli operatori sanitari non pulite), solo il 22% sulla fonte della trasmissione di germi responsabili di infezione degli operatori (paziente) e il 33% sul tempo minimo necessario per un prodotto a base alcolica per eliminare la maggior parte dei germi sulle mani (20 secondi). Le conoscenze sulle procedure (frizione, lavaggio, nessuna) sono state vagliate in rapporto a diverse situazioni e rappresentate (tabella 1) per i diversi PO partecipanti.

 

 

La percentuale della media delle risposte corrette varia da 39 a 62% e complessivamente, su 6 item, la media delle risposte corrette è del 49%. Il PO Civile ha la media più alta (59%) di risposte corrette e il PO di Comiso la più bassa (38%). L’analisi della percezione della dimensione delle ICA e della diffusione delle misure di prevenzione ha mostrato che il 56% non sa indicare qual è la percentuale media di pazienti che sviluppano un’infezione durante il ricovero, mentre solo il 17% riferisce il dato corretto. L’efficacia dell'igiene delle mani nel prevenire le ICA è considerata “molto alta” solo dal 45,7% degli operatori. La percezione degli intervistati sulla diffusione della pratica dell’igiene delle mani da parte degli operatori è sintetizzata nella tabella 2.

 

 

La percezione di efficacia da parte degli intervistati delle azioni necessarie per aumentare in maniera permanente l’igiene delle mani nelle strutture sanitarie aziendali si distribuisce come segue:

  • il 56% valuta come “efficace e molto efficace” l’azione dei dirigenti leader della propria unità operativa nel sostenere e promuovere l’igiene delle mani;
  • il 50% riferisce ”molto efficace” la struttura sanitaria di appartenenza quando rendesse disponibile il prodotto a base alcolica in tutti i punti di assistenza;
  • il 24% riferisce “molto efficace” l’effetto dei poster riguardanti l’igiene delle mani che vengono affissi in tutti i punti di assistenza;
  • il 27,9% considera “molto efficace” la presenza di istruzioni semplici e chiare sull’igiene delle mani che vengono messe a disposizione di ogni singolo operatore sanitario non o poco ottemperante alle regole di igiene delle mani;
  • il 42,5% considera il proprio esempio personale come stimolo ai colleghi nel lavaggio delle mani.

Lo studio, semplice da realizzare su un questionario validato, ha evidenziato differenze sostanziali tra i diversi PO. Sulle procedure relative all’igiene delle mani sono emerse insufficienti conoscenze, condizione che potrebbe generare procedure assistenziali non corrette, determinando la probabilità di eventi sentinella per il paziente o rischio biologico per l’operatore sanitario.

 

Un altro aspetto importante osservato è la mancanza di prodotto su base alcolica per il lavaggio delle mani nelle unità operative dei PO. Il CIO dovrebbe farsi carico della definizione e della realizzazione di una programmazione di interventi multimodali ("Clean Care is Safer Care") a sostegno dell’igiene delle mani per contribuire al miglioramento significativo delle conoscenze e della percezione e a rendere disponibili prodotti per l’igiene delle mani.

 

L’adesione limitata alle pratiche di igiene delle mani e il tasso di rispondenza basso suggeriscono alla direzione sanitaria aziendale di impegnarsi nella ripetizione del survey e nella formazione/ informazione del personale, facendosi inoltre promotrice, assieme al CIO, della estensione dell’indagine a tutti i PO ed alle attività assistenziali dei servizi territoriali.

 

Riferimenti bibliografici

 

1. Allegranzi B, Storr J, Dziekan G, et al. The first global patient safety challenge "clean care is safer care": from launch to current progress and achievements. J Hosp Infect 2007;65(Suppl2):115-23.

2. Infezioni correlate all’assistenza. Aspetti epidemiologici - 2009 ( www.epicentro.iss.it/problemi/...)

3. Sax H, Uckay I, Richet H, et al. Determinants of good adherence to hand hygiene among healthcare workers who have extensive exposure to hand hygiene campaigns. Infect Control Hosp Epidemiol 2007;28(11):1267-74.

4. WHO. A guide to the implementation of the WHO multimodal hand hygiene improvement strategy (www.who.int/gpsc/5may/Guide_to_Implementation.pdf).

5. Agenzia Sanitaria Regionale dell'Emilia-Romagna. Moro ML, Marchi M, Buttazzi R, et al. (Ed.). Progetto INF-OSS. Indagine conoscitiva nazionale sulle attività di sorveglianza e controllo delle infezioni correlate all’assistenza e sulle attività di pulizia e sanificazione negli ospedali - 2009 (asr.regione.emilia-romagna.it/wcm/ asr/aree_di_programma/rischioinfetti vo/).