Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

rischio pandemia

Pandemia e vaccini

Stefania Salmaso – direttrice del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps), Istituto superiore di sanità (Iss)

 

L’osservazione che nell’ultimo secolo si siano verificate tre pandemie di influenza (spagnola, asiatica, Hong Kong) ci conferma che una nuova pandemia potrebbe essere alle porte. In una situazione di incertezza non pretendiamo di essere pronti domani, ma certamente nemmeno di farci cogliere impreparati su settori che sappiamo non possono essere lasciati all’improvvisazione.

 

Quando la pandemia arriverà, la risposta non potrà essere solo la vaccinazione (che all’inizio verosimilmente non sarà neanche disponibile): sarà fondamentale poter contare su un’efficiente sorveglianza per identificare tempestivamente i primi casi, su una rete di laboratori qualificata che possa accertare le prime infezioni sospette e isolare i virus per i successivi vaccini, e quando i vaccini saranno disponibili, su un sistema di vaccinazione in grado di raggiungere velocemente target vaccinali diversi da quelli delle campagne stagionali.

 

Dei vari punti identificati, la messa a punto di vaccini pandemici, di comprovata sicurezza e attività biologica, è certamente quella che richiede più tempo e non può essere gestita direttamente dalla sanità pubblica di un solo Paese. Il 70% dei vaccini antinfluenzali di tutto il mondo viene prodotto in Europa. Le aziende che oggi producono il comune vaccino stagionale sono le stesse che un giorno dovranno produrre, e in gran fretta, il vaccino per tutto il pianeta. La produzione del vaccino antinfluenzale stagionale è oggi un lusso per i Paesi ricchi, ma in caso di pandemia la produzione dovrà essere allargata e l’offerta estesa il più possibile.

 

Il potenziale produttivo di un vaccino monovalente non sarà semplicemente tre volte quello stagionale, semplicemente perché la quantità di antigene da mettere in un vaccino dovrà essere valutata in base alla sua capacità di indurre una sufficiente risposta immunitaria in una popolazione totalmente suscettibile. È recente la notizia che uno dei vaccini pandemici correntemente in sviluppo di fatto si è dimostrato immunogeno soltanto con quantità così elevate di antigene da non poter essere prodotto su larga scala.

 

Oggi i vaccini stagionali antinfluenzali combattono soprattutto le complicanze dell’infezione e si basano anche sul fatto che la popolazione vaccinata abbia una pregressa immunità per esposizioni naturali o precedenti vaccinazioni. La vasta maggioranza di questi vaccini include solo parti dei virus (vaccini split o a subunità) che circoleranno nella stagione invernale, cresciuti su uova embrionate di pollo. Il vaccino pandemico dovrà essere invece molto più immunogeno. Per questo, verrà potenziato da sostanze adiuvanti e magari verrà prodotto utilizzando virus interi uccisi, ottenuti su colture cellulari virtualmente disponibili in quantità illimitate, in modo da riuscire a raggiungere velocemente grandi capacità produttive.

 

L’Emea, l’agenzia europea per la valutazione dei farmaci, ha già redatto le linee guida per la valutazione dei prodotti che ci verranno proposti. Anzi per accelerare i tempi, dato che non è affatto detto che i vaccini pandemici siano prodotti nello stesso identico modo dei vaccini stagionali, le valutazioni verranno effettuate in due fasi: una prima fase (ora) in cui viene fornita l’evidenza di tollerabilità ed efficacia del prototipo di un vaccino contro un virus al quale siamo tutti suscettibili (uno di quei virus animali che si sono dimostrati capaci di infettare l’uomo, se pure occasionalmente) e una successiva in cui, al momento della pandemia, nel vaccino prodotto esattamente come il prototipo viene incluso il virus pandemico.

 

Per questo specifico caso il ruolo delle autorità nazionali non è solo quello valutativo, che lascia alle aziende l’onere della prova della bontà del loro prodotto, ma anzi, in assenza di un mercato immediato, è quello di committente dello sviluppo del vaccino, facilitandone la messa a punto.

 

Se durante la prossima pandemia avremo o no vaccini disponibili sarà una responsabilità che le aziende produttrici dovranno condividere con le autorità nazionali dei Paesi in cui operano.

Aspettando la pandemia gli sforzi fatti non saranno sprecati se la qualità (e quantità) dei vaccini stagionali sarà migliorata e molte più persone avranno accesso alla prevenzione vaccinale.


 

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