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Screening mammografico: si o no?
Come gli utenti di Epicentro ricorderanno bene, negli ultimi mesi dello scorso anno, il mondo della prevenzione è stato scosso da una controversia sul ricorso allo screening mammografico come strumento di prevenzione per il tumore al seno. E a ben vedere gli ingredienti per una polemica ci sono tutti: come se non bastassero i risultati decisamente controcorrente di un lavoro di revisione sistematica, si è manifestata anche una vera e propria divergenza dottrinaria, con due diverse pubblicazioni del medesimo lavoro, dissociazioni, scambi di accuse, richiami alla censura.
Ricordiamo brevemente i fatti, rimandando tuttavia la ricostruzione dettagliata ad altri siti che hanno seguito puntualmente la vicenda.
Alla fine di ottobre dello scorso anno, The Lancet pubblica una metanalisi svolta da due ricercatori del centro Chocrane di Copenaghen, conclusione: lo screening mammografico di massa porta a un ricorso di trattamenti aggressivi, un giudizio non condiviso dagli editor della Chocrane Collaboration. Lo studio, tuttavia, esce su Lancet senza le modifiche e revisioni apportate dagli editor della prestigiosa Library della Chocrane a cui era stato sottoposto. Quasi contemporaneamente le versione rivista dello studio viene pubblicata anche sulla Cochrane Library e Lancet accusa il gruppo internazionale di ingerenza indebita se non di vera e propria censura. L’intera vicenda è descritta e sintetizzata in un editoriale di Alessandro Liberati, pubblicato sulla rivista Tempo Medico. Chi lo desidera, comunque, può andarsi a leggere i testi originali dello studio e dei successivi commenti.

Tuttavia, al di là dello scontro tra due approcci metodologici diversi, il sasso lanciato dallo studio dei due ricercatori danesi, non ha ancora finito di rotolare. In che misura bisogna prendere per buoni i risultati proposti e rinunciare agli screening di massa? In che modo si possono calare nella realtà operativa dei servizi sanitari, conclusioni estreme di questo tipo? I risultati stessi dello studio sono accettabili? E comunque, quanto sono comprensibili queste controversie non solo per l’operatore di salute pubblica, ma forse per gli stessi destinatari di uno screening, in questo caso le donne?

Il dibattito è ancora talmente vivo, che Epicentro ha deciso di dedicare una sezione alla raccolta di interventi e commenti degli operatori di sanità pubblica. Inauguriamo quindi questa sezione, con una prima serie di interventi.

I commenti

Screening mammografico: linee guida europee ed italiane a confronto. Marco Zappa, Centro per lo studio e la prevenzione oncologica (CSPO), Istituto di ricerca scientifico della Regione Toscana. (05/04/2002)

Mammografia: dalla parte della Sanità Pubblica Marina Scarinci, dipartimento servizi sanitari territoriali, Asl Roma D (28/02/2002)

Un dibattito poco utile per le donne (e per la prevenzione)  Eva Buiatti, Agenzia Regionale di sanità della Toscana, Osservatorio di epidemiologia (21/02/2002)

Come continuare ad occuparsi dello screening mammografico dopo la polemica Cochrane contro Cochrane? Marco Petrella, Azienda Sanitaria Locale di Perugia

Migliorare la diagnosi precoce: questa è la sfida Nereo Segnan, membro della segreteria AIE

Non ci servono dispute a tavolino… Carlo Naldoni, Centro Prevenzione Oncologica AUSL Ravenna Coordinatore screening oncologici della Regione Emilia-Romagna

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Ultimo aggiornamento martedi 20 settembre 2011
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