Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

dicembre 2012

Studi di popolazione in Calabria: i risultati della collaborazione tra l'Istituto Superiore di Sanità e l'associazione calabrese di epatologia.

Lino Caserta1, Luana Missineo1, Giuseppa Casile1, Carmelo Vacalebre1, Paolo Scudo1, Gaspare M. Pendino1 e Alfonso Mele2

1Associazione Calabrese di Epatologia, Pellaro (Reggio Calabria)

2Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma

 

SUMMARY

(General population studies in Calabria Region: a good practice by a regional non governmental organization (NGO) and the Italian National Institute of Health) - During the last 10 years, the ACE, regional NGO for the study of liver diseases, has been developing a co-operation with the Italian National Institute of Health that allowed carrying out many epidemiologic studies among different groups of the general population on hepatitis markers and effectiveness of antiviral treatment for hepatitis C virus infection, which results were published in the international literature. The article describes methods and steps that enabled this co-operation and its advantages.

Key words: indipendent biomedical research; co-operation; public health

lino.caserta@gmail.com

 

Introduzione

La continua riduzione di risorse pubbliche per la ricerca scientifica ha ridimensionato settori che, senza un’immediata prospettiva commerciale, non riescono ad accedere a forme alternative di finanziamento privato. Nell’ambito biomedico il settore epidemiologico è tra quelli che più risente dell'esiguità di risorse. Eppure, il contributo di conoscenze che garantisce in merito alla diffusione delle malattie e ai fattori che contribuiscono a determinarle è indispensabile per la programmazione di efficaci politiche sanitarie.

 

Considerate le ipotesi di stabilizzazione del risparmio o di ulteriore riduzione della spesa, diventa obbligatorio immaginare soluzioni non convenzionali che impediscano la paralisi di questo settore che ha rilevanti ricadute sulla salute pubblica. In questo articolo vengono riportati alcuni aspetti di buone pratiche della collaborazione fra l’Associazione Calabrese di Epatologia (ACE) e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che possono indicare prospettive di mantenimento della ricerca di popolazione.

 

La collaborazione: la chiave per la riuscita degli studi di popolazione

L’ACE è un’organizzazione professionale di volontariato impegnata nel settore della ricerca biomedica indipendente, della formazione professionale, della divulgazione finalizzata alla prevenzione e dell’assistenza sanitaria solidale, gratuita e responsabile.

 

L’ACE è interessata ad acquisire conoscenze utili nella progettazione di programmi miranti alla riduzione del carico di patologia cronica-degenerativa e dei costi assistenziali a essa associati. Tale impegno ha incontrato l’interesse della Fondazione BNC (Banca Nazionale delle Comunicazioni) che per statuto destina parte del reddito prodotto dalla gestione del proprio patrimonio al finanziamento di progetti di ricerca scientifica di interesse pubblico.

 

E' in questo contesto che è stata avviata la collaborazione tra l’ACE e il Reparto di Epidemiologia Clinica e Linee Guida del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’ISS che si è concretizzato nel 2002 con la realizzazione del Progetto Epatiti, uno studio di popolazione, finanziato dalla Fondazione BNC, finalizzato a stabilire la prevalenza delle malattie epatiche e dei fattori di rischio associati in una cittadina (Cittanova) di circa 10.000 abitanti della Piana di Gioia Tauro (1). L’indagine è anche servita per verificare l’efficacia della terapia antivirale in una popolazione non clinica (2). L’ACE ha fatto precedere lo studio da una campagna di informazione realizzata a livello di popolazione generale, presso le scuole e gli ambienti di lavoro, con il coinvolgimento delle amministrazioni comunali e sanitarie locali, dei medici di famiglia e delle associazioni di volontariato. Questa fase, progettata con esperti di comunicazione, è sta un’adeguata promozione dell’iniziativa che facilitasse il reclutamento dei circa 2.000 soggetti selezionati con criteri random dall’anagrafe comunale. L’attività di comunicazione è continuata durante il periodo di realizzazione dello screening e anche dopo la sua conclusione, per promuovere interventi mirati di prevenzione.

 

I livelli di adesione della popolazione al progetto e i risultati conseguiti sul piano scientifico hanno incoraggiato la riproposizione di questo modello collaborativo nella realizzazione di altri progetti epidemiologici. In una seconda esperienza l’attenzione, considerate le specifiche esigenze emerse dal Progetto Epatiti, si è concentrata sulle relazioni intercorrenti tra la patologia epatica metabolica e il rischio cardiovascolare. Tra il 2007 e il 2008, infatti, è stato realizzato il progetto MAREA (Metabolic Alterations in REggio Calabria Adolescents), uno studio finalizzato a stabilire la prevalenza dell’eccesso ponderale, della steatosi epatica non alcolica, dei fattori di rischio cardiovascolare e delle relazioni tra tali entità e il danno aterosclerotico precoce in una popolazione di circa 650 bambini di età compresa tra 11 e 13 anni a Reggio Calabria (3, 4).

 

A partire dal 2010 i soggetti di età compresa tra 18 e 75 anni che avevano aderito al Progetto Epatiti sono stati rivalutati nell’ambito di una nuova indagine, il Progetto CAMELIA (CArdiovascular risk MEtabolic syndrome LIver and Autoimmune diseases), finalizzata a far luce sulla relazione esistente tra steatosi epatica non alcolica, sindrome metabolica, patologia autoimmune e danno aterosclerotico. Lo studio è stato realizzato in collaborazione con l’Unità di Epatologia dell’Azienda Ospedaliera San Paolo dell’Università degli Studi di Milano che ha sottoposto a screening una popolazione della provincia di Milano (Abbiategrasso). Questo impegno si è concluso da qualche mese con l’inclusione nello studio di circa 3.500 soggetti.

