|
|
CASE INSALUBRI
E FASCE DEBOLI DI POPOLAZIONE. RICERCA DI UN APPROCCIO EFFICACE PER IL
RISANAMENTO
Lucia De Noni, Silvana Manservisi
- Dipartimento di Prevenzione ULSS 20 Verona Servizio Igiene e Sanità
Pubblica
Consulta la presentazione dei dati
Tra le
attività svolte dal Dipartimento di Prevenzione alcune sembrano avere scarsa
attinenza con l'effettivo perseguimento di obiettivi di salute. Un esempio di
queste attività è rappresentato dal rilascio di certificati di antigienicità
delle abitazioni richiesti per l’assegnazione di alloggi di edilizia
residenziale pubblica (le cosiddette case popolari). Questi certificati
vengono naturalmente richiesti da persone che, vivendo in precarie condizioni
socio–economiche ed abitative, puntano a migliorare le loro condizioni di
vita. Essendo la disponibilità di alloggi pubblici molto inferiore al
fabbisogno, non tutte le domande vengono soddisfatte e molte persone (spesso
sono famiglie numerose) continuano ad abitare in condizioni di grave disagio:
abitazioni con gravi problemi di umidità, con servizi igienici irregolari, in
condizioni di sovraffollamento e con impianti termici ed elettrici
pericolosi; si tratta di fattori di rischio che sembrano desueti ma che
riemergono in modo drammatico in particolari contesti socio economici ed
urbanistici (immigrazione di massa, aumento della povertà, centri storici
degradati ecc..).
Con
l’obiettivo di mettere in atto interventi preventivi efficaci e praticabili
il Servizio Igiene e Sanità Pubblica in accordo con il comune di Verona ha
sperimentato un nuovo approccio partecipativo al problema delle abitazioni
malsane partendo da un adempimento formale richiesto all’igiene pubblica: si
è quindi abbandonato sia l’approccio di tipo burocratico/certificativo sia
quello sanzionatorio repressivo che non avevano prodotto risultati
apprezzabili nei riguardi dell'effettivo miglioramento della qualità delle
abitazioni.
L’approccio partecipativo si basa su un protocollo d’intesa siglato nel 2001
con il Comune di Verona con l’intento di ottenere un effettivo miglioramento
della salubrità delle case abitate da fasce deboli di popolazione. Ciò
comporta l'individuazione delle situazioni di degrado abitativo
potenzialmente pericolose per la salute e l’attivazione di soluzioni efficaci
a rimuovere in tempi brevi le cause di insalubrità. Questa procedura (in
accordo con le indicazioni del PSN 1998-2000) facilita il superamento di una
logica di tipo burocratico-repressivo per approdare ad interventi di provata
efficacia, attenua i conflitti di competenza tra i vari settori della
pubblica amministrazione, favorisce un coinvolgimento dei cittadini per
l’assunzione diretta di responsabilità in termini di diritti e doveri, agisce
in direzione del contrasto alle disuguaglianze.
In
quasi tutte le abitazioni sottoposte a verifica dal Dipartimento di
Prevenzione nel corso del 2002 sono stati riscontrati inconvenienti di entità
variabile. Le 181 abitazioni insalubri visitate erano abitate per il 34% da
residenti di origine italiana e per il 66% da immigrati extracomunitari, a
fronte di una loro presenza pari a circa il 4% della popolazione totale (fig.1).

In
circa il 14% dei casi la situazione è stata giudicata così grave dal punto di
vista igienico-sanitario da richiedere la dichiarazione di inabitabilità e la
ricerca immediata di un alloggio alternativo a cura del comune, in accordo
con quanto previsto dal protocollo d’intesa con il comune stesso.
Il 50%
delle abitazioni verificate presentava situazioni di effettivo pericolo per
la salute e l'incolumità degli occupanti in quanto dotate di impianti termici
ed elettrici irregolari. Il sovraffollamento, solo o in combinazione con
altri fattori di insalubrità, era presente nel 6% delle case abitate da
residenti italiani e nel 47% di quelle occupate da immigrati extracomunitari.
Nella
figura 2 è rappresentata la situazione riscontrata.

Il
protocollo prevede un colloquio con i proprietari di tutte le abitazioni
visitate. A tutt'oggi sono stati invitati il 52% dei proprietari stessi,
partendo dai casi che richiedono maggior urgenza negli interventi. Nel corso
del colloquio vengono fornite notizie sulla situazione riscontrata mettendo
in particolare evidenza i rischi per gli abitanti e le rispettive
responsabilità. L'84% delle persone invitate si è presentata e nella quasi
totalità (94%) ha sottoscritto l'impegno ad eliminare le situazioni di
maggior pericolo. Più della metà di questi proprietari hanno già comunicato
con atto notorio di aver eliminato gