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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

fumo

Le nuove norme a tutela della salute dei non fumatori: un’opportunità per ridurre i danni del fumo, un’opportunità per il dipartimento di prevenzione

Paolo D’Argenio, Servizio di Epidemiologia e Prevenzione, Asl Benevento 1


“Ci sono quattro ingredienti che portano al  successo gli sforzi della sanità pubblica nel ridurre l’esposizione al fumo passivo: prove scientifiche altamente credibili, difensori appassionati, campagne informative con i media, leggi e regolamenti”
. Così conclude un rapporto speciale comparso sul New England Journal of Medicine (1) sugli interventi efficaci per la riduzione dell’esposizione al fumo e al fumo passivo. Un tema di grande importanza, che peraltro è stato oggetto di un lungo studio della Task Force statunitense sugli interventi di prevenzione (on-line sulle pagine di EpiCentro). In questo studio si ribadisce come l’imposizione di divieti e limitazioni nei luoghi di lavoro e nei locali aperti al pubblico, tramite leggi e regolamenti, è fortemente raccomandata in quanto si è dimostrata capace di ridurre l’esposizione al fumo passivo ed il numero di sigarette fumate quotidianamente e aumentare il numero di fumatori che smettono di fumare.

La legislazione italiana nei decenni ha fatto progressi, ma ha lasciato di difficile applicazione il divieto di fumo nei locali aperti al pubblico. Il ritardo è comprensibile se si pensa che la normativa invade il campo delle libertà individuali, tocca interessi economici a livello della produzione e distribuzione di tabacco e soprattutto a livello degli esercizi pubblici, tocca infine comportamenti radicati e accettati. Il ritardo è comprensibile ma non giustificabile, in considerazione della gravità dei danni provocati dal fumo di tabacco.
Con l’articolo 51 sulla Tutela della salute dei non fumatori nella Legge 3/2003 (2) che vieta il fumo nei locali chiusi (eccetto quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico e quelli riservati ai fumatori e come tali contrassegnati) e con l’attuale decreto che definisce i requisiti tecnici dei locali per fumatori (3), abbiamo a disposizione un insieme di norme coerenti che potrebbero condurre alla riduzione della esposizione al fumo passivo. Un provvedimento di questo tipo è come avere a disposizione un farmaco che prima non c’era, un vaccino, una tecnologia.

Questa novità dovrebbe, a mio parere, far suonare la carica ai dipartimenti di prevenzione: c’è un anno di tempo per la piena applicazione del divieto e, con un impegno forte della sanità pubblica nel sostenere l’applicazione dei divieti, si potrà creare un clima favorevole a comportamenti virtuosi. Che cosa possono fare i dipartimenti di prevenzione? Devono progettare programmi per l’applicazione dei divieti, basati su:

(1)   formazione e comunicazione su danni del fumo passivo, la normativa del divieto, le possibilità di adeguamento dei locali aperti al pubblico;
(2)   censimento dei locali, informazione agli esercenti e vigilanza;
(3)   monitoraggio dell’applicazione della normativa.


Infine un importante lavoro che dovremo fare insieme è la valutazione dei risultati della applicazione del divieto. Avremo i risultati attesi in base alle attuali prove scientifiche? Cosa apprenderemo da questa azione di sanità pubblica? Quanto e dove il divieto resterà inapplicato? Che cosa differenzia le aree del paese in cui i divieti saranno applicati da quelle in cui nulla cambierà? Quanto si ridurrà l'esposizione al fumo passivo? Quanto diminuirà il numero medio di sigarette fumate al giorno dai fumatori? Quanti smetteranno di fumare a seguito del divieto? Un essenziale esperimento sociale.


Bibliografia:

(1) Schroeder SA. Tabacco Control in the Wake of the 1998 Master Settlement Agreement. N Engl J Med 2004. 350;3: 293-301.
(2) LEGGE 16 gennaio 2003, n.3: Disposizioni ordinamentali in materia di pubblica amministrazione (GU n. 15 del 20-1-2003- Suppl. Ord. n.5)
(3) Decreto del Presidente della Repubblica 23 Dicembre 2003. Attuazione dell’art .51 c.2 della Legge 16 Gennaio 2003 come modificato dalla Legge 21 Ottobre 2003 n. 306 in materia di tutela della salute dei non fumatori.

 

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