Alberto E. Tozzi, Laboratorio di epidemiologia e biostatistica, Istituto superiore di sanità
La prevenzione dell’influenza si realizza attraverso una strategia vaccinale
di contenimento che si rivolge alle categorie a rischio: con questo
approccio si cerca di prevenire le conseguenze più gravi della malattia,
cioè le morti e le patologie gravi che conducono al ricovero in ospedale. Le
categorie a rischio sono rappresentate dagli ultrasessantaquattrenni e dalle
persone con malattie croniche o immunitarie di tutte le età.
Se osserviamo l’epidemiologia della malattia per età è immediatamente
evidente che i bambini rappresentano il gruppo di età con la maggiore
incidenza della malattia, ma sono anche quelli che hanno il minore rischio
di complicazioni. Gli ultrasessantaquattrenni, invece, hanno una incidenza
minore della malattia, ma con un alto rischio di sviluppare complicazioni
anche temibili.
Se esistesse una strategia coordinata per la vaccinazione dei bambini
sarebbero evidenti due effetti. Data l’elevata incidenza in questo
gruppo di età, nonostante le complicazioni non siano frequenti, si
osserverebbe una riduzione delle complicazioni e dei ricoveri ospedalieri
tra i bambini. Inoltre, una elevata copertura vaccinale in età pediatrica
rallenterebbe la circolazione virale diminuendo i suscettibili proprio nella
categoria con la maggiore incidenza. Questo effetto avrebbe una ricaduta
anche negli altri gruppi di età, inclusi gli ultrasessantaquattrenni, che
sarebbero quindi indirettamente protetti avendo una minore probabilità di
incontrare il virus influenzale.
L’interesse per la vaccinazione anti-influenzale nei bambini si è acceso di
recente in molti paesi occidentali in seguito alla pubblicazione di un
articolo di ricercatori giapponesi sul New England Journal of Medicine (Reichert
T.A. et al., N Engl J Med 344:889-896 2001) in cui si mostrava come
vaccinando per qualche anno i bambini piccoli, si proteggevano
indirettamente anche gli anziani con una diminuzione delle complicanze e
delle morti in questo gruppo di età.
Da quest’anno i Centers for Disease Control degli Stati Uniti raccomandano
formalmente la vaccinazione anti-influenzale nei bambini. La raccomandazione
comunque piuttosto che stabilire un obiettivo di copertura vaccinale per i
piccoli si limita ad incoraggiare la vaccinazione e rimanda alla discrezione
del pediatra.
Questa raccomandazione rimane comunque un dato significativo, perché è la
prima volta che si verifica e potrebbe trovare eco anche in altri paesi,
anche se tuttavia non ci si aspetta che produca immediati cambiamenti
nell’epidemiologia dell’influenza negli Usa. Per l’Italia il Ministero della
Salute raccomanda la vaccinazione dei bambini solo se appartengono ad una
categoria a rischio. La vaccinazione è inoltre raccomandata per i contatti
ed i famigliari di persone ad alto rischio di sviluppare la malattia. Questa
raccomandazione vale per diverse altre malattie infettive prevenibili
attraverso la vaccinazione per le quali vale il principio che costruendo una
barriera immunitaria intorno alla persona a rischio diminuiscono le
probabilità che essa sviluppi la malattia.
Pensare di aggiungere la vaccinazione antinfluenzale al calendario vaccinale
del bambino italiano non sarebbe comunque semplice. Una strategia rivolta a
questo gruppo di età richiederebbe il raggiungimento di elevate coperture
per ottenere i risultati sopra commentati ed un impegno notevole.
Dal punto di vista della sicurezza dei vaccini in commercio, non esistono
problemi di particolare rilevanza dato che questi vaccini sono ben
tollerati. Dato che i vaccini antinfluenzali sono coltivati su embrione di
pollo viene raccomandato che le persone con manifestazioni da
ipersensibilità alle proteine dell’uovo non ricevano il vaccino. In realtà
questa raccomandazione dovrebbe riguardare strettamente gli individui con
pregressa anafilassi alle proteine dell’uovo. In effetti la circolare
ministeriale che contiene le raccomandazioni per la vaccinazione
antinfluenzale precisa che in caso di storia di manifestazioni di
ipersensibilità alle proteine dell’uovo è necessario fare un bilancio tra i
rischi e i benefici derivanti dalla vaccinazione.
Nel caso di una strategia vaccinale collettiva rivolta all’età pediatrica
sarebbe poi necessario stabilire i particolari logistici della vaccinazione.
A questo riguardo il ruolo del pediatra di famiglia sarebbe centrale e
determinante.
Per quanto riguarda l’accettabilità della vaccinazione, data la familiarità
di chiunque con questa malattia, non ci si attendono particolari problemi.
Sicuramente la messa in atto di una strategia vaccinale coordinata
richiederebbe una adeguata pianificazione per prevedere di mettere a
disposizione un adeguato numero di dosi ed evitare che non ce ne siano a
sufficienza per garantire la copertura delle categorie a rischio.
Infine che impatto economico potrebbe avere la vaccinazione antinfluenzale
per i più piccoli? Alcuni studi hanno già dimostrato l’impatto della
vaccianzione del bambino sul risparmio di giorni di assenza per malattia del
bambino da parte dei genitori, a cui si aggiunge la ricaduta sulla
diminuzione dei ricoveri e complicanze in generale. Tuttavia fare una stima
dei costi/benefici non è semplice e dovrebbe tenere conto anche dell’effetto
di prevenzione indiretta sui casi di influenza sugli anziani evitati.