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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

dicembre 2015

Interconnessione tra flussi informativi sanitari: un caso di studio sulle protesi d'anca

Mirko Bonetti¹, Carla Melani¹, Roberto Picus¹, Paola Zuech¹, Sabine Weiss¹ e Günther Ziernhöld²

¹Osservatorio Epidemiologico, Assessorato alla Sanità, Provincia Autonoma di Bolzano;

²Assessorato alla Sanità, Provincia Autonoma di Bolzano

 

SUMMARY (Linkage between health data system: a case study of hip replacement) - The provincial health information system collects and integrates data from different information flows providing an epidemiological picture of the population. Through the linkage of several databases and specific classification criteria, the entire local population can be monitored, in accordance to clinical profiles and health assistance paths; considering this potential information, the aim of this article is to develop a draft study about the integration of the Hip Registry data and the clinical data of the patients, to analyse the correlation between the chronic pathologies and the failure rate of the hip-prosthesis.

Key words: hip replacement; health data system; revision rates mirko.bonetti@provincia.bz.it

 

Introduzione

La disponibilità di flussi informativi sanitari consente di raccogliere e integrare dati da diverse fonti, rendendo così possibili analisi specifiche a livello locale di fenomeni epidemiologici. Un’analisi sulla relazione tra patologie croniche e tasso di fallimento delle protesi d’anca rappresenta un esempio di un possibile utilizzo di informazioni ricavabili dall’interconnessione tra i diversi flussi. Poiché attualmente non esiste in letteratura un modello di standardizzazione della valutazione degli esiti in materia di chirurgia protesica dell’anca, l’attenzione si concentra sulla sopravvivenza dell’impianto protesico, fenomeno più facilmente rilevabile e già ampiamente sviluppato in letteratura (1-2).

 

I dati sugli impianti di protesi d’anca evidenziano una continua crescita sia a livello nazionale (3) che internazionale, poiché, da un punto di vista clinico, favoriscono il recupero della funzionalità articolare, riducono la sintomatologia dolorosa e di conseguenza migliorano la qualità della vita; i soggetti maggiormente interessati da questo tipo di intervento sono i pazienti anziani, per i quali le patologie dell’apparato muscolo-scheletrico rappresentano la causa principale di malattie croniche ad alto potenziale di disabilità. Secondo stime internazionali, circa il 12% dei pazienti operati viene sottoposto a un intervento di revisione nel corso della propria vita (4). Poiché tali interventi sono invasivi per i pazienti e non sempre portano a risultati positivi, incidendo anche in maniera rilevante sulla spesa sanitaria, risulta interessante analizzare se il fallimento dell’impianto possa essere legato a determinati fattori, come ad esempio l’eventuale presenza di cronicità tra i pazienti sottoposti a tali interventi (5).

 

Materiali e metodi

I dati sugli impianti di protesi d’anca sono disponibili nel Registro Provinciale delle Protesi d’Anca (RPPA) della provincia autonoma (PA) di Bolzano che partecipa attivamente al progetto “Registro Italiano ArtroProtesi”, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. L'RPPA è stato istituito a partire dal 1° gennaio 2010 e raccoglie in modo sistematico e anonimo, i dati demografici dei pazienti, i dati clinici dell’intervento e i dati specifici dei dispositivi impiantati. I dati clinici disponibili dall’RPPA sono stati integrati con quelli presenti nelle schede di dimissione ospedaliera, mentre le patologie croniche sono state identificate attraverso il progetto “Mappatura delle patologie croniche” che, sulla base di informazioni anagrafiche epidemiologiche ed economiche relative a ciascun assistito, ha portato a identificare 14 profili di cronicità differenti, tra cui il diabete, la broncopneumopatia (BPCO), lo scompenso cardiaco, le demenze e le neoplasie (6). La coorte è stata quindi definita da tutti i ricoveri di pazienti, con un intervento di protesi primaria (tipo di protesi totale o parziale) con data di intervento dal 1° gennaio 2010 al 31 dicembre 2013 nella PA di Bolzano. L’esito con modalità dicotomica, associato a ciascun ricovero, è stato definito dalla presenza o meno di un successivo intervento di revisione entro 1 anno dalla data di intervento. Attraverso il test χ2, si è valutata l’esistenza di un’associazione statistica tra l’esito e la presenza o assenza di patologie croniche. La successiva stima dell’odds ratio (OR) ha consentito di valutare la pro-pensione al rischio di una revisione associata ai pazienti cronici rispetto a quelli non cronici (7); attraverso la procedura di risk adjustment, si sono poi confrontati queste due differenti tipologie di pazienti, in relazione al rischio di subire una revisione sulla base di una serie di fattori selezionati a priori, quali il genere, l’età, la frattura del femore come prima causa dell’intervento e le cronicità considerate, sulla base di un modello di regressione logistica (8).

 

Risultati

Nella PA di Bolzano vengono effettuati circa 1.300 interventi annui per protesi d’anca, di cui circa il 96% sono rilevati dall'RPPA con un tasso di ospedalizzazione che è risultato, nel 2013, tra i più alti a livello nazionale, in particolare per la popolazione da 65 anni in su, pari a 850 per 100.000 residenti, dietro solo alla Valle d’Aosta (9).

