Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

novembre 2013

Il consumo di sale nella popolazione adulta italiana: risultati preliminari del Progetto MINISAL-GIRCSI

Chiara Donfrancesco1, Luigi Palmieri1, Pasquale Strazzullo2, Daniela Galeone3, Diego Vanuzzo4, Cinzia Lo Noce1, Renato Ippolito2 e Simona Giampaoli1

1Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma

2 Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale, Università degli Studi di Napoli Federico II

3 Dipartimento Sanità Pubblica e Innovazione, Ministero della Salute, Roma

4Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri - Fondazione per il Tuo Cuore, Firenze

 

SUMMARY (Salt consumption in Italy) - Within the “Gaining health: making healthy choices easier”, an action plan promoted by the Ministry of Health, implementing the MINISAL-GIRCSI Program aimed to assess the dietary intake of sodium in representative samples of the Italian adult general population. The 24 hours urine collection was implemented in 12 Italian random samples within the Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey 2008-2012. In all considered Italian regions preliminary results showed the typical levels of salt intake in an industrialized country, which go beyond than the recommended (less than 5 g per day).

Key words: salt intake; surveillance; prevention

chiara.donfrancesco@iss.it

 

Introduzione

L’ evidenza scientifica disponibile sugli effetti negativi che il consumo eccessivo di sale ha sulla salute è ben documentata per l’aumento della pressione arteriosa e il conseguente rischio di malattie cardiocerebrovascolari (1), dei tumori (2), dell’osteoporosi e dell’asma.

 

A partire dal 2008, numerosi Paesi europei si sono impegnati a realizzare azioni concrete per ridurre il contenuto di sale nei cibi e rendere così più facile l’obiettivo di non superare i 5 g di sale al giorno, valore raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) (3, 4).

 

In Italia, nell'ambito del Programma "Guadagnare Salute", la strategia globale per contrastare i quattro principali fattori di rischio di malattie croniche, approvata con DPCM del 4 maggio 2007 e promossa dal Ministero della Salute, includeva iniziative tese da una parte ad avviare una politica di riduzione del contenuto di sale nel pane e nei prodotti da forno e dall’altra a valutare il consumo di sale nella popolazione italiana (5). Il primo obiettivo è stato raggiunto attraverso un accordo siglato nel 2009 con i produttori di pane (sia a livello industriale che artigianale) per diminuire il contenuto di sale nella produzione, mentre il secondo obiettivo è stato realizzato attraverso il progetto MINISAL-GIRCSI del Centro Nazionale per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (CCM) affidato al dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Napoli Federico II, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, la Fondazione di Ricerca e Cura "Giovanni Paolo II", la Fondazione per l’Ipertensione Arteriosa, la Clinica Pediatrica dell’Università di Foggia e il GIRCSI (Gruppo di lavoro Intersocietario per la Riduzione del Consumo di Sale in Italia).

 

Nell’ambito del Progetto MINISALGIRCSI, l’ISS aveva l’obiettivo di valutare, su un campione rappresentativo di popolazione generale adulta, il consumo di sodio nell’alimentazione degli italiani. I risultati preliminari vengono qui di seguito riportati.

 

Materiali e metodi

Tra il 2008 e il 2011 sono stati esaminati 1.114 uomini e 1.089 donne di età compresa fra 35 e 79 anni, distribuiti in 12 regioni italiane (campione casuale di popolazione adulta stratificato per età e sesso estratto dalle liste dei residenti in un Comune selezionato in ogni regione): Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Lazio, Molise, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna. L’esame della popolazione è stato realizzato nell’ambito dell’indagine dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey (OEC/HES) 2008-12, condotta dall’ISS in collaborazione con l’Associazione Medici Cardiologi Ospedalieri - Fondazione per il tuo Cuore. Oltre agli esami previsti da questa indagine (6), alle persone esaminate è stato chiesto di raccogliere le urine delle 24 ore, metodologia considerata gold standard per la stima dell’escrezione urinaria di sodio e quindi del consumo pro capite di sale nella popolazione generale. La determinazione dell’escrezione urinaria di sodio e potassio è stata effettuata centralmente presso l’Università di Napoli Federico II su un campione randomizzato di circa 200 persone per regione, numerosità statisticamente necessaria per ottenere stime rappresentative del consumo di sale nella popolazione generale.

 

Risultati

Nella popolazione adulta italiana, l’escrezione giornaliera media di sodio negli uomini è risultata pari a 189 mmol (range 27-472 mmol; 11,0 g di sale nelle 24 ore) e nelle donne 147 mmol (range 36-471 mmol; 8,5 g di sale nelle 24 ore) (Tabella). Il 97% degli uomini e l’87% delle donne hanno un apporto giornaliero di sale che va ben oltre la quantità raccomandata dall’OMS, pari a 5 g di sale al giorno (circa 85 mmol di sodio) (4). Per l’escrezione urinaria di sodio si registra un gradiente Nord-Sud, con valori minori al Centro-Nord e maggiori al Sud. La regione con il valore medio pro capite di sodio più basso è risultata la Sardegna, sia negli uomini che nelle donne (161 mmol/24 ore e 124 mmol/24 ore rispettivamente), mentre la regione con il valore più alto è stata la Calabria per gli uomini (219 mmol/24 ore) e la Basilicata per le donne (167 mmol/ 24 ore). Il rapporto tra il consumo di sodio e di potassio è pari a 3, mentre il rapporto raccomandato dovrebbe attestarsi attorno a 1. La qualità della raccolta delle urine delle 24 ore delle persone esaminate è stata indagata attraverso la valutazione dei livelli medi di creatininuria, marker attendibile della completezza della raccolta delle urine.

