Annarita Citarella - direttore Servizio di epidemiologia e prevenzione, Dipartimento di prevenzione Asl BN1
La stesura di un protocollo vaccinale può sembrare un passaggio superfluo quando il documento riassume la normativa nazionale e regionale in materia di vaccinazioni. Diventa invece un momento di aggregazione importante quando si coinvolgono tutti coloro che operano in campo vaccinale.
Il Servizio epidemiologia e prevenzione dell'Asl di Benevento, fin dalla sua costituzione, ha fondato la propria attività su alleanze forti. In campo vaccinale, i pediatri di libera scelta hanno rappresentato gli interlocutori privilegiati per la realizzazione di programmi per la tutela della salute dei bambini. Gli operatori dei centri vaccinali, motivati attraverso un’accresciuta conoscenza nella materia, da parte loro hanno lavorato con passione per la diffusione della cultura delle vaccinazioni, ottenendo quel consenso informato da parte dei genitori che sostituisce la coercizione dell'obbligatorietà.
I pediatri rappresentano un punto di riferimento importante per le famiglie: solo un’alleanza forte tra le diverse parti operanti ha consentito negli anni di raggiungere un’alta adesione all'offerta vaccinale. In particolare, questo gioco di squadra ha consentito alla nostra Asl di raggiungere le alte coperture contro il morbillo che hanno mantenuto Benevento e tutta la provincia indenni dalla grave epidemia che nel 2002 ha coinvolto l'intera Regione Campania.
Nel tempo, però, il rapporto tra operatori dei centri dell'Asl e pediatri è stato turbato da piccole incomprensioni, screzi su formalismi che sono poi diventati problemi insormontabili per l'irrigidimento delle parti, in una convivenza che spesso è risultata difficile. Era quindi necessario riallacciare l'alleanza e ricucire gli strappi per riconfermare gli obiettivi comuni di tutela della salute della popolazione infantile.
Abbiamo sentito forte, quindi, la necessità di condividere i problemi e di trovare un linguaggio comune. Un protocollo vaccinale della Asl era stato stilato nel 1995, come primo atto formale del Servizio epidemiologia, per uniformare l'attività nella nuova Asl che nasceva dalla fusione di cinque Usl. Il compito non fu gravoso perché i vaccini a disposizione erano pochi e l'obbligatorietà era ancora un argomento valido per superare le titubanze dei genitori. Dopo 11 anni, però, si è avvertita la necessità di elaborare un nuovo protocollo che comprendesse anche gli ultimi vaccini introdotti.
L'occasione della stesura del protocollo ha voluto essere l'occasione anche della convocazione di un tavolo di lavoro in cui fossero rappresentati i vari soggetti coinvolti: il Servizio epidemiologia, gli operatori dei centri vaccinali e i pediatri di libera scelta. Mettere insieme, però, pediatri e operatori di sanità pubblica non è sempre facile, a causa dei diversi punti di vista da cui viene affrontato il problema.
Gli operatori sanitari, per formazione culturale, si preoccupano di ottenere il consenso alla vaccinazione tenendo sempre presente la copertura e le esigenze di salute della comunità, muovendosi secondo strategie condivise. I pediatri, invece, per vocazione hanno in carico i singoli pazienti e considerano i problemi di ognuno di loro. Per un pediatra è importante proteggere un piccolo assistito dalla varicella, perché è in commercio un vaccino sicuro ed efficace; per un operatore di sanità pubblica è importante avere come target per l'offerta una coorte, nell'ambito di una precisa scelta strategica.
Mettere insieme questi due intenti, queste due visioni, individuale e comunitaria, non sempre è facile e si rischia di perdere di vista gli obiettivi comuni. Il Servizio epidemiologia ha sempre rappresentato un punto di incontro, un'area extraterritoriale dove si è costantemente cercata la via della conciliazione e della condivisione degli obiettivi. È stata quindi una scelta precisa del servizio, quella di sottoporre il protocollo per una piena accettazione condivisa, separatamente ai pediatri e ai responsabili dei centri vaccinali.
Sono stati invitati tutti i pediatri di libera scelta ma, il giorno della prima riunione, il gruppo di lavoro si è autoselezionato. L'incontro ha richiesto, da parte di ognuno, un certo impegno per superare la tentazione di fare polemica: questo sforzo, reciprocamente avvertito, ha consentito la condivisione, punto per punto, di quanto esplicitato nel protocollo, con aggiustamenti che accontentassero tutti.
Il passo successivo è stato poi sottoporre il documento ai responsabili delle Unità operative materno infantili per eventuali osservazioni. Sono passati diversi mesi dall'inizio del lavoro e finalmente il protocollo per l'età evolutiva dell'ASL BN1 è stato presentato alla direzione sanitaria e da questa diffuso agli addetti ai lavori.
Non è certamente un documento innovativo perché nasce dall'acquisizione di quelle che sono le indicazioni istituzionali in materia, ma nasconde tra le righe lo sforzo di far prevalere una opinione che non sia quella dei singoli soggetti coinvolti, ma la sintesi dei diversi punti di vista. Un pensiero nuovo, nato dalla condivisione: non è quello di uno che prevale sugli altri, ma è davvero il pensiero di tutti. Lavorare insieme è faticoso ma, ne siamo convinti, è la strada per ottenere i risultati migliori.