Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

ottobre 2012

La salute degli immigrati nella ASL 4 di Terni: alcune indicazioni dalla sorveglianza PASSI 2007-2010

Marco Cristofori1, Roberto Ruscica2, Sonia Bacci1 e Vincenzo Casaccia1

1Servizio di Epidemiologia, biostatistica e promozione della salute, ASL 4 Terni

2Dipartimento di Prevenzione, ASL 4 Terni

 

SUMMARY

(Prevention Health Service coverage among the immigrants in the Province of Terni (Umbria, Italy). Results from PASSI surveillance system, 2007-10) - In the Province of Terni immigrant inflows are among the highest in Italy. The Local Epidemiologic Observatory used 2007-10 PASSI surveillance data to find out inequalities among immigrant (IP) and native (NP) population. Significant differences (p <0.05) were found in adherence to the cancer screening program (breast cancer: 87.5% (IP) vs 60.9%(NP); cervical cancer 91.5% (IP) vs 67.5% (NP)) and to the cardiovascular risk assessment of the general population aged 35-69. Our findings indicate that better and appropriate communication to the immigrant population is essential to bridge this gap.

Key words: inequity; prevention; communication

marco.cristofori@asl4.terni.it

 

Introduzione

In Umbria gli stranieri costituiscono il 9,6% della popolazione totale residente, con una tendenza all’aumento più evidente nel territorio della provincia di Terni (10,2%) (1), dove l’ultimo dato ISTAT del 2011 stima la popolazione straniera residente in 22.419 unità, con una prevalenza di donne. Il saldo totale della popolazione della provincia (2) si mantiene positivo grazie ai bambini nati da genitori stranieri, mentre il saldo naturale degli italiani risulta negativo. La provincia di Terni, avendo messo a regime la sorveglianza PASSI nel 2007, dispone oggi di un campione e di un intervallo di osservazione considerevole, per cui l’Osservatorio Epidemiologico Regionale ha stimato potenziali disuguaglianze fra lo stato di salute della popolazione straniera e quella residente. La percentuale di stranieri intervistati sul totale regionale è tuttavia solo del 5%, dovuto alla difficoltà di rispondere a domande in italiano e di reperire i numeri di telefono degli immigrati. Metodi Per la descrizione della popolazione straniera residente sono stati utilizzati i dati ISTAT, mentre per la valutazione dello stato di salute degli stranieri i dati della sorveglianza PASSI aggregati per il quadriennio 2007-10 (3), che si riferiscono a quella parte di popolazione che ha potuto iscriversi nella lista anagrafica degli assistiti delle Asl di residenza e che è in grado di sostenere una conversazione in italiano. Le misure di associazione sono state testate con il test del c2 con un intervallo di confidenza del 95%. Le analisi sono state effettuate con Epi.Info (versione 5.3.1).

 

Risultati

Gli stranieri rappresentano, nel 2010, il 10% della popolazione totale della provincia, le nazionalità prevalenti sono di origine comunitaria, seguite da quelle dall'Est europeo (4). La popolazione più rappresentata è quella rumena (22%). Il tasso di fecondità si attesta nelle donne straniere all’1,76%, contro l’1,23% delle italiane. Il 20% dei nuovi nati proviene da genitori stranieri, l’età media al primo parto è di 28,7 anni per le straniere e di 32,2 per le italiane, mentre il tasso di interruzione volontaria di gravidanza è del 23,7% nelle donne straniere rispetto al 7,9% delle italiane.

 

Dai dati Passi si evidenzia che la percezione delle difficoltà economiche (“come arrivano a fine mese”) non è significativamente diversa fra italiani e stranieri. Si rilevano differenze significative nel livello di istruzione (superiore o laurea 58% italiani vs 48% stranieri). La percezione dello stato di salute come buono o molto buono è del 65% negli stranieri e del 60% negli italiani, ma la differenza non è significativa. Per quanto riguarda le malattie croniche, solo per il diabete si registra una differenza rilevante (stranieri 1,4% vs 4,6 degli italiani) (Tabella), mentre per le altre patologie le differenze riscontrate fra stranieri e italiani (infarto acuto del miocardio 2,7% vs 3,8%; patologia tumorale 1,4% vs 4,5%; insufficienza renale 2,7% vs 0,9%) non sono significative.

