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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

settembre 2015

Le variabili sociodemografiche influenzano gli atteggiamenti di pregiudizio verso le diversità nei bambini? Il progetto Girasole: un'indagine di prevalenza tra i bambini di 8 anni nella Asl di Ancona

Sara Giuliani1, Marco Morbidoni1, Elisa Ambrogiani1, Antonella Guidi1, Stefano Berti2, Elisabetta Collamati3, Antonella Mazzanti3, Rosa Rossi3, Caterina Ciucciovè3, Stefano Giuliodoro4 e Nicola Scola5

1Unità Operativa di Epidemiologia, Dipartimento di Prevenzione, ASUR Marche Area Vasta 2, Ancona; 2Ufficio Promozione della Salute, Dipartimento di Prevenzione, ASUR Marche Area Vasta 2, Ancona; 3Dipartimento di Salute Mentale, ASUR Marche Area Vasta 2, Ancona; 4Centro Studi e Documentazione, Dipartimento di Prevenzione, ASUR Marche Area Vasta 2, Ancona; 5ASUR Marche Area Vasta 2, Ancona

 

SUMMARY (Do the socio-demographic variables influence prejudice attitudes towards diversity in children? Results from the "Girasole" prevalence study among 8 years old children in Ancona, Italy) - This survey investigated the attitudes of prejudice towards diversity in childhood in association with socio-demographic variables through a questionnaire adapted from AMIQ (Attitudes to Mental Illness Questionnaire). The sample size for prevalence study was determined by "StatCalc" software, conscription of simple random type; the level of significance was set at 0.05. Among 251 children of age 8, prosocial attitudes prevail for both sexes, the opening to the "diversity of behavior" is associated with gender: girls appear more comfortable in respect to the diversity and more likely than boys to accept it.

Key words: children; prejudice; survey

marco.morbidoni@sanita.marche.it

 

Introduzione

Il pregiudizio è relativo a vari ambiti: 1) disabilità fisica; 2) deficit nelle prestazioni; 3) difficoltà nel linguaggio, 4) problematiche relative al rispetto delle regole; 5) disagio inerente la sfera della socialità. In letteratura il pregiudizio è diffuso nelle generazioni adolescenziali e adulte (1), ma poco si conosce della sua prevalenza fra i bambini.

 

È ancora meno chiaro se le variabili socioeconomiche possano influenzare gli atteggiamenti prosociali e antisociali in epoca prepuberale.

 

All’interno del Progetto "Girasole: superare il pregiudizio con un’informazione partecipata", si è svolta l’indagine dal titolo “Percezione della diversità e salute mentale” che ha coinvolto le scuole primarie e secondarie di primo grado in alcuni dei quindici Comuni della ex Zona Territoriale n. 7 di Ancona, ora Area Vasta 2 (Ancona, Osimo, Castelfidardo, Loreto e Montemarciano). Per esigenze editoriali, il presente articolo si focalizza sull’analisi dei risultati relativi ai bambini di otto anni.

 

Obiettivo primario del presente studio è stimare la prevalenza di bambini con atteggiamenti di rifiuto verso il diverso nelle terze classi delle scuole primarie. L’obiettivo secondario è quello di valutare se le variabili sociodemografiche influenzino gli atteggiamenti di accettazione e di rifiuto verso le specifiche diversità.

 

Materiali e metodi

Si ritiene che i bambini sviluppino gradualmente nel tempo, attraverso gli avvenimenti della vita, gli atteggiamenti prosociali e antisociali (2). Pertanto, l'analisi è stata focalizzata su due campioni rappresentativi di due coorti d'età: quella dei bambini delle terze classi delle scuole primarie (8 anni) e quella delle classi prime delle scuole secondarie di primo grado (11 anni). Le diversità indagate sono state di vario tipo: sociodemografiche (sesso, età, origine etnica), fisiche (intese come disabilità) e comportamentali.

 

L’arruolamento delle classi è stato di tipo casuale semplice e in totale sono state campionate 14 classi sulle 106 presenti nel territorio dell'Area Vasta 2 di Ancona nell’anno scolastico 2009-10, e per ognuna sono state estratte 2 classi sostitutive per numerosità e rapporto maschi/femmine. Un gruppo di lavoro, composto da operatori afferenti all’Area Vasta 2 di Ancona e proveniente dal Dipartimento di Salute Mentale, dall’Ufficio Promozione della Salute e dall’Unità Operativa di Epidemiologia, ha prodotto uno strumento di rilevazione dei dati per gli studenti delle terze classi della scuola primaria.

 

Il questionario è stato somministrato da una psicologa e da un’assistente sociale che hanno operato, non contestualmente, nel periodo maggio-giugno 2010.