 

Discussione

L’indagine intrapresa nell’ambito del Progetto MINISAL-GIRCSI è la prima condotta a livello nazionale per valutare il consumo di sale nell'alimentazione degli italiani; precedenti indagini hanno raccolto questa stessa informazione solo in realtà locali. L’importanza dei risultati ottenuti risiede nel fatto che si tratta di un campione di popolazione generale e la determinazione del consumo di sodio è stata effettuata su campioni di urine collezionati attraverso la raccolta delle 24 ore; tale esame è in grado di individuare più del 90% del sale ingerito nell’intera giornata (una minima quantità viene espulso attraverso la sudorazione e le feci).

 

Dai dati qui presentati è evidente che non esistono regioni virtuose, in quanto in tutte le regioni di cui si riportano i dati, il consumo di sodio è superiore al valore raccomandato. Inoltre, confrontando questi dati con quelli raccolti nelle coorti italiane coinvolte nello studio INTERSALT (Bassiano, Gubbio, Mirano e Napoli), più di 20 anni fa (1985-87), risulta che il consumo di sale in Italia non è cambiato negli ultimi 20-30 anni. All’epoca, infatti, il valore medio giornaliero del consumo di sodio era compreso fra 180 e 203 mmol, valore abbastanza simile a quello oggi rilevato se si considera la diversa fascia di età (7). Inoltre, il dato attuale italiano risulta simile a quello recentemente documentato in altri paesi dell’Unione Europea.

 

I paesi europei sono stati pertanto chiamati, nell’Action Plan for implementation of the European Strategy for the Prevention and Control of Noncommunicable Diseases 2012-2016 del Regional Office of Europe dell'OMS, a realizzare piani nazionali per la riduzione del sale, agendo attraverso accordi con l’industria alimentare, con altre associazioni di produttori e attraverso campagne informative. In particolare, sono state individuate alcune categorie di alimenti responsabili di un elevato apporto giornaliero di sodio, tra cui cibi confezionati o precotti, pane, formaggi e carni. L’accordo con le principali associazioni della panificazione artigianale e industriale che il Ministero della Salute ha siglato per una progressiva riduzione del contenuto di sale nel pane (15% in 4 anni) potrebbe risultare particolarmente importante, poiché questo alimento è quotidianamente presente sulla tavola degli italiani. Si tratta di una diminuzione minima, che non sarebbe praticamente percepita a livello del gusto, ma importante per prevenire molti casi di infarto e di ictus. Infatti, il pane può portare a un sensibile consumo di sodio nell’arco della giornata; una sola fetta ne porta in media circa 0,15 g, ma in genere se ne consumano diverse fette al giorno. Cambiare dall’oggi al domani le abitudini alimentari non è facile, abituarsi gradualmente a cibi meno salati è invece più semplice. Si può partire da obiettivi minimi come preferire i cibi freschi a quelli in scatola o ai piatti pronti surgelati, diminuire il consumo di insaccati, evitare il brodo di dado; poi, man mano, diminuire l’aggiunta di sale in cucina e preferire il pane con poco sale, fino a evitare del tutto i cibi pronti, gli insaccati e gli snack salati.

 

I programmi intrapresi in Italia, tesi ad attuare politiche di intervento a sostegno di una graduale correzione dell’eccesso alimentare di sodio e a una valutazione basale del consumo di sale nelle diverse aree del Paese e del contenuto medio di sale dei prodotti alimentari che ne condizionano l’apporto, sono propedeutici al monitoraggio e alla valutazione dell’efficacia degli interventi negli anni a seguire.

 

Dichiarazione sul conflitto di interessi

Gli autori dichiarano che non esiste alcun potenziale conflitto di interesse o alcuna relazione di natura finanziaria o personale con persone o con organizzazioni, che possano influenzare in modo inappropriato lo svolgimento e i risultati di questo lavoro.

 

Riferimenti bibliografici

1. Strazzullo P, D’Elia L, Kandala N-B, et al. Salt intake, stroke and cardiovascular disease: meta-analysis of prospective studies. BMJ 2009;339:b4567.

2. D’Elia L, Rossi G, Ippolito R, et al. Habitual salt intake and risk of gastric cancer: a meta-analysis of prospective studies. Clin Nutr 2012;31(4):489-98.

3. European Commission. Platform on diet, physical activity and health. 2009 Annual Report. (http://ec.europa.eu/...).

4. World Health Organization. Reducing salt intake in populations: report of a WHO forum and technical meeting. Geneva: WHO; 2007 (www.who.int/...).

5. Italia. Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 4 maggio 2007. Documento programmatico "Guadagnare salute: rendere facili le scelte salutari". Gazzetta Ufficiale n. 117, 22 maggio 2007 (Suppl. ordinario n. 119).

6. Giampaoli S, Vanuzzo D, Palmieri L, et al. Progetto CUORE. Epidemiologia e prevenzione delle malattie cardio-cerebrovascolari. Protocollo e manuale delle operazioni dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey 2008-2011. Roma: Istituto Superiore di Sanità 2010. (Rapporti ISTISAN 10/33).

7. Intersalt Cooperative Research Group. Intersalt: an international study of electrolyte excretion and blood pressure. Results for 24 hour urinary sodium and potassium excretion. BMJ 1988;297:319-28.

 

 

(*) MINISAL-GIRCSI: Ministero della Salute-Gruppo di lavoro Intersocietario per la Riduzione del Consumo di Sale in Italia.