Ignazio Marino - chirurgo, presidente Commissione sanità del Senato
Vorrei anzitutto esprimere la mia totale adesione al riconoscimento, sottolineato dallo stesso Donato Greco, dell'effetto altamente positivo derivante dall'introduzione nel nostro Paese dell'obbligo vaccinale, che ha contribuito a debellare gravi e diffuse malattie.
Concordo con Greco sulla necessità di una medicina che sia sempre più orientata alla promozione degli interventi a favore della salute, piuttosto che a misure di carattere coercitivo. E ritengo quindi che la responsabilizzazione del cittadino possa rappresentare un fattore di progresso. Appare tuttavia importante sottolineare la differenza che esiste fra le vaccinazioni per malattia a contagio interumano (finalizzata a proteggere l'individuo e in pari tempo la comunità, impedendo la diffusione della patologia) e le vaccinazioni per le malattie a contagio non interumano (che hanno lo scopo di tutelare la salute del singolo). Si collocano nel primo gruppo, per esempio, la vaccinazione antiepatite B e la vaccinazione antipoliomielite, mentre è da classificare nella seconda categoria per esempio quella per il tetano.
Ritengo quindi che l'obbligatorietà abbia una propria ragione di essere nel caso delle vaccinazioni mirate a proteggere l'intera comunità, giustificando l'imposizione per legge nel rispetto dell'articolo 32 della Costituzione.
L’importanza dell’educazione sanitaria delle famiglie
Sono consapevole che un sistema di prevenzione efficace possa funzionare anche senza obblighi di legge, come del resto già avviene in molti Paesi occidentali. Qui, tuttavia, si prevede una forte assunzione di responsabilità da parte dei genitori, mediante dichiarazioni da sottoscrivere al momento dell'ingresso in determinati contesti sociali, che illustrano - con termini anche molto crudi - le conseguenze possibili della mancata vaccinazione.
Alla luce di una visione della sanità fondata sul consenso e sulla partecipazione del paziente, e in considerazione del mutato quadro sanitario, nonché di una più efficace e capillare diffusione dei servizi di prevenzione, considero necessario privilegiare la strada dell'educazione sanitaria delle famiglie, adottando il sistema del rifiuto informato delle vaccinazioni. Si tratterebbe di consentire ai genitori di negare il consenso alle vaccinazioni dopo aver acquisito consapevolezza dei rischi e dei benefici della vaccinazione prospettata, con un conseguente inserimento in un apposito registro dei bambini non vaccinati, che potranno così essere contattati al compimento della maggiore età per assumere autonomamente decisioni in proposito (che è poi quanto viene già fatto in Veneto).
Infine, ogni proposta in merito al sistema di vaccinazioni non può prescindere dalla valutazione di una eterogenea offerta da parte del sistema sanitario nelle diverse regioni, peraltro con una differenziazione anche a livello di costi per quanto riguarda le vaccinazioni facoltative.