Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

novembre 2011

Nota editoriale di Alberto Perra

In Sardegna, come in altre regioni che hanno espresso la necessità di valorizzare ulteriormente l’informazione epidemiologica, si stanno creando le condizioni per mettere in funzione una rete epidemiologica regionale efficiente, basata sul funzionamento dei Centri Epidemiologici Aziendali (CEA) o Osservatori Epidemiologici Aziendali, strutture situate in seno al Dipartimento di Prevenzione o alla Direzione delle varie aziende sanitarie.

 

L’iniziativa dei colleghi della Sardegna è molto interessante e originale, in quanto, attraverso l’analisi SWOT, sono state raccolte conoscenze e aspettative, rispetto alla funzione dell’osservazione epidemiologica, a livello delle aziende sanitarie. Diversi elementi rendono quanto mai attuale e necessaria la messa a regime di tale rete epidemiologica. Recentemente, ad esempio, il Piano Regionale di Prevenzione (PRP) 2010-12, simile nella struttura a quello delle altre regioni, ha previsto una prima parte descrittiva (il cosiddetto quadro strategico) in cui, per scegliere con criteri di priorità gli interventi e i progetti, deve essere delineata in maniera sintetica ed efficace la situazione sanitaria della regione. I colleghi epidemiologi delle aziende sanitarie hanno lavorato attivamente per produrre le informazioni necessarie per il quadro strategico del PRP. Non solo, ma in tale quadro è previsto che si misurino degli indicatori prevalentemente di processo, da costruire con informazioni provenienti dai sistemi di sorveglianza di popolazione, attività nelle quali gli epidemiologi aziendali giocano un ruolo essenziale.

 

Dallo studio dei colleghi sardi si evidenzia ancora fortemente diffusa fra gli operatori, sia dirigenti regionali che delle ASL, l’idea che i CEA abbiano un ruolo relativamente passivo rispetto ai fenomeni che riguardano la malattia e la salute di una popolazione. Un esempio eloquente è costituito dal numero dei flussi di dati correnti (circa 50) che, seppure di varia importanza per la programmazione sanitaria, sono insufficientemente reperibili. Molti di questi flussi sono scarsamente utilizzati e accessibili, in particolare a livello delle ASL. Al contrario, in altre nazioni (1-3) la funzione epidemiologica delle aziende sanitarie è fortemente orientata non solo alla raccolta e all’interpretazione dei dati disponibili, ma anche all’analisi dei bisogni, alla valutazione iniziale dei problemi, alla sorveglianza epidemiologica, alla pianificazione, al monitoraggio e alla valutazione degli interventi. In Sardegna, come nel resto del nostro Paese, nonostante la diffusa tendenza a utilizzare le competenze epidemiologiche ai fini della gestione e della qualità dei servizi in seno alla Direzione Generale delle aziende sanitarie, si osservano, seppur a macchia di leopardo, diverse esperienze in cui gli epidemiologi mettono in campo competenze in fatto di comunicazione, culturali, di promozione di leadership, ma soprattutto di gestione della sanità basata sulla conoscenza. Su questa area di competenza, particolare importanza riveste la ricerca e messa a disposizione della evidence. è opinione universalmente condivisa che la competenza necessaria per trovare l’informazione di qualità (o evidence) con cui supportare azioni o interventi previsti a livello locale o regionale debba far parte del bagaglio metodologico dell’epidemiologo. Di pari importanza nella gestione della sanità basata sulla conoscenza è la competenza, da molti evocata, che gli epidemiologi delle aziende dovrebbero avere in termini di informazione e formazione di personale dei servizi, allo scopo di mettere a disposizione o, almeno di promuovere, la conoscenza di metodi e tecniche necessaria a produrre interventi di qualità.

 

Un quadro complessivo delle competenze (core competencies) degli epidemiologi aziendali e regionali ripropone un ruolo essenziale della funzione epidemiologica, oltre a quello interno alle attività dei CEA e a quello trasversale di supporto e promozione degli altri servizi dell’azienda sanitaria.

 

Tale ruolo, tanto nuovo quanto essenziale al fine di ottenere migliori risultati in termini di efficienza ed efficacia dell’azione sanitaria, si può sintetizzare in “studio e proposta di strategie (policy)”. Si tratta della capacità di elaborare e costruire, attraverso la ricerca, una evidence a supporto delle strategie necessarie al cambiamento del sistema sanitario, aziendale o regionale, e in ultima analisi per migliorare il livello di salute della popolazione. Ad esempio, molti degli interventi sanitari attualmente si confrontano con il limite della “partecipazione dei beneficiari” che, non usufruendo dei servizi messi a disposizione, non contribuiscono a produrre il beneficio che i diversi servizi di salute si prefiggono come obiettivi. La messa a punto di modelli esplicativi da parte dei professionisti cui è affidata la funzione epidemiologica, basati sulle osservazioni e sui dati raccolti, può permettere la messa in atto di azioni e strategie correttive basate sulla evidence. Tale competenza favorirebbe molti decisori che, in campo aziendale o regionale, non dispongono di sufficienti informazioni di qualità per la programmazione.

 

Riferimenti

1. Competencies for applied epidemiologists in governmental public health Agencies (AECs). CDCs, 2008 (www.cdc.gov/appliedepicompetencies/).

2. Core competencies for public health in Ontario. Department of Public Health Sciences, University of Toronto, 2005 (www.corecompetencies.ca/index.html).

3. Core competencies for public health epidemiologists working in the area of communicable disease surveillance and response, in the European Union. ECDC 2008 (www.ecdc.europa.eu/).