Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

gennaio 2014

Nota editoriale

Alberto Perra, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma

 

Il nostro Paese, come gli altri Stati membri dell’ONU, ha sottoscritto la Strategia Universale di contrasto alle malattie croniche che, come è indicato nell’articolo, si prefigge di ridurre del 30% l’assunzione del sale e del 25% (relativo) la prevalenza dell’i-pertensione arteriosa. Questo obiettivo è fortemente giustificato dai dati provenienti dal Global Burden of Diseases, secondo i quali la maggior parte degli anni di vita persi (precocemente o per disabilità) sono riferibili a fattori di rischio alimentari, primo fra tutti, l’eccessiva assunzione di sale nella dieta, cui è attribuito circa il 4% degli oltre 16 milioni di anni di vita persi dagli italiani nel 2010. Sul fronte delle strategie, rimane intatta la validità dell’empowerment degli individui che dovranno (se già non l’hanno fatto) fare propria la cultura dell’abitudine all’uso moderato del sale (e solo di quello iodato), ma è importante, come mostra lo studio, che questa consapevolezza sia diffusa e radicata in quegli operatori sanitari che più frequentemente vengono a contatto con i cittadini e che sono, per la maggior parte di loro, la fonte principale e più autorevole di informazione. Per la gravità e l’ur-genza del problema, è necessario promuovere tale consapevolezza negli operatori sanitari, facendo in modo che attività strutturate di formazione e informazione siano previste all’interno di programmi e azioni integrate di prevenzione. Delle scelte in tal senso possono essere fatte in questi mesi che vedono regioni e Ministero della Salute impegnati nella preparazione del Piano Nazionale di Prevenzione 2014-18. è restrittivo, tuttavia, pensare che risultati nel controllo delle malattie croniche possano venire unicamente da questa “alleanza per la conoscenza” fra cittadino e operatore sanitario. Recentemente, Beaglehole (Beaglehole R. NCDs: time for fewer proposals and more action. Lancet 2014; 383(9916): 504) sostiene che nell’impegnativa messa in pratica di strategie efficaci di controllo “la sfida più urgente per i governi è come controllare le forze trainanti che manten-gono l'epidemia di malattie croniche: le industrie multinazionali del tabacco, di prodotti alimentari, e le grandi industrie di bevande”. In Italia, l’accordo del 2009 con l’industria alimentare e con i panificatori per la riduzione del 15% del sale in 4 anni costituisce un buon punto di partenza, tuttavia non sufficiente per ottenere i risultati previsti dalla Strategia Universale. Oggi è più che mai necessario che in Europa si mettano a punto strategie coraggiose che rendano più facili le scelte nazionali di ri-duzione della quantità di sale, nei prodotti nazionali come in quelli d’importazione dagli altri Paesi europei.