Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

aprile 2014

Indagine conoscitiva sulle strutture impegnate nei Servizi di Prevenzione (SISP) in Italia

Edoardo D’Ippolito¹, Ilaria Giovannelli², Stefania Salmaso², Nicola Nante¹ e Alberto Perra²

¹Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, Università degli Studi di Siena

²Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma

 

SUMMARY (Survey of organization and performance of public health services involved in preventive health activities, Italy 2010-12) - A web based survey on a convenience sample of 26 local health authorities (LHA) was carried out in 17 Italian regions to describe organization and performance of local services in charge for preventive health activities in three selected areas, prevention of overweight and obesity, disability in the elderly and promotion of physical activity. While the majority of LHA referred working population surveillance systems and health promotion activities, approaches to control inequalities and plans to monitor performance quality were less represented.

Key words: preventive service performance; web based survey; surveillance

edodippo@live.it

 

Introduzione

Le attività di prevenzione e promozione della salute, messe in atto per migliorare gli stili di vita della popolazione italiana e per diminuire il rischio e il peso delle malattie croniche non trasmissibili, oggi travalicano ampiamente i limiti del sistema sanitario, coinvolgendo sempre più partecipanti non istituzionali. Al contempo, il processo di devoluzione attivato dalla riforma del Titolo V della Costituzione ha prodotto una molteplicità di interventi nelle singole regioni, senza un adeguato sviluppo di strumenti per monitorare questi mutamenti. Il Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS), nel quadro di un progetto finanziato (2011) dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM), ha realizzato fra il 2012 e il 2013 un’indagine finalizzata alla descrizione dell’assetto e del funzionamento delle Strutture del sistema sanitario Impegnate nei Servizi di Prevenzione (SISP), dell'organizzazione e delle attività svolte, al fine di supportare la governance della prevenzione a livello regionale. In quest’articolo riportiamo alcuni risultati, il cui quadro completo è in parte pubblicato e in parte in via di pubblicazione (1, 2).

 

Materiali e metodi

Su richiesta dei principali gruppi di interesse (Ministero della Salute, regioni e CNESPS), l’indagine è stata focalizzata su 3 aree della prevenzione: sovrappeso e obesità (PSO), rischio di disabilità nell’anziano (RDA) e promozione dell’attività fisica (PAF). L’invito a partecipare è stato esteso a tutte le regioni e province autonome, cui è stato chiesto di identificare due ASL che, tramite il direttore sanitario e in base a organizzazione e organigrammi propri, segnalassero al CNESPS le strutture coinvolte nelle 3 aree di prevenzione studiate. Ai referenti di tali strutture è stato in seguito inviato un apposito questionario via web. I temi e le variabili in studio sono stati decisi considerando diverse esperienze documentate in letteratura (3, 4), in particolare il National Public Health Performance Standards Program (5), che individua un modello composto da 8 componenti o descrittori che le ASL dovrebbero possedere, o concentrate su singole SISP o realizzate sinergicamente da diverse SISP, a garanzia della qualità delle prestazioni offerte in tema di prevenzione e quindi di governance. In sintesi, a ogni ASL partecipante, relativamente a ciascuna delle 3 aree studiate (PSO, RDA e PAF), veniva chiesto di segnalare quali fossero le SISP coinvolte. Il questionario, oltre a una sezione che descriveva la struttura delle SISP, raccoglieva informazioni su ciascuno degli 8 descrittori: 1) sorveglianza della popolazione; 2) promozione della salute; 3) coinvolgimento della comunità e dei gruppi di interesse; 4) sviluppo di progetti/programmi; 5) riduzione delle disuguaglianze; 6) supporto, supervisione, formazione del personale; 7) monitoraggio e/o valutazione di qualità ed efficacia e/o ricerca e proposta di nuove soluzioni; 8) promozione, supporto e attività di rete. Le informazioni raccolte e soggettivamente riferite dai referenti delle SISP sono relative agli anni 2010-12. L’analisi dei dati si prefigge essenzialmente di descrivere la struttura e le caratteristiche delle SISP, ma soprattutto la distribuzione delle percentuali di ASL che presentano le 8 caratteristiche previste dal modello di studio. I dati sono stati raccolti tramite web survey, utilizzando il software SurveyMonkey e analizzati con Epi Info versione 3.5.3.

 

Risultati

Ha partecipato l’81% (17/21) delle regioni/province autonome (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, provincia autonoma di Trento, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto). Al loro interno ha partecipato l’87% (26/30) delle ASL previste, e fra le ASL partecipanti il 66% (143/218) delle SISP attese ha fornito i dati per il survey via web.

 

La Figura riporta la distribuzione percentuale delle 143 SISP, fra le strutture dell’organigramma aziendale, relativamente a PSO (68 SISP), PAF (38 SISP) e RDA (37 SISP).

 

In generale, la maggior parte delle SISP (64%) è all’interno del Dipartimento di Prevenzione che, più specificamente, include circa il 60% delle SISP nella PSO e PAF e il 40% nella RDA. In quest’ultima area, tuttavia, il Distretto è impegnato in maniera significativa, rappresentando circa il 20% delle SISP. Riguardo all’organico delle SISP, la figura professionale più frequentemente operante nelle 3 aree è quella del medico (rispettivamente nell’82%, 97% e 81% delle SISP), seguita dall’assistente sanitario (rispettivamente nel 38%, 32% e 45% delle SISP) e dall’infermiere (rispettivamente nel 29%, 27% e 41% delle SISP).

 

La Tabella illustra la percentuale di ASL che erogano le 8 componenti della pre-venzione studiate per area.

Sebbene per alcune componenti la frequenza riportata potrebbe non coincidere con quella effettiva, a causa della mancata o parziale risposta ai questionari di alcune SISP, si rilevano i seguenti elementi di interesse.

