Oltre bufale e censure: la "buona volontà" della comunicazione
Stefania Salmaso – direttore Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps - Iss)
Il commento di Tom Jefferson merita una replica, non per amore di polemica ma per chiarezza. È infatti importante esplicitare il ruolo di EpiCentro e le sue scelte editoriali. EpiCentro è il portale di epidemiologia del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Il sito è stato progettato come uno strumento di lavoro per gli operatori di sanità pubblica, prodotto per facilitare l'accesso all'informazione epidemiologica, nell'ambito del servizio sanitario nazionale. Alla sua realizzazione collaborano quindi i ricercatori del Cnesps e dell'Iss nel suo complesso, ma anche gli operatori di Regioni e Aziende sanitarie locali, i colleghi di istituti di ricerca, di società scientifiche e ovviamente i singoli professionisti della sanità pubblica.
Il problema del conflitto di interessi
EpiCentro, quindi, non è - né vuole essere - una rivista scientifica, ma un sito di divulgazione e comunicazione su temi di epidemiologia e salute pubblica, che viene aggiornato tutte le settimane da una redazione di professionisti della comunicazione, in modo da garantire un’informazione tempestiva. Come tale, per tutti i contenuti che pubblica e segnala, utilizza come fonti solo altre istituzioni accreditate. La richiesta di dichiarazione circa la presenza di conflitto di interessi è senz’altro lodevole come principio generale, soprattutto in contesti formali in cui vengono assunte decisioni da un gruppo di persone i cui interessi personali possono “distorcere” le valutazioni. Certo che la decisione di cosa rappresenti un conflitto di interesse (e quindi vada dichiarato) è lasciata alla discrezione personale, e certamente la presenza di eventuali conflitti non pregiudica di per sé la qualità delle valutazioni fatte.
L’obiettivo di EpiCentro, nell’ambito specifico della sezione dedicata alle “discussioni”, è fornire agli operatori uno spazio di dibattito critico e aperto a chi voglia intervenire. Vengono quindi di volta in volta segnalati contributi da varie fonti, e le modalità di pubblicazione prevedono - oltre a una revisione da parte dei referenti scientifici del sito - l’esplicitazione di autori e relativa affiliazione. Dato che lo scopo è quello di uno scambio di opinioni tra operatori sanitari di varia estrazione, ma di affiliazione dichiarata, ci sembra ovviamente implicita la buona volontà di partecipare al dibattito con contributi “imparziali” (ma le opinioni sono davvero imparziali?), e quindi la dichiarazione del conflitto di interesse non viene richiesta. Se questo sia poi un buon motivo per non partecipare al dibattito, è comunque una valutazione ancora più soggettiva della stessa dichiarazione di conflitto di interessi.
Tra bufale e censure
L’argomento della “buona volontà” appena menzionata ci porta a fare un commento anche sull’uso del termine “bufala” cui Jefferson ricorre più volte. Il termine comunemente implica la volontà di ingannare gli interlocutori. Su EpiCentro, per tutto quanto si è detto sopra, ci sembra un termine totalmente inappropriato e certamente rappresenta una chiusura al desiderio di confronto che invece anima i dibattiti, soprattutto quelli in ambito scientifico. Proprio in quest’ottica il dibattito, anche tra punti di vista divergenti, dovrebbe sempre mantenersi nei limiti di un confronto civile e sereno tra opinioni e portatori di interesse diversi: e proprio in linea con questo principio, lo scorso 16 novembre EpiCentro ha segnalato il commento di Jefferson sulla vaccinazione antinfluenzale pubblicato sul British Medical Journal (Bmj) il 28 ottobre 2006.
È difficile quindi parlare di censura, visto che è stata la stessa redazione del sito a stimolare la discussione su questo tema. Ovviamente, sono stati espressi punti di vista differenti, che comunque meritano di essere considerati, perché è vero che la conoscenza scientifica progredisce lentamente, ma questo è possibile solo grazie a una discussione costruttiva, che veda il contributo di diverse professionalità.
Se il meglio è nemico del bene
Entrando nel merito dei contenuti del dibattito, riteniamo che nessuno possa mettere in dubbio che l’influenza rappresenti uno dei maggiori problemi di sanità pubblica nel mondo, a causa della considerevole morbosità e mortalità a essa associate. Allo stesso modo, è indiscutibile che a oggi la vaccinazione antinfluenzale è l’unico intervento attuabile per la sua prevenzione primaria. Come già riportato in alcuni dei contributi citati, la politica vaccinale italiana per l’influenza è in linea con gli altri Paesi europei, mentre differisce da quella statunitense perché non include i bambini sani tra i gruppi a rischio.
Per quanto riguarda gli anziani, è vero - come sostiene Jefferson - che i vaccini inattivati non sono una panacea per le epidemie stagionali. Siamo assolutamente d’accordo sul fatto che le decisioni di sanità pubblica debbano basarsi sulle evidenze, ma vogliamo sottolineare come anche le “non decisioni” comportino comunque un rischio. Mentre prosegue la ricerca di nuovi prodotti più immunogenici è assolutamente sensato usare gli strumenti disponibili, ricordando che a volte il meglio è nemico del bene.