Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

giugno 2012

La comunità di pratica per la formazione dei professionisti dell'epidemiologia applicata a livello locale: dalla teoria alla pratica (prima parte)

Angela Giusti

Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma

 

 

SUMMARY

(The community of practice approach in applied epidemiology training for local level health professionals: from theory to practice (first part)) - In the next decades the health systems will face new and possibly unexpected challenges. In this scenario, it is essential to build the capacity to develop competencies beyond the traditional academic approaches and settings. A Community of Practice approach combined with a web2 environment has been proposed in a competence-based Master in Applied Epidemiology, to built a network at regional level. This is the first of two articles describing the theoretical models and how they have been translated into practice.

Key words: applied epidemiology; community of practice; medical education

angela.giusti@iss.it

 

 

Introduzione

La salute delle popolazioni sta cambiando e con essa i sistemi sanitari e lo stesso concetto di salute. In questa cornice, caratterizzata da instabilità e rapida trasformazione, i sistemi organizzativi in salute pubblica sono sempre più chiamati ad abbandonare la prospettiva classica meccanicistica, adottando invece una prospettiva sistemica. Le organizzazioni efficaci sono quelle che sviluppano una capacità biologica di sopravvivenza, un processo dialettico di tipo adattivo con l’ambiente che consenta di ridurre la complessità interna e di incorporare quella dell’ambiente (1). Non è semplice per le organizzazioni rimettersi in gioco e acquisire questa capacità trasformativa di autopoiesi; d’altra parte, non farlo significherebbe non essere all’altezza in prospettiva di rispondere ai bisogni di salute delle popolazioni.

 

L’epidemiologia applicata è uno degli strumenti chiave della risposta informata al cambiamento. Istituzioni scientifiche e di ricerca si stanno interrogando su come la formazione possa rispondere a queste sfide (2). L’attivazione di reti di competenze è più promettente del singolo sapere esperto, per quanto eccellente. Per questo, la formazione deve essere ripensata e il tema della promozione delle competenze affrontato con metodi e strumenti nuovi, in un doveroso tentativo di risposta innovativa alle necessità emergenti.

 

L’apprendimento basato sulle competenze è orientato a promuovere autonomia di pensiero e di azione in contesti reali, articolati e in costante evoluzione. Negli ultimi anni, molti sono stati i contributi alla descrizione delle competenze per l’epidemiologia applicata, mentre sono ancora pochi i modelli formativi validati che tengono conto della complessità del contesto di azione dei partecipanti e del potenziale offerto dalle nuove tecnologie. Le stesse revisioni Cochrane su questo tema sono per ora limitate. Esistono modelli teorici promettenti e ancora poco esplorati per promuovere l’apprendimento significativo: combinati con gli strumenti del web2, consentono di spingersi oltre i confini della formazione classica. Questo primo articolo descrive le teorie di riferimento della formazione in epidemiologia applicata basata sulla Comunità di Pratica (CoP) e sull’uso del web2 nella regione Sardegna (2010-12).

 

Il quadro teorico di riferimento e le scelte metodologiche

Il progetto regionale si ripropone di migliorare gli interventi di prevenzione e di intervento rapido grazie all’attivazione di una rete epidemiologica di sostegno a questi interventi basata sui Centri Epidemiologici Aziendali. Nell’esperienza consolidata del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) dell'Istituto Superiore di Sanità la formazione in epidemiologia applicata avviene con un percorso accademico di master di II livello destinato a professionisti già attivi nei servizi. Il percorso formativo è stato pensato e realizzato da formatori e ricercatori del CNESPS in collaborazione con l’Università di Cagliari.

 

Per costruire un modello di core competencies per l’epidemiologia orientata all’azione nello specifico contesto della regione Sardegna, sono stati utilizzati i modelli validati in ambito internazionale, unitamente agli esempi esistenti in ambito nazionale e alle riflessioni delle società scientifiche (2-7). Un primo set di competenze è stato condiviso e contestualizzato, tenendo conto dei bisogni emersi nei diversi incontri e focus group organizzati con i committenti e partner del progetto.