 

Nell’area del PSO tutte le ASL, grazie alle proprie SISP, offrono sorveglianza di popolazione e promozione della salute, mentre solo poco più della metà (54%) mette in atto misure per controllare o prevenire le disuguaglianze o un monitoraggio strutturato o la valutazione della qualità o dell’efficacia dei propri interventi. Nell’area del PAF, le ASL hanno livelli inferiori di offerta di sorveglianza e promozione della salute (rispettivamente, 81% e 96%), mentre i livelli più bassi sono rappresentati dal controllo o prevenzione delle disuguaglianze, dal monitoraggio strutturato e/o dalla valutazione della qualità, dall’efficacia dei propri interventi.

 

Nell’area dell'RDA, l’offerta di sorveglianza è presente in meno di una ASL su due (45%), come le attività sulle disuguaglianze o il monitoraggio strutturato e la valutazione, mentre la promozione della salute, il coinvolgimento dei gruppi di interesse e lo sviluppo di progetti/programmi è presente tra l'81% e l'88% delle ASL.

 

La Tabella mostra che, da un confronto delle 3 aree di prevenzione, esiste un gradiente di offerta complessiva di servizi di prevenzione delle SISP all’interno della ASL che, nell’ordine PSO, PAF e RDA, rispondono meno bene agli standard utilizzati nell’indagine.

 

Approfondendo alcune modalità di analisi dal punto di vista delle SISP, si rileva che fra coloro che realizzano la sorveglianza di popolazione, il 71% aderisce al sistema nazionale OKkio alla SALUTE, l’80% alla sorveglianza PASSI e il 61% al PASSI d’Argento. Il 52% delle SISP dichiara di aver implementato sorveglianze diverse dalle summenzionate. Nel 50% dei casi il destinatario dei dati di sorveglianza è il decisore politico-sanitario. Circa l’85% dei referenti delle SISP impegnate nella sorveglianza riferisce la necessità di ulteriore formazione, in particolare (circa il 92%) sul tema della comunicazione. Fra le SISP che realizzano la promozione della salute, circa la metà riferisce una copertura inferiore al 30% della popolazione prioritaria. Anche in quest’area, oltre il 90% dei referenti delle SISP intervistati esprime l’esigenza di maggiore formazione, in particolare per la comunicazione (75%) e per il monitoraggio e la valutazione (81%).

 

Discussione e conclusioni

L’alta partecipazione allo studio, espressa su base volontaria dalle regioni, mostra l’interesse per il tema studiato e per le modalità con cui oggi viene offerta la prevenzione dal nostro sistema sanitario. A questo proposito, i risultati mostrano che il Dipartimento di Prevenzione, tradizionalmente considerato fin dalla sua istituzione, con specifica legge risalente al 1992, il fulcro dell’azione di prevenzione delle aziende sanitarie, condivide nella realtà con altre strutture dell'azienda la responsabilità della prevenzione; in particolare, nella prevenzione degli anziani, il suo ruolo è stimato nella misura di appena il 42%. Fra i vari aspetti rilevati dallo studio sulle caratteristiche e sull’assetto dei servizi di prevenzione, di particolare importanza è la presenza di tutte le 8 componenti che, seppur realizzate da diverse SISP, si integrano all’interno della stessa ASL per fornire un servizio di qualità. Lo studio ha evidenziato che alcune componenti sono poco rappresentate (in media per una sola azienda su due) come, trasversalmente alle tre aree studiate (PSO, PAF, RDA), la prevenzione e la riduzione delle disuguaglianze e il monitoraggio e/o la valutazione di qualità ed efficacia dei servizi. Altre componenti (l’attività e la promozione delle reti, lo sviluppo di progetti/programmi, il coinvolgimento dei gruppi di interesse) mostrano valori elevati e simili per le 3 aree di prevenzione studiate, altre (sorveglianza della popolazione e supporto/formazione al personale sanitario) hanno valori molto differenti a seconda delle aree, con un gradiente in negativo PSO, PAF e RDA. Ai fini di un miglioramento delle attività di prevenzione dei servizi, i risultati dell’indagine indicano la necessità di mettere in atto azioni concrete per il controllo delle disuguaglianze e di rinforzo del monitoraggio delle attività, mentre in particolare l’area di prevenzione della disabilità negli anziani, oltre agli aspetti comuni alle altre aree, necessita di strutturare o rinforzare diverse componenti, quali la sorveglianza di popolazione e il monitoraggio della qualità dei servizi offerti.

 

Dichiarazione sul conflitto di interessi

Gli autori dichiarano che non esiste alcun potenziale conflitto di interesse o alcuna relazione di natura finanziaria o personale con persone o con organizzazioni, che possano influenzare in modo inappropriato lo svolgimento e i risultati di questo lavoro.

 

Riferimenti bibliografici

1. Boccia A, Cislaghi C, Federici A, et al. Rapporto Prevenzione 2011. Le attività di prevenzione. Bologna: Il Mulino; 2011.

2. Boccia A, Cislaghi C, Federici A, et al. Rapporto Prevenzione 2012. La governance della prevenzione. Bologna: Il Mulino; 2013.

3. WHO. Pathways to health system performance assessment - a manual to conducting health system performance assessment at national or sub-national level. Copenhagen: WHO Regional Office for Europe; 2012.

4. Perra A, Salmaso S. Valutazione qualitativa di processo del PNP e dei PRP 2010-2012. Rapporto Sintetico (www.epicentro.iss.it/...).

5. Centers for Disease Control and Prevention. National Public Health Performance Standards Program (NPHP-SP). Local Public Health System Performance(www.cdc.gov/nphpsp/).