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Il Progetto BPAC: Studio prospettico nazionale sugli esiti a breve termine di interventi di by-pass aortocoronarico (BPAC) nelle cardiochirurgie Italiane

 

Fulvia Seccareccia, Donato Greco, Paola Capriani, Maria E. Tosti, Stefano Diemoz, Laboratorio di epidemiologia e biostatistica, Istituto Superiore di Sanità

 

Consulta la presentazione dei dati

 

La garanzia per il cittadino di qualità della prestazione sanitaria ha finora fatto perno sull’accreditamento, intendendo con esso la capacità strutturale ed operativa del singolo centro sanitario di erogare una prestazione non inferiore ad uno standard di riferimento. Questo standard è stato frequentemente inteso come un mix di dotazioni strutturali, di risorse umane e di indicatori di processo. In alcune parti del mondo è tuttavia sorto il giustificato dubbio che questo tipo di indicatori potrebbero non essere completamente predittivi della qualità del risultato, unico evento che realmente interessa il paziente.

E’ quindi sorta all’interno delle associazioni professionali l’esigenza di valutare e confrontare gli esiti (outcome). Questa esigenza ha portato alla nascita di studi specifici che, per alcune categorie, hanno determinato la sistematica esposizione al pubblico di risultati di una procedura sanitaria per ciascun centro e per ciascun operatore, confrontati con uno standard di riferimento (Benchmark).

In questa ottica, sia i processi di accreditamento che i processi di valutazione di performance, dovrebbero tener conto dei risultati reali delle procedure. Purtroppo un sistema apparentemente molto semplice trova ostacoli tecnici quando si deve procedere al necessario confronto tra istituzioni, operatori o a confronti con standard di riferimento. Sostanzialmente due “gli elementi” difficili: 1) il rischio individuale del paziente e quindi gli algoritmi che equalizzano tali rischi, per isolare e pesare il rischio legato alla struttura e alla procedura; 2) la definizione di outcome, non sempre facilmente standardizzabile.

Il Ministero della Sanità alla fine del 2001 ha lanciato alcuni progetti sugli studi degli esiti affidandone il coordinamento all’Istituto Superiore di Sanità. I progetti, concordati con gli Assessorati ed Agenzie Regionali e con le specifiche Associazioni Professionali, hanno avuto inizio in questi mesi e promettono di dare risultati visibili già alla fine di questo stesso anno.

In particolare, l’Istituto Superiore di Sanità ha avviato uno “Studio prospettico nazionale sugli esiti a breve termine di interventi di by-pass aortocoronarico (BPAC) nelle cardiochirurgie Italiane” con l’obiettivo di descrivere la mortalità osservata ed attesa a 30 giorni dall’intervento di BPAC, per singola struttura cardiochirurgica, aggiustando in base al rischio individuale pre-operatorio dei pazienti, e di confrontare diversi modelli di risk-adjustment. Ciascun Centro Cardiochirurgico raccoglierà dati per un periodo di ameno 12 mesi. Lo studio si svolge in collaborazione con la Federazione delle Società Medico-Scientifiche Italiane (FISM), con la Società italiana di Chirurgia Cardiaca (SICCH), e con le Regioni.

I Centri di Cardiochirurgia non pediatrica attualmente attivi identificati sono 86 (55 pubblici, 28 privati accreditati, 3 privati non ancora accreditati). Hanno aderito allo studio e iniziato la raccolta dati (inizio tra il 1° febbraio e il 1° ottobre 2002) 59 Centri (68% del totale). 25 Centri hanno già effettuato un primo invio di schede compilate e complete di follow-up a 30 giorni dall’intervento di BPAC (totale = 2500 schede). E’ stato avviato il programma per il sistema di archiviazione elettronico, che dal mese di luglio funziona su Internet e consente di eliminare totalmente il sistema di archiviazione cartaceo. Una prima analisi dati è stata condotta su 2031 interventi registrati in 23 centri di cardiochirurgia, appartenenti a 11 regioni Italiane.

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