 

Lo strumento per questa indagine è stato costruito secondo l'attitudes to mental illness questionnaire (AMIQ) adattato da Cunningham (3) e l'Attribution Questionnaire (rAQ) di Corrigan (4); tale strumento si compone di cinque "storie" accompagnate da vignette e da una parte sociodemografica (incluso il Paese di origine dei genitori).

 

I protagonisti delle storie sono due animali, uno dei quali è "diverso" dall’ordinario per uno degli aspetti indagati. Il bambino è indotto a immedesimarsi nell’animale "non diverso". Al termine della storia sono proposti due quesiti. Con il primo si intende rilevare le risposte identificatorie del bambino in riferimento ai sentimenti/emozioni provati dall'animale "non diverso" di fronte a una situazione/problema caratterizzata dall'incontro con l'altro, per alcuni aspetti simile e per altri differente da sé. Il secondo quesito indaga i comportamenti messi in atto, in un ipotetico prosieguo del racconto. Le risposte prevedono cinque opzioni emotive, di cui una neutra, due con accezione positiva, due con accezione negativa.

 

L'analisi dei dati è stata condotta con software EpiInfo 3.5.3 e STATA 8.0. Si è proceduto con un’analisi univariata e bivariata. Sono stati impiegati i test c2, test esatto di Fisher e Kruskall-Wallis (5, 6). Il livello di significatività è stato fissato pari a 0,05.

 

Risultati

Hanno partecipato allo studio 251 bambini della terza classe delle scuole primarie, di cui il 52,2% (n. 131) maschi e il 46,6% (n. 117) femmine; l’1,2% (n. 3) non ha indicato il sesso. La maggior parte degli alunni è nata in una città marchigiana (83,7%, n. 210), il 4,8% (n. 12) all’estero, mentre il restante 11,5% (n. 29) in altre regioni italiane. Le madri nate all’estero rappresentano il 15,1%, i padri il 10,4%, quindi il 16,7% degli alunni, cioè 1/6, ha almeno un genitore straniero.

 

L’analisi dei dati della prima storia rivela che di fronte all’incontro con un animale diverso fisicamente, il 77,3% (n. 194) dei bambini ha un atteggiamento positivo (il 50,6% è contento e il 26,7% curioso), il 4,4% (n. 11) non prova alcuna emozione. Le azioni messe in atto sono nell’82,5% (n. 207) prosociali: il 31,1% "giocherà insieme" e il 51,4% "offrirà il suo aiuto".

 

Nella seconda storia, l’animale è diverso perché poco abile; in questo caso il 42,6% (n. 107) dei bambini è dispiaciuto per l’animale e il 7,2% (n. 18) arrabbiato, mentre rimane costante la percentuale dei bambini che non prova alcuna emozione (4,4%, n. 11). Le azioni messe in atto in questo caso sono prosociali: nell'86,5% dei casi, pari a 217 bambini (offrirà aiuto il 62,2% e incoraggerà il 24,3%).

 

Nella terza storia l’animale ha difficoltà di comunicazione. Il 31,1% (n. 78) dei bambini è felice di questo incontro, contro il 25,1% (n. 63) che si sente dispiaciuto; raddoppia la percentuale di intervistati che non prova emozioni (8,8%, pari a n. 22). Anche in questo caso prevalgono i comportamenti di aiuto (44,6%, n. 112) e di incoraggiamento (36,7%, n. 92).

 

La storia successiva mostra un animale che non rispetta le regole e suscita sentimenti quali: "pazienza" nella metà degli intervistati (49,8%, n. 125), "dispiacere" in 1 su 4 (24,7%, n. 62), "fastidio" (8,4%, n. 21) e raggiunge il minimo la percentuale di alunni che esprime assenza di emozioni. Le azioni svolte sono di aiuto in oltre la metà dei casi (54,2%, n. 136) e di incoraggiamento in circa un quarto dei casi (24,3%, n. 61).

 

La quinta rappresentazione tratta il tema della diversità rispetto al comportamento sociale: un animale non vuole stare con gli altri. Oltre la metà degli intervistati è incuriosito (51,8%, n. 130), ma c'è anche un 24,3% (n. 61) che si dispiace di questo comportamento e di nuovo un 4,4% (n. 11) che non prova emozioni. Anche in questo caso le azioni che prevalgono sono di gioco (51,4%, n. 129) e di avvicinamento (36,7%, n. 92).

 

L’analisi bivariata non mostra associazioni statisticamente significative tra il comportamento dei bambini e le loro origini o quella dei loro genitori. Vi è invece un’associazione statisticamente significativa (p <0,05) tra il comportamento e il genere nella seconda, quarta e quinta vignetta, cioè nelle storie in cui la diversità non è percepita dai sensi, ma è una diversità di comportamento. Le femmine hanno un comportamento prosociale maggiore rispetto ai maschi che risultano, con una maggiore frequenza rispetto alle prime, antisociali e/o neutri.