 

Negli ultimi mesi gli obiettivi dei Progetti MAREA e CAMELIA si sono estesi allo studio della prevalenza dell’insufficienza renale e dell’efficacia diagnostica di nuovi marcatori di rischio cardiovascolare (frazioni della gGT, troponine ultrasensibili, cromogranina A). Tali approfondimenti sono realizzati in collaborazione con il CNR di Reggio Calabria, il CNR/Scuola Superiore S. Anna di Pisa, l’IRCSS San Raffaele di Milano. Recuperando strutture territoriali delle ASL abbandonate all’incuria e al degrado (struttura psichiatrica di Pellaro) o in disuso (ex ospedale di Cittanova) è stata allestita la rete degli osservatori epidemiologici presso cui sono stati realizzati gli studi di popolazione. Il centro di Cittanova ospita una banca biologica con i campioni ematici delle popolazioni indagate e ha costituito la base logistica per lo screening della popolazione calabrese afferente al Progetto Cuore (5) e allo studio EUROCLOT sui fattori di rischio dell’ictus.

 

I risultati

I livelli elevati (80%) di adesione della popolazione agli studi hanno permesso di definire alcuni aspetti di tale profilo, indicando nell’abuso etilico la causa più frequente di danno epatico cronico in tutte le fasce di età, nelle epatiti da virus B e C una patologia limitata agli ultra50enni e nella steatosi epatica non alcolica, epatopatia metabolica associata all’eccesso ponderale e alla sindrome metabolica, la forma prevalente nei più giovani. Anche se in corso, l’analisi dei dati del Progetto CAMELIA sembra indicare che nella popolazione calabrese la steatosi epatica non alcolica è divenuta negli adulti la forma più diffusa di epatopatia (oltre il 30%). Nel trattamento dell’infezione da HCV, l’approccio di popolazione (efficacia pratica) ha permesso di dimostrare che la quota di soggetti infetti che beneficia del trattamento è inferiore a quella registrata nei trial clinici (efficacia teorica) sponsorizzati dall’industria del farmaco.

 

Discussione

L’esperienza maturata nella provincia di Reggio Calabria dimostra come l’associazionismo civile può diventare, con il coordinamento organizzativo e scientifico di istituzioni di ricerca indipendenti e con il sostegno economico della finanza etica, un diretto protagonista dell’azione epidemiologica applicabile alla salute della popolazione. Di fatto, oltre a porre le basi per il superamento di alcune difficoltà generate dalla carenza di risorse pubbliche destinate alla ricerca scientifica indipendente, la collaborazione con l’ISS ha permesso una continuità nella realizzazione di progetti che basano il loro potenziale conoscitivo anche sull’impegno prospettico. Inoltre, a causa della difficoltà a effettuare studi intervenzionali fuori da un ambito clinico, la nostra esperienza rappresenta un caso raro in letteratura internazionale, in cui sia possibile raffrontare efficacia teorica e pratica di un trattamento clinico, non condizionata da interessi commerciali.

 

La realizzazione della rete di osservatori epidemiologici ha stimolato un grado di attenzione ai problemi di popolazione che si è manifestato non solo nella concretizzazione di iniziative di studi epidemiologici, ma anche di carattere formativo e assistenziale (messa in funzione di poliambulatori). Nella realtà calabrese gli impegni scientifici, formativi e assistenziali, coniugati al recupero e alla riapertura di strutture pubbliche, sono stati interpretati come un esempio di rinnovamento, teso a riaffermare gli interessi della collettività. Gli osservatori epidemiologici si propongono, infine, come luoghi in cui l’acquisizione delle conoscenze epidemiologiche, la formazione e gli interventi sanitari specifici si alimentano a vicenda, con una costante verifica di efficacia dei processi e con l’obiettivo di coniugare un utilizzo razionale delle (poche!) risorse con l’efficacia/efficienza degli interventi.

 

L’esperienza presentata dimostra come un rinnovato sistema di relazioni fondate sulla cooperazione e sul reciproco impegno alla realizzazione dell’interesse comune può costituire una efficace e sostenibile opportunità per impedire la paralisi di un settore di ricerca cruciale per la salvaguardia della salute pubblica.

 

Riferimenti bibliografici

1. Pendino GM, Mariano A, Surace P, et al. Prevalence and etiology of altered liver tests: a population-based survey in a mediterranean town. Hepatology 2005; 41(5):1152-9.

2. Mariano A, Caserta C, Pendino GM, et al. Antiviral treatment for hepatitis C virus infection: effectiveness at general population level in a highly endemic area. Dig Liver Dis 2009; 41:509-15.

3. Caserta CA, Pendino GM, Amante A, et al. Cardiovascular risk factors, nonalcoholic fatty liver disease, and carotid artery intima-media thickness in an adolescent population in southern Italy. Am J Epidemiol 2010; 171(11):1195-202.

4. Caserta CA, Pendino GM, Alicante S, et al. Body mass index, cardiovascular risk factors, and carotid intima-media thickness in a pediatric population in southern Italy. J Pediatr Gastroenterol Nutr 2010; 51(2):216-20.

5. Vanuzzo D, Lo NC, Pilotto L, et al. Cardiovascular epidemiologic observatory 2008-11: preliminary results. G Ital Cardiol 2010;11:25S-35S.