Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

settembre 2012

Nota editoriale

Stefania Salmaso

Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma

 

In varie occasioni abbiamo indicato come caratteristica principale dell’epidemiologia del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e promozione della Salute (CNESPS) l’intenzione di produrre risultati tangibili (consequential epidemiology) anche sul territorio. La nostra attività, anche quando di ricerca, è fortemente caratterizzata da una solida interazione con gli operatori “sul campo” e in questo contesto le Comunità di Pratica (CoP) ci offrono lo strumento per mettere in comune e mantenere nel tempo i contributi che ognuno può portare. Gli esempi in questi ultimi anni sono diversi. Oltre a quello descritto nell’articolo, di portata regionale, sul Master biennale in epidemiologia applicata della regione Sardegna, sono da citare, tra le altre: la CoP di Farmacovigilanza con la regione Lazio, per la promozione delle attività di farmacosorveglianza ed eventi avversi; in campo nazionale la CoP del Piano Nazionale di Prevenzione (PNP), composta da 600 membri che hanno condiviso metodi e contenuti per lo studio e la messa a punto dei Piani Regionali di Prevenzione; in campo internazionale la CoP di Passi d’Argento, che sta mettendo a regime in 17 regioni italiane un sistema di sorveglianza della popolazione ultra- 64enne.

 

Dal punto di vista del CNESPS, seppur attraverso una valutazione ancora informale, è certo che le CoP sono state in grado di creare un ambiente costruttivista, all’interno del quale gli stessi membri hanno costruito “nuove conoscenze” significative per la loro vita professionale, attraverso condivisione di esperienze e di metodologie messe in atto in regioni e in condizioni differenti. Come già detto nell’articolo, le CoP hanno contribuito a creare un senso di identità con ricadute positive, oltre che in ambiente virtuale, anche nell’ambiente lavorativo dei membri della CoP stessa. Aspetti sui quali è stata posta particolare attenzione, comuni a tutte le esperienze da noi condotte, sono stati il coordinamento e la presenza “costante” dei ricercatori/ tutor del CNESPS all’interno delle CoP da loro animate e un help desk che ha convinto anche i più reticenti al lavoro sulla rete ad avvicinarsi e utilizzare con sicurezza gli strumenti necessari all’uso della piattaforma web (in genere Moodle), quali il forum, la chat e le varie risorse messe a disposizione. Da questa esperienza, formativa anche per noi, abbiamo ancora molto da imparare. La situazione ideale per il lavoro di una CoP è quando essa si costituisce su base volontaria. Per la nostra esperienza, quando la CoP viene costituita da membri che hanno ricevuto un mandato dalla propria istituzione, questi ultimi possono vivere la presenza in piattaforma come un obbligo e quindi possono partecipare scarsamente alle attività che le danno vita. A questo aspetto si ricollega il fatto che spesso le istituzioni cui sono affiliati i membri della CoP talvolta non considerano che il tempo impiegato in piattaforma debba far parte del “tempo di lavoro”, rendendo in tal modo più difficile la partecipazione dei membri della CoP che utilizzano il tempo personale o anche i mezzi personali, ad esempio il computer domestico, per le attività richieste in piattaforma. In una delle nostre esperienze, quella della CoP per il PNP, abbiamo anche condotto una survey tra i membri, da cui appare che solo il 40% si ritiene soddisfatto dell’uso personale della piattaforma web, anche se l’82% pensa che la piattaforma sia uno strumento utile per lo scambio e la cooperazione fra i professionisti della salute. Il 75% degli intervistati ritiene di aver ricevuto input importanti dalla CoP in termini di conoscenza, strumenti professionali, documenti di riferimento e esperienze utili, mentre solo il 30% sente di aver contribuito utilmente alla vita e al progresso della CoP. In generale, in termini di fiducia e contributi, i partecipanti ritengono di aver ricevuto dalla CoP più di quanto abbiano dato. è certo che la promozione della salute pubblica passi anche attraverso il progresso culturale, tecnico e scientifico degli operatori e dei loro servizi di appartenenza; siamo fiduciosi che, a tale scopo, le CoP costituiscano un approccio efficiente e, a certe condizioni, efficace. Tali valutazioni saranno l’oggetto della nostra attenzione negli anni a venire.

 

Il primo Impact Factor di Eurosurveillance

Per una rivista pubblicata da un editore non commerciale ottenere un Impact Factor di 6,15, e tra l’altro per la prima volta, è un risultato decisamente importante. L’obiettivo, per il 2011, è stato raggiunto da Eurosurveillance, rivista pubblicata dall’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), che si occupa di sorveglianza, prevenzione e controllo delle malattie trasmissibili. Un Impact Factor di 6,15 pone Eurosurveillance in sesta posizione tra le 70 riviste di settore (cioè quelle che si occupano di malattie infettive) indicizzate dal Journal Citation Reports. Il raggiungimento di questo successo premia quella che è la scelta editoriale della rivista: creare una piattaforma dove i risultati più rilevanti possano essere condivisi dalla comunità internazionale e che allo stesso tempo fornisca informazioni tempestive nell’ambito della prevenzione e del controllo delle malattie infettive. Questo importante risultato è il frutto del lavoro di tutto il team editoriale, composto, tra gli altri, dai rappresentanti delle riviste epidemiologiche nazionali di 37 Paesi, tra cui, per l’Italia, quello del BEN.