Anche se al momento l’influenza aviaria rappresenta un problema prevalentemente veterinario (pochissimi i casi umani rispetto ai milioni di uccelli morti), l’attenzione resta comunque molto alta. In tutto il mondo, Italia compresa, le istituzioni stanno lavorando per mettere a punto un piano che permetta di affrontare al meglio un’eventuale pandemia di influenza. Tra le misure previste, non solo un incremento degli sforzi nazionali e internazionali per rafforzare la sorveglianza e i provvedimenti di prevenzione, ma anche lo sviluppo di un vaccino contro il virus pandemico e l’acquisto di milioni di dosi di farmaci antivirali.
Si
tratta di scelte che rientrano in una prospettiva strategica di sanità
pubblica a medio e lungo termine. Una prospettiva che però accende il
dibattito e mobilita aspettative e punti di vista differenti. L’acquisto e
lo stoccaggio di farmaci e la vaccinazione sono davvero gli strumenti più
adeguati per fronteggiare il rischio pandemia? È certamente ragionevole
porsi il problema di come garantirci la quantità di vaccini necessaria a
proteggere tutta la popolazione italiana,ma quale strada scegliere per
raggiungere questo obiettivo? E a chi affidare la responsabilità di queste
scelte considerando, oltre agli obiettivi di sanità pubblica, anche i forti
interessi in gioco? Sono solo alcuni dei temi intorno ai quali si sta già
confrontando, con grande trasparenza, la sanità pubblica. E, forse, il
momento giusto per farlo è proprio il periodo intrapandemico.
1 dicembre 2005
Organizzazione e solidarietà contro il rischio pandemia
Pietro Ragni - Azienda Usl, Reggio Emilia; Bianca Maria Borrini - medico igienista, Parma; Gianni Gallo – Ulss 12, Venezia
Influenza aviaria: viaggio al termine della sanità
Aldo Grasselli - Segretario nazionale Sindacato italiano veterinari di medicina pubblica
24 novembre 2005
Integrazione e coordinamento contro il rischio pandemia
Alberto Tozzi – Ospedale Bambin Gesù, Roma
Influenza e influenza aviaria: il punto di vista di un
pediatra
Giorgio Bartolozzi - membro della Commissione nazionale vaccini
17 novembre 2005
Pandemia e vaccini
Stefania Salmaso – direttrice del Cnesps, Iss
Il punto di vista di chi lavora sul campo
Giuliana Moda – medico veterinario, responsabile del Settore sanità animale
- Assessorato tutela salute e sanità, Regione Piemonte
3
novembre 2005
Vaccinazione e pandemia
Vittorio Demicheli - Cochrane Collaboration Vaccines Field
La scienza e le opinioni
Paolo D’Argenio, Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie
(Ccm)
1 dicembre 2005
Organizzazione e solidarietà contro il rischio pandemia
Pietro Ragni - Azienda Usl, Reggio Emilia
Bianca Maria Borrini - medico igienista, Parma
Gianni Gallo – Ulss 12, Venezia
Il limite principale nella gestione del rischio pandemico a livello europeo
è aver promosso una serie di interventi e dichiarazioni con un messaggio
comune: l’idea che solo chi ha risorse finanziarie, i farmaci e i vaccini ce
la potrà fare. La risposta più importante alla pandemia, però, non può
passare per l’acquisto individuale di un farmaco o per la prenotazione di un
vaccino pandemico che, almeno al momento, non c’è. Se scoppiasse una
pandemia domani, non potremmo contare infatti né sui farmaci né sui vaccini,
per i quali vi sono seri problemi di disponibilità materiale, di efficacia e
di conoscenza delle caratteristiche di sicurezza.
Influenza aviaria: viaggio al termine della sanità
Aldo Grasselli - Segretario nazionale Sindacato italiano veterinari di
medicina pubblica
Gli orientamenti delle politiche per la salute dovrebbero essere oggetto di
una definizione preventiva rispetto all’allestimento degli strumenti
tecnici. La lotta alle malattie animali richiede indirizzi strategici e
obiettivi condivisi, supportati da sistemi coordinati a livello regionale,
nazionale e internazionale. È condivisibile, pertanto, l’istituzione di una
struttura centrale, ancor più decisiva nell’ambito di un sistema federale
come il nostro. Una struttura fondamentale in particolare quando si
evidenziano discrasie, carenze e inefficienze nell’azione di previsione,
lotta e controllo delle malattie.