 

Successivamente, sono stati definiti gli approcci, i metodi e gli strumenti ritenuti più efficaci per promuovere un apprendimento basato sulle competenze. Nel nostro percorso i partecipanti sono professionisti con esperienza, dotati quindi di un proprio bagaglio cognitivo e comportamentale consolidato. Il percorso formativo deve essere adeguato alle loro caratteristiche specifiche. Uno dei modelli concettuali di riferimento è quello andragogico, centrato sul soggetto che apprende, secondo quanto descritto da Knowles (8). Questo modello prevede la valorizzazione dell’esperienza dei partecipanti come uno degli elementi principali dell’apprendimento significativo. I processi, inclusa la valutazione, sono espliciti, condivisi e possono subire modifiche durante il percorso formativo per adattarsi ai bisogni emergenti. Le esperienze di apprendimento sono calibrate sui bisogni individuali e di gruppo, oltre che sugli obiettivi di sistema, e si basano su casi concreti. Un secondo modello di riferimento è quello dell’apprendimento esperienziale, basato sulle competenze. Secondo la definizione dell'OECD (Organization for Economic Cooperation and Development), la competenza “coinvolge la capacità di rispondere a richieste complesse facendo affidamento e mobilizzando risorse psicosociali (incluse le capacità e le attitudini) in un particolare contesto”(9). La formazione deve quindi promuovere la capacità delle persone di agire in autonomia in diversi contesti. Di qui la necessità di un modello basato sulla sperimentazione diretta e sull’integrazione dell’esperienza secondo quanto proposto da numerosi autori tra cui Dewey, Rogers, Freire e Kolb.

 

Dopo la fase iniziale di analisi dei bisogni formativi, il percorso del master è stato strutturato in una serie di moduli che prevedono lo sviluppo di competenze relative a una specifica area dell’epidemiologia applicata. A sua volta, ogni modulo è stato strutturato in più fasi, che includevano una formazione residenziale di 5 giornate, seguita da una formazione ambiente web) di durata variabile da 30 a 90 giorni, da uno o più workshop intermedi e uno finale di valutazione del prodotto realizzato. In tutti i casi proposti dal team di formatori o emersi dal gruppo i prodotti erano “reali”, basati sulle esigenze delle aziende o della rete regionale.

 

Obiettivo forte del progetto è la creazione di una rete di competenze, ma anche di relazioni, che consenta di far fronte alle diverse esigenze che si presentano in ambito epidemiologico a livello locale, regionale e nazionale.

 

L’approccio della CoP risponde bene a questa esigenza. A partire dagli anni ’90 Etienne Wenger ha proposto una nuova teoria dell’apprendimento sulla cui base si fondano modelli di riprogettazione delle organizzazioni orientate alla conoscenza. Le istituzioni che si occupano di apprendimento tradizionalmente si basano sull’assunto che esso sia “un processo individuale, con un inizio e una fine, meglio configurabile in quanto separato dal resto delle attività”, e il prodotto dell’insegnamento. La CoP si basa invece sull’assunto che l’apprendimento è parte integrante della natura umana, e avviene tanto più efficacemente quanto più è inserito “nel contesto della nostra esperienza concreta di partecipazione alla vita reale” (10). A questo si aggiunge il senso di identità, di fiducia, la capacità di produrre nuovi significati, di unire gli sforzi a beneficio di tutti sia per affrontare problemi comuni che individuali e una dinamica di interazione basata sulla comunicazione e sulla condivisione tipiche del costruttivismo sociale.

 

Secondo la definizione originale, una CoP è costituita da un gruppo di persone che condividono un interesse, un insieme di problemi, una passione rispetto a una tematica e che approfondiscono la loro conoscenza ed esperienza in quest’area mediante interazioni continue (11). In genere si sviluppano autonomamente ma possono essere “coltivate attivamente e sistematicamente” a vantaggio dell’organizzazione e degli stessi partecipanti alla comunità. In ambito sanitario solo recentemente le CoP hanno iniziato a essere descritte e valorizzate (12).

