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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

rifiuti e salute in Campania

Mortalità a Napoli: colpa delle sigarette, non dei rifiuti

Andrea Simonetti - direttore del Servizio di epidemiologia e prevenzione, Asl Napoli 1

 

 

La situazione dei rifiuti in Campania non è certo piacevole, ed è del tutto comprensibile che la popolazione sia esasperata. Per quanto riguarda la sanità pubblica, però, restiamo vigili, non spaventati: stabilire un rapporto di causa ed effetto fra salute e rifiuti sarebbe una forzatura.

 

Uno studio (pdf 127 kb) condotto nella Asl Napoli 1 fra il 2001 e il 2004 ha evidenziato infatti che la mortalità è principalmente dovuta a fattori che non hanno nulla a che fare con l’attuale emergenza rifiuti. La principale causa di morte è infatti costituita dalle malattie cardiovascolari, che dipendono soprattutto dagli stili di vita (fumo, alimentazione, esercizio fisico).

 

Le cause di morte

Relativamente ai tumori, nel territorio della Asl si registrano eccessi rispetto ai dati nazionali per quanto riguarda il cancro al fegato e al polmone. Nel primo caso la causa è indubbiamente l’epatite B e C, endemiche nell’area; dato che la latenza dell’epatite prima di dar luogo a un tumore epatico è di 20-30 anni, ancora non possiamo vedere i frutti dell’introduzione del vaccino nel 1992 per i soggetti nati prima dell’offerta vaccinale. Per quanto riguarda il tumore al polmone, la causa principale è senz’altro il fumo di sigaretta, abitudine ancora troppo frequente nella nostra area. Altri tumori in eccesso sono quelli alla mammella, all’utero e al colon retto: in questi casi l’offerta di prevenzione con gli screening non ha ancora raggiunto i risultati desiderati.

 

Studi nazionali (per esempio Misa 2) e internazionali hanno inoltre indicato come la qualità dell’aria che si respira sia correlata all’insorgenza di malattie respiratorie croniche e cardiovascolari. Condizioni ambientali che peggiorano la qualità dell’aria sono anche causate da intenso traffico veicolare, ad esempio nella zona della periferia est di Napoli, dove tra l’altro passa l’autostrada per Salerno e Reggio Calabria.

 

Fra le malattie infettive, preoccupa sempre l’epatite virale, in particolare di tipo A, per le abitudini alimentari della popolazione di consumare frutti di mare crudi o poco cotti allevati e “rinfrescati” in condizioni non idonee. Anche in questo caso, però, si può escludere sicuramente che c’entrino in qualche modo i rifiuti: la trasmissione avviene infatti esclusivamente per via oro-fecale.

 

Un elemento che desta notevole allarme nella popolazione sono i ratti, che sono attratti dai resti alimentari contenuti nei rifiuti. La Asl comunque porta avanti l’azione di derattizzazione per il controllo delle popolazioni murine e monitora le malattie che possono essere trasmesse da questi roditori, che sono sostanzialmente due. La prima è la peste, che per fortuna in Europa è scomparsa da oltre cent’anni, e credo che nessuno possa averne ragionevolmente paura. L’altra malattia è la leptospirosi, che pure non deve suscitare timori eccessivi di un’epidemia: dal 1995 in poi in Campania sono stati registrati in tutto 6 casi, di cui l’ultimo a Salerno nel 2004; a Napoli bisogna risalire addirittura al 1998.

 

Contrastare l’allarmismo dei media

Purtroppo si è sviluppato un forte allarme sociale che potrebbe ostacolare le azioni positive. L’allarmismo viene alimentato spesso anche dai media: se in televisione si sente dire che bisogna fare visite mediche a tutte le persone ed effettuare controlli di salute a tappeto, ecco che questo suscita quantomeno preoccupazione. Tanto più che queste misure non servono a niente. Sono utili invece iniziative mirate, come lo studio Sebiorec (studio epidemiologico biomonitoraggio Regione Campania) condotto in collaborazione fra la Regione Campania, l’Oer, l’Iss, il Cnr, il Registro tumori della Regione Campania, con l’obiettivo di raccogliere parametri biologici di esposizione alla diossina e ai metalli pesanti. È un’indagine importante, e per questo è stata inclusa nello studio anche l’Asl Napoli 1, relativamente al quartiere di Pianura.

 

Il compito degli operatori sanitari, e in particolare per quelli dell’Asl Napoli 1, è quindi dare informazioni corrette alla popolazione sulla base dei dati scientifici noti. In questo campo è decisiva l’informazione fornita nelle scuole, ma anche nella comunicazione con i singoli cittadini, con i quali per fortuna abbiamo instaurato e consolidato buoni rapporti di fiducia.


 

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