24 novembre 2005
Integrazione e coordinamento contro il rischio pandemia
Alberto Tozzi – Ospedale Bambin Gesù, Roma
Come fare prevenzione utilizzando al meglio le risorse disponibili? Rispetto
alle situazioni che siamo abituati a gestire quotidianamente, non sappiamo
come potrebbe svilupparsi un’eventuale pandemia. Possiamo solo affidarci a
una serie di ipotesi: sappiamo quale fu l’impatto sociodemografico della
pandemia del 1918 e sappiamo anche che le pandemie successive furono più
contenute. Abbiamo a disposizione la sequenza genetica del virus
responsabile. Ma non sappiamo molto di più. Le parole d’ordine per prevenire
e gestire l’emergenza sono quindi sorveglianza, integrazione e coordinamento
delle risorse.
Influenza e influenza aviaria: il punto di vista di un pediatra
Giorgio Bartolozzi - membro della Commissione nazionale vaccini
Di fronte al rischio pandemia, quale atteggiamento può tenere il pediatra?
Il primo impegno è identificare e consigliare la vaccinazione al maggior
numero possibile di bambini appartenenti alle categorie a rischio. Il numero
dei vaccini a disposizione è solo di poco superiore a quelli necessari per
vaccinare tutte le categorie a rischio: il ricorso alla vaccinazione dei
bambini sani deve dunque essere limitato al massimo. Fare incetta di vaccini
(e antivirali) può rappresentare un rischio per chi effettivamente ne avesse
bisogno, perché portatore di una malattia che favorisce le complicazioni
dell’influenza.
17 novembre 2005
Pandemia e vaccini
Stefania Salmaso – direttrice del
Cnesps, Iss
Una nuova pandemia potrebbe essere ormai alle porte, non possiamo farci
cogliere impreparati. Dobbiamo quindi poter contare su un efficiente sistema
sorveglianza, una rete di laboratori qualificata e un sistema di
vaccinazione in grado di raggiungere velocemente target diversi da quelli
delle campagne stagionali. Se durante la prossima pandemia avremo o no
vaccini disponibili sarà una responsabilità che le aziende produttrici
dovranno condividere con le autorità nazionali dei Paesi in cui operano, il
cui ruolo non potrà quindi essere solo valutativo, che lascerebbe alle
aziende l’onere della prova della bontà del loro prodotto.
Il punto di vista di chi lavora sul campo
Giuliana Moda – medico veterinario, responsabile del Settore sanità animale
- Assessorato tutela salute e sanità, Regione Piemonte
Mentre le autorità internazionali sono intrappolate a discutere su
produzione e accaparramento di vaccini ancora inesistenti, passa in secondo
piano l’argomento fondamentale della prevenzione: la possibilità concreta di
ridurre la probabilità di una mutazione sfavorevole del virus ad alta
patogenicità per il pollame. Abbiamo la possibilità, stanziando le risorse
adeguate, di fermare la malattia negli animali: servono però decisioni
immediate e ben sostenute finanziariamente.
3
novembre 2005
Vaccinazione e pandemia
Vittorio Demicheli - Cochrane Collaboration Vaccines Field
Le
decisioni che riguardano la salute della popolazione, vaccinazioni comprese,
comportano gravi responsabilità e non possono essere basate su ipotesi,
opinioni o pressioni interessate. Con i provvedimenti annunciati nel nostro
Paese, ha prevalso un atteggiamento “riduzionista” per cui a un problema
complesso (un’eventuale pandemia) è stata contrapposta una soluzione
semplice (la prenotazione del vaccino e l’acquisto di antivirali).
La scienza e le opinioni
Paolo D’Argenio, Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie
(Ccm)
A volte capita che
decisioni delicate possano essere prese solo in condizioni di estrema
incertezza. E che poi sia possibile avere prove sull’efficacia solo dei
singoli interventi, e non delle strategie politiche di sfondo. Gli errori
emergono soltanto con l’esperienza, le decisioni vengono prese sul terreno
franoso delle ipotesi e delle opinioni. E anche su quello delle pressioni
interessate: è questo, del resto, il terreno della vita reale. Quel terreno
in cui, in caso di pandemia, tutti vorranno vaccini e farmaci, anche se di
efficacia limitata. In uno scenario di crisi, infatti, il criterio delle
scelte non può essere solo l’efficacia, ma soprattutto l’utilità,
di cui l’efficacia è solo un prerequisito.