 

Discussione e conclusioni

Il Progetto "Girasole", riferito ai bambini di 8 anni, ha indagato se esiste un atteggiamento di pregiudizio verso le diversità già in età infantile e quali possano essere i fattori determinanti di tale atteggiamento. Nel lavoro, tra tutte le variabili sociodemografiche indagate, l’unica associazione statisticamente significativa riguarda il genere: le femmine hanno un comportamento più aperto rispetto ai maschi che risultano invece più intolleranti e più neutri. Per Eisenberg (7), la frequenza degli atteggiamenti prosociali tende a crescere con l’età e, per quanto attiene al genere, le ragazze sono più prosociali dei ragazzi, anche se esistono opinioni discordanti e non sono chiare le cause di questa differenza. Secondo Carlo (8) le differenze di genere si acutizzano nell'adolescenza, forse in considerazione del fatto che le esperienze vissute durante la fanciullezza incoraggiano le tendenze prosociali nelle ragazze, mentre le scoraggiano nei maschi, che sembrano più orientati verso atteggiamenti di aiuto in presenza di altri.

 

Per i bambini di 8 anni si è scelto di utilizzare personaggi del mondo animale per favorire processi identificativi e proiettivi, evitando le resistenze che sarebbero potute emergere con protagonisti umani, troppo vicini alla realtà quotidiana dell'alunno.

 

Il principale limite metodologico dello studio può essere rintracciato nell'accezione negativa che il questionario propone delle diversità, in quanto è considerata come deprivazione. Ne deriva che il questionario raccoglie minori informazioni nei casi in cui il bambino non rileva la diversità, cosa che accade verosimilmente nelle situazioni di maggiore integrazione bambino-diversità.

 

Per i bambini di 8 anni si apprezzano atteggiamenti positivi verso le situazioni prospettate (senso di contentezza nel vedere l’altro, anche se diverso, dispiacere nel vedere altri in difficoltà, pazienza nel sopportare l’altro che disturba). I risultati dimostrano che in questa generazione non si riscontra alcuna associazione statisticamente significativa tra il comportamento antisociale e l’origine straniera della famiglia (almeno un genitore nato all’estero); al contrario ciò che risulta è che questi bambini mostrano un comportamento positivo, o prosociale, più elevato rispetto ai compagni nati da genitori italiani. Inoltre, come già evidenziato, le bambine si sono rivelate più a loro agio verso le diversità e maggiormente propense all'accettazione rispetto ai maschi. Questi risultati hanno consentito di orientare interventi educativi specifici nelle scuole, volti a favorire lo sviluppo della peer education, e poiché il canale scolastico è certamente strategico per raggiungere i genitori e altri "adulti significativi", il Progetto "Girasole" potrebbe contribuire ad accrescere l’empowerment della comunità locale.

 

(*) La ricerca è stata finanziata dal Dipartimento di Salute Mentale, ASUR Marche Area Vasta 2, Ancona.

 

 

Dichiarazione sui conflitti di interesse

Gli autori dichiarano che non esiste alcun potenziale conflitto di interesse o alcuna relazione di natura finanziaria o personale con persone o con organizzazioni che possano influenzare in modo inappropriato lo svolgimento e i risultati di questo lavoro.

 

Riferimenti bibliografici

1. Casacchia M, Roncone R, Arduini L. Strategie contro lo stigma nella malattia mentale. In: Atti del Convegno Nazionale, 19-20 febbraio 1999, L'Aquila.

2. Monteduro F. Un programma di educazione alla prosocialità. Psicologia e Scuola 2003;117:57-64.

3. Cunningham JA, Sobell LC, Chow VM. What's in a label? The effects of substance types and labels on treatment considerations and stigma. J Stud Alcohol 1993;54(6):693-9.

4. Corrigan PW, Lurie BD, Goldman HH, et al. How adolescents perceive the stigma of mental illness and alcohol abuse. Psychiatr Serv 2005;56(5):544-50.

5. Kruskal WH, Allen Wallis A. Use of ranks in one-criterion variance analysis. J Am Stat Assoc 1952;47(260):583-621.

6. Fisher RA. On the interpretation of c2 from contingency tables, and the calculation of P. J R Stat Soc 1922;85(1): 87-94.

7. Eisenberg N, Fabes RA, Spinrad TL. Prosocial development. In: Eisenberg N. Handbook of child psychology. Vol 3. Social, Emotional, and Personality Development (6th ed.). Hobonek: John WIley & Sons, Inc; 2006. p. 646-718.

8. Carlo G, Hausmann A, Christiansen S, et al. Sociocognitive and behavioral correlates of a measure of prosocial tendencies for adolescents. J Early Adolesc 2003;23(1): 107-34.