Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

rifiuti e salute in Campania

È ora di passare alle azioni concrete

Salvatore Panico - medico epidemiologo, Università Federico II di Napoli

 

 

L’emergenza rifiuti in Campania ha messo in evidenza l’esistenza di due problemi. Il primo è ovviamente lo smaltimento dei rifiuti; il secondo è la difficoltà di trovare un terreno comune per un dialogo fra il mondo della ricerca e quello della sanità pubblica. Da una parte la necessità di rigore metodologico e di un linguaggio che “parli” alla comunità scientifica; dall’altra la necessità di indicare azioni concrete e di un linguaggio comprensibile alle istituzioni e alla popolazione. Nel recente workshop su “Salute e Rifiuti” tenuto a Napoli il 24 aprile, questi due mondi si sono confrontati dimostrando che una comunicazione è possibile e che si possono costruire azioni di sanità pubblica, che tengano in considerazione i risultati, anche imperfetti, della ricerca scientifica.

 

Tuttavia, la questione campana ha delle caratteristiche che non aiutano a chiarire i problemi legati alla gestione dei rifiuti e alla relazione che questa ha con la salute delle popolazioni. La giusta attenzione che viene data agli effetti possibili di una deposizione illegale e incontrollata di rifiuti di ogni tipo, inclusi quelli tossici, avvenuta in Campania nei decenni scorsi, ha prodotto risultati che lasciano intendere la presenza di effetti negativi nelle aree limitrofe alla discariche, anche se sostanzialmente non identifica specifici rischi di malattia. Il rischio geografico identificato coincide con quello legato al sottosviluppo socioeconomico, dietro al quale si celano anche altri fattori di rischio per malattia, il cui controllo nell’analisi statistica potrebbe non essere del tutto soddisfacente; tuttavia è chiaro che la decisione di bonificare quelle aree appare assolutamente fuori discussione.

 

Questa attenzione al pregresso finisce con l’influenzare anche le decisioni su un’improcrastinabile nuova gestione dei rifiuti solidi urbani, che costituiscono l’essenza dell’emergenza rifiuti in Campania. La sfiducia nelle istituzioni e il prevalere dell’idea che la presenza di discariche e di inceneritori sia “inevitabilmente” causa di malattie, impedisce di fatto di trovare soluzioni condivise che contribuiscano alla soluzione dell’emergenza.

 

Di fronte a queste controversie la sanità pubblica non riesce a sostenere azioni decise, mentre si crea uno spazio, allo stesso tempo, per casi di “pirateria scientifica” che contribuiscono a seminare allarmismi attraverso i media. Le conseguenze sono l’aumento della sfiducia, il subbuglio della popolazione, seguito da quello dei vari politici che vogliono assecondarne gli umori, e infine la mancata soluzione dei problemi.

 

Una svolta necessaria

L’unico modo per risolvere questa situazione è mettersi nella prospettiva dell’azione: bisogna partire dall’assunto che finora nelle discariche illegali sono state riversate tonnellate di rifiuti, fra cui verosimilmente anche sostanze tossiche, e che questo fa sicuramente male alla popolazione.

La prima conseguenza che si trae da questa premessa è che è urgente bonificare il territorio, indipendentemente dall’esito degli studi sui legami fra rifiuti e salute.

Il passo successivo, visto che l’attuale sistema di smaltimento dei rifiuti è palesemente inefficiente, consiste nell’impiantare gli strumenti riconosciuti come efficaci: la raccolta differenziata, le discariche a norma di legge e gli inceneritori di nuova tecnologia, messi in opera in modo tale da rendere irrilevante il rischio per le popolazioni e per l’ambiente.

 

Un centro di riferimento per l’informazione e la comunicazione

Parallelamente a questi interventi, è anche necessario attuare una diversa strategia di comunicazione nei confronti della popolazione. L’idea che potrebbe rappresentare la soluzione giusta è quella proposta dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) già prima dell’esplosione dell’emergenza rifiuti: creare un centro di riferimento per l’informazione scientifica e la comunicazione. Il compito del centro non sarebbe di condurre altri studi, ma di effettuare valutazioni di qualità della letteratura scientifica e della reportistica sul tema salute e rifiuti per produrre revisioni sistematiche, in modo da fornire un’informazione scientificamente credibile e indipendente, che funga da supporto all’azione istituzionale di programmazione e di comunicazione.

 

Il progetto prevede di coinvolgere le due maggiori università campane (Federico II e Seconda Università di Napoli), componenti del Servizio sanitario regionale e l’Osservatorio epidemiologico regionale.

Il centro dovrebbe essere l’ossatura di un sistema più vasto, che va dalla relazione con le istituzioni (un comitato strategico comprendente i committenti istituzionali) a quella con il mondo scientifico (un comitato scientifico) a quello della comunicazione. Quest’ultima relazione sarà da sviluppare con agenzie competenti, esperte nel settore della comunicazione istituzionale, soprattutto in ambito sanitario, con il compito di trasmettere i contenuti prodotti dal centro al pubblico nel modo più chiaro e trasparente possibile.

 

I primi argomenti da revisionare saranno inerenti alle decisioni più immediate da prendere e, inevitabilmente, riguarderanno il ruolo delle discariche e, a seguire, degli inceneritori. Quasi contemporaneamente però il centro si dovrà dedicare, con lo stesso rigore metodologico, a valutare i programmi di informazione e di educazione, per comprendere quali funzionano meglio e perché, al fine di ottimizzare i passaggi epocali richiesti dalle linee guida per uno smaltimento dei rifiuti che sia il più efficiente e privo di rischi possibile.


 

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