 

La comunità, gli ambienti e le esperienze di apprendimento

Per rispondere agli obiettivi della rete epidemiologica regionale, la CoP è stata progettata con le seguenti caratteristiche:

 

La comunità. I membri della CoP sono i partecipanti al master, il gruppo del Centro Epidemiologico Regionale e i formatori principali del CNESPS e dell’Università di Cagliari (nucleo centrale). Gli altri docenti, gli esperti esterni e altri portatori di interesse possono essere parte integrante della CoP, se lo desiderano, attraverso la partecipazione alle attività di apprendimento e ai progetti individuali e di gruppo. Sulla base del livello di partecipazione questi membri diventano centrali, periferici o esterni, uscendo dalla CoP. Va ricordato che, nel nostro caso, la partecipazione dei membri centrali è vincolata dalla valutazione finale certificativa, mentre per i membri periferici è volontaria.

 

Gli ambienti. La CoP è stata pensata per interagire, svilupparsi e agire in tre diversi ambienti: in presenza, nel proprio contesto professionale e online. La scelta della residenzialità dei moduli formativi in presenza è stata dettata non solo da esigenze legate alla distribuzione geografica dei partecipanti, ma anche dalla necessità di fare gruppo e costruire il senso di identità al di là dei momenti formalizzati. Il contesto professionale è stato il riferimento per la costruzione dei casi e la realizzazione dei progetti di ricerca. Qui la CoP ha potuto esprimersi mettendo in comune visioni diverse, diversi modi di affrontare uno stesso problema e temi emergenti in realtà diverse dalla propria, contribuendo così ad una preparedness fortemente calata nella pratica. Il terzo ambiente è quello online. Sulla base di numerose esperienze precedenti, è stata predisposto un ambiente basato su Moodle 1.9, che ha accompagnato la CoP lungo tutto il percorso. Basata sulla teoria del costruttivismo sociale, Moodle è essa stessa espressione di una CoP diffusa di livello mondiale (13). Sono stati usati strumenti di comunicazione sincroni (chat) e asincroni (forum), oltre al database, cartelle di condivisione di materiale, carico e scarico di risorse.

 

Le esperienze di apprendimento. Sono stati alternati momenti più formalizzati con presentazioni, esercitazioni in gruppo, produzione di elaborati, e momenti meno strutturati di attività su specifici mandati di rilevanza epidemiologica concordati con la regione (analisi dei flussi di dati correnti, indagine campionaria locale, partecipazione a un sistema di sorveglianza, costruzione di profili di salute di popolazione quali-quantitativi). I casi emergenti dalle realtà aziendali sono stati utilizzati come esperienze su cui costruire competenza (sorveglianza virus West Nile, infezioni ospedaliere, screening oncologici).

 

La seconda parte di questo articolo (che verrà pubblicata nel fascicolo di settembre 2012) tratterà i processi, i prodotti, i risultati e le lezioni apprese dall’esperienza.

 

Riferimenti bibliografici

1. Luhmann N. Sistemi sociali. Fondamenti di una teoria generale. Bologna: Il Mulino; 1990.

2. Costa G. La formazione in epidemiologia (www.epidemiologia.it/?q=node/427).

3. Centers for Disease, Control and Prevention. Competencies for applied epidemiologists in governmental public health agencies (AECs); 2008 ( www.cdc.gov/AppliedEpiCompetencies/ ).

4. Cole D, Johnson J, Bondy S. Core competencies for public health epidemiologists in Ontario. University of Toronto; 2005.

5. European Centre for Disease Prevention and Control. Core competencies for public health epidemiologists working in the area of communicable disease surveillance and response. 2nd revised edition; 2009.

6. Profilo di competenze. Master Profea. 2006. Istituto Superiore di Sanità.

7. Commissione intersocietaria per la formazione dell'epidemiologo e del biostatistico. Profili professionali e percorsi formativi dell'epidemiologo e del biostatistico qualificati (www.sis-statistica.it/).

8. Knowles M, Holton EF, Swanson RA, Quando l'adulto impara. Andragogia e sviluppo della persona. Milano: Franco Angeli; 2008.

9. OECD. The definition and selection of key competencies; 2005 (www.oecd.org/...).

10. Wenger E. Communities of practice. Learning, meaning and identity. Oxford: Oxford University Press; 1998.

11. Wenger E. McDermott R, Snyder WM. Cultivating communities of practice. Boston: Harvard Business School Press; 2002.

12. Ranmuthugala G, Plumb JJ, Cunningham FC, et al. How and why are communities of practice established in the healthcare sector? A systematic review of the literature. BMC Health Serv Res 2011;11:273.

13. www.moodle.org