 

Nel periodo osservato (2010-13), sono stati eseguiti 3.944 interventi di protesi primaria, con un tasso di revisione entro 1 anno pari a 2,1%; se suddividiamo i ricoveri osservati a seconda della presenza nel paziente di almeno una cronicità individuata (Tabella 1), si evince come il tasso sia pari a 2,6% per i pazienti cronici e a 1,2% per quelli non cronici, con una differenza statisticamente significativa (p = 0,003). L’OR pari a 2,2 evidenzia come i pazienti cronici siano caratterizzati da un rischio maggiore di subire un intervento di revisione entro 1 anno.

 

Il modello di risk adjustment, volto a individuare il possibile effetto dei fattori confondenti sull’esito di revisione, ha mostrato che la componente età, pur risultando significativa non determina un aumento rilevante del rischio di revisione; per contro, le protesi legate a fratture del femore, come prima causa per l’impianto rispetto ad altre patologie quali artrosi e artriti, e la presenza di comorbilità BPCO incidono in misura significativa sul rischio di revisione. Le altre patologie croniche individuate ela componente genere non hanno una rilevanza significativa sull’esito osservato (Tabella 2); i risultati non sono affetti dalla presenza significativa di collinearità tra le diverse patologie croniche.

 

 

Se il risultato legato alla frattura di femore, come fattore rilevante nell’aumento del rischio di fallimento poteva apparire scontato, interessante invece risulta la significatività del fattore legato alla cronicità BPCO, che potrebbe indurre a ritenere che vi siano degli effetti dei medicinali legati alla cura di questa patologia che aumenterebbero il rischio di possibili revisioni negli impianti; ciò necessita di ulteriori approfondimenti. Tutte queste considerazioni, tuttavia, devono tener conto di una numerosità ridotta della casistica osservata, a causa del limitato periodo considerato, pari a 4 anni, e di una qualità del dato presente nell’RPPA buona, ma non ancora ottimale.

 

Conclusioni

L’integrazione tra diversi flussi informativi disponibili a livello provinciale comporta un maggior volume di informazioni e di dati a disposizione, consentendo di ampliare e approfondire analisi di fenomeni epidemiologici e di fornire spunti di riflessioni per analisi future. Ad esempio, il dato sulla sopravvivenza di un dispositivo protesico, quale un impianto di protesi d’anca, facilmente rilevabile per la sua modalità dicotomica all’interno di un registro protesi, può essere unito a informazioni sia di carattere clinico che demografico ricavabili da altri fonti informative e contribuire a individuare possibili fattori che possano incidere o meno sull’esito positivo o negativo dell’impianto. La presente analisi ha infatti mirato ad analizzare il ruolo esercitato dalla presenza di patologie croniche, dall’età, dal genere e dalla causa clinica sul buon esito dell’intervento di protesi d’anca, rappresentato dalla misura del tasso di revisione entro 1 anno dalla data di intervento; ciò è stato reso possibile grazie all’interconnessione tra i diversi flussi informativi, che ha consentito di contestualizzare il fenomeno osservato in un quadro ben più ampio e dettagliato.

 

Dichiarazione sui conflitti di interesse

Gli autori dichiarano che non esiste alcun potenziale conflitto di interesse o alcuna relazione di natura finanziaria o personale con persone o con organizzazioni, che possano influenzare in modo inappropriato lo svolgimento e i risultati di questo lavoro.

 

Riferimenti bibliografici

1. Romanini E, Zanoli G, Padua R. L’analisi dei risultati nella patologia dell’apparato locomotore. Milano: Guerini e Associati; 1998.

2. Romanini E, Zanoli G, Padua R, et al. Registri nazionali: il razionale e l’esperienza internazionale. In: Torre M. (Ed.). Progetto per l’istituzione del Registro nazionale degli interventi di protesi di anca. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2005. (Rapporti ISTISAN 05/18). p. 7-10.

3. Torre M, Luzi I, Carrani E, Leone L, Romanini E, Zanoli G. (Ed.). Progetto Registro Italiano ArtroProtesi. Idea, sviluppo e avvio. Primo Report. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore; 2014.

4. Pabinger C, Bridgens A, Berghold A, et al. Quality of outcome data in total hip arthroplasty: comparison of registry data and worldwide non-registry studies from 5 decades. Hip Int 2015;25(5):394-401.

5. Osservatorio Epidemiologico della Provincia Autonoma di Bolzano. Registro provinciale delle protesi d’anca. 1° Rapporto anni 2010-2013; 2014 (www.provincia.bz.it/...).

6. www.provincia.bz.it/...

7. Li A. X. Analysis of a binary outcome variable using the FREQ and the LOGISTIC procedures; 2011 (http://analytics.ncsu.edu/).

8. Arcà M, Fusco D, Barone AP, et al. Introduzione ai metodi di risk adjustment nella valutazione comparativa degli esiti. Epidemiol Prev 2006;30(4-5 Suppl):1-48.

9. Ministero della Salute. Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero. Dati SDO 2013; 2014 (www.salute.gov.it/...).