 

Nei principali fattori di rischio comportamentali si evidenzia come il sovrappeso sia più diffuso fra gli italiani (44,6% vs 37%); la sedentarietà, al contrario, è più diffusa nella popolazione straniera (33,8% vs 28,8%); l’abitudine al fumo è più alta nella popolazione italiana (31,6% vs 27%), anche se stratificando per sesso si nota una differenza significativa fra le donne italiane e quelle straniere (27,4% vs 20%); l’uso di alcol a rischio* è significativamente più alto nella popolazione italiana che in quella straniera (25,3% vs 11,3%), in parte spiegabile perché la maggioranza della popolazione straniera è di religione musulmana. Per i fattori di rischio cardio-vascolari, l’ipercolesterolemia (25% degli stranieri vs 26,5 degli Italiani) e l’ipertensione arteriosa (22,8% degli italiani vs 4,8% degli stranieri) mostrano differenza significative. A fronte di un 84% di italiani che ha misurato il colesterolo nell’ultimo anno, solamente il 59% degli stranieri dichiara di averlo fatto, mentre ha misurato la pressione arteriosa nell’ultimo anno l’83% degli stranieri rispetto al 92,5% degli italiani.

 

 

Per quanto riguarda gli screening oncologici, il Pap-test è stato eseguito negli ultimi 3 anni dal 91,5% delle donne italiane vs il 67,5% delle straniere; queste ultime dichiarano di aver ricevuto una lettera di invito solo nel 45% dei casi vs l’87% delle donne italiane, con differenze significative. Una situazione simile si ha per la diagnosi precoce del tumore della mammella: la mammografia è stata eseguita almeno una volta dal 76,4% delle italiane vs il 60,9% delle straniere, che dichiarano di essere state raggiunte dalla lettera di invito solo nel 31% dei casi.

 

Conclusioni Lo stato di salute riferito degli stranieri, in generale, è buono (l’età media della popolazione è molto più bassa di quella italiana); i principali fattori di rischio comportamentali sono simili a quelli presentati dagli italiani, a meno di differenze legate a fattori individuali (religione, genere). Si è evidenziato un diverso accesso ai servizi per gli screening tumorali: per le donne straniere è significativamente più basso rispetto alle italiane che sono raggiunte dagli inviti attivi in una proporzione pari alla metà delle donne italiane. Le attività di counselling da parte del sistema sanitario sono rivolte prevalentemente verso la popolazione italiana con scarti, anche in questo caso, di oltre il 50%.

 

Il limite di avere una popolazione intervistata in percentuale non sovrapponibile a quella ISTAT suggerisce la necessità di studi più approfonditi; inoltre, tenendo conto che il sistema di sorveglianza PASSI raggiunge la popolazione straniera più “inserita”, è probabile che la maggioranza degli stranieri versi in condizioni peggiori di quanto riferito. Questa ipotesi è resa plausibile da alcuni risultati del primo rapporto sull'immigrazione in Umbria (4), che evidenzia come esistano problemi di natura giuridico-amministrativa che impediscono di fatto l’accesso degli immigrati ai servizi socio-sanitari, quali: essere senza fissa dimora, irregolari, comunitari senza assistenza sanitaria, ecc. Inoltre, si evidenziano problemi di orientamento alla rete dei servizi che si riscontrano in modo simile anche in alcuni gruppi di italiani. Sulla scorta dei risultati osservati, al fine di ridurre e prevenire ulteriori disuguaglianze, si raccomanda di:

  • facilitare la comunicazione sanitaria con mezzi idonei (in lingue diverse, per telefono, ecc.) e con la mediazione interculturale;
  • aumentare l’attività di counselling soprattutto nei punti di aggregazione (ambulatori medici, scuola, consultori, centri sociali, ecc.);
  • aumentare gli accessi pomeridiani che sembrano essere preferiti. In alcune realtà si è dimostrata vincente l’istituzione di centri di ascolto e di orientamento ai servizi;
  • utilizzare in modo appropriato i mediatori culturali;
  • indirizzare gli interventi di prevenzione verso le fasce di popolazione meno facilmente raggiungibili.

Riferimenti bibliografici

1. www.demoistat.it

2. www.tuttitalia.it/umbria/provincia-di -terni/statistiche/cittadini-stranieri-2011

3. Dati PASSI. ASL 4 Terni, 2007-2010 (www.asl4.terni.it).

4. Primo rapporto sull’immigrazione in Umbria ( www.aur-umbria.it/...  ).