Marina Maggini - reparto Farmacoepidemiologia (Cnesps, Iss)
14 maggio 2008 - La prevenzione per tutta la vita è efficace e deve essere considerata come un investimento nella salute e nello sviluppo. Questo è uno dei messaggi che l’Oms ritiene fondamentali per il miglioramento della salute della popolazione e che è stato ulteriormente ribadito nel Piano d’azione 2008-2013. Concentrando l’attenzione sulla prevenzione e il controllo è possibile prevenire o modificare i fattori di rischio, prevenire l’insorgenza, la ricorrenza o la progressione della malattia, evitare le disabilità e i decessi prematuri.
In generale, il maggior potenziale per il miglioramento dello stato di salute si ottiene mediante una strategia globale che sostiene contemporaneamente la promozione della salute a livello di popolazione e i programmi di prevenzione, individuando attivamente i soggetti ad alto rischio e ottimizzando l’offerta di interventi efficaci, con particolare attenzione alla popolazione socialmente svantaggiata.
Cosa è possibile fare
Considerato il grado elevato di comorbilità (presenza contemporanea di due o più malattie), la cura rivolta alle esigenze generali dei pazienti con malattie croniche costituisce una strategia più promettente rispetto alla cura delle singole malattie. Le linee guida per la gestione delle singole malattie, infatti, potrebbero non riconoscere la portata e l’impatto della comorbilità.
L’attuale sistema assistenziale in Italia è di tipo settoriale-specialistico, per cui ciascun soggetto erogatore (Mmg, specialisti, ospedali ecc) è specializzato nel fornire assistenza per diversi gradi di complessità clinico-assistenziale. L’adozione dell’attuale modello è stata giustificata nel tempo da esigenze di ordine tecnico scientifico: la rapida evoluzione delle conoscenze mediche e l’elevato grado di innovazione tecnologica rendeva di fatto necessario un processo di specializzazione delle professionalità sempre più spinto per far fronte con competenza alle continue esigenze di aggiornamento. Tuttavia, se da un lato un certo grado di differenziazione favorisce l’efficienza tramite l’ottimizzazione tecnico funzionale, dall’altro produce diversità e frammentazione: l’elevata differenziazione non solo rischia di far perdere di vista l’obiettivo comune di soddisfare la salute del paziente, ma anche quello di contenere i costi a livello di sistema.
La necessità di recuperare spazi di integrazione e coordinamento nella gestione delle cure e di introdurre sistemi di partecipazione attiva del paziente al processo di cura, preservando al tempo stesso la specializzazione delle risorse professionali e la sostenibilità economica, ha visto nascere nuovi modelli assistenziali che genericamente prendono il nome di “gestione integrata”. Questi modelli sono basati sull’idea che per sviluppare una buona assistenza ai pazienti occorre adottare un mix, efficace ed efficiente, di misure volte a favorire:
L’approccio si basa sulla creazione di sistemi organizzati, integrati, proattivi, orientati alla popolazione, che pongono al centro dell’intero sistema un paziente informato/educato a giocare un ruolo attivo nella gestione della patologia da cui è affetto. È evidente, infatti, che i pazienti con patologie cronico-degenerative hanno molteplici esigenze di intervento clinico-assistenziale che possono essere ricomposte in una visione unitaria del concetto di salute evitando la frammentazione degli interventi.
Passi avanti con il Piano di prevenzione
Come ricorda Paolo D’Argenio, in Italia, una serie di progetti/attività di ricerca e sorveglianza sulle malattie croniche ben si inseriscono nell’impalcatura delineata dall’Oms, senza tuttavia che sia visibile chiaramente il progetto complessivo sottostante e, soprattutto, senza il sostegno di forti investimenti economici e culturali.
Un tentativo di rimediare a questa situazione è stato fatto con gli ultimi Piani di prevenzione nazionali e, a giudicare dalle bozze circolanti, anche con l’ultimo Pnp 2009-2011. In particolare il Piano nazionale di prevenzione, che recepisce la strategia del programma Guadagnare Salute, concentra la propria attenzione sulle malattie croniche, mette la persona al centro del progetto salute come nuovo approccio alla prevenzione, promuove la prevenzione basata su prove di efficacia, richiama l’attenzione sulle attività di monitoraggio e valutazione, sostiene la necessità di coinvolgere non solo i professionisti della salute e non solo le discipline della prevenzione, sollecita l’uso di canali efficienti di comunicazione con la popolazione, stimola la progettazione regionale ma riconosce la necessità di un coordinamento nazionale per favorire il confronto e la condivisione dei risultati e/o delle problematicità e, soprattutto, cerca di proporsi come un “piano integrato” e non come un insieme di progetti.