Giorgio Bartolozzi,
medico pediatra, già direttore della clinica pediatrica di Firenze
Ho letto con interesse la pubblicazione del dottor Bruno Bocchino e
collaboratori su EpiCentro di questa settimana, e le parole di commento
della dottoressa Stefania Salmaso dell'ISS.
Tuttavia, da pediatra, non posso non guardare i dati riportati da un altro
punto di vista. Dalla Tabella 1 dello stesso studio risulta evidente che fra
le varie classi di età prese in considerazione (bambini fino a 14 anni,
adulti fra 15 e 64 anni e anziani di oltre 65 anni) la maggiore incidenza si
riscontra nella classe dei bambini, con un tasso del 19%, contro il 6,5%
degli adulti e il 5,3% degli anziani. Questo rilievo mi hanno fatto tornare
alla mente alcuni dati della letteratura recente (
Neuzil
K.M. et al., N Engl J Med 342:225-31, 2000), in base ai quali i bambini
rappresentano un elemento fondamentale nella diffusione del virus
influenzale durante le epidemie annuali d'influenza; essi inoltre, secondo
quanto rilevato da Neuzill, almeno nei primi anni di vita (fino a 5 anni)
rappresentano un gruppo a rischio per complicanze, ricovero in ospedale ed
eccesso di morti, come e forse più di quanto non avvenga negli anziani.
Una esperienza chiarificatrice in proposito è stata riportata da autori
giapponesi (
Reichert
T.A. et al., N Engl J Med 344:889-896 2001): la vaccinazione contro
l'influenza in tutti i bambini in età scolare, nell'arco di 15 anni, ha
portato a una grande riduzione dell'incidenza della malattia nelle persone
anziane; in parallelo si è ridotto notevolmente il numero delle complicanze
e dei ricoveri in ospedale e infine il numero delle morti, che ogni anno è
diminuito di 38.000-45.000 casi. E' stato calcolato che una morte viene
prevenuta ogni 420 vaccinazioni in bambini. Nella stessa publicazione è
contenuta la riprova di queste affermazioni: quando nel 1994, per cause
diverse, la vaccinazione dei bambini venne sospesa, si ebbe subito dopo una
ripresa dell'eccesso di morti per lo stesso numero, che si era ridotto
durante il periodo della vaccinazione.
A ben pensare per le epidemie di epatite A è stato rilevato qualcosa del
genere. Sarà bene nel futuro tener conto di tutti questi dati, soprattutto
quando disporremo del vaccino vivo attenuato per via nasale, di cui si parla
molto bene e che, speriamo, sarà a nostra disposizione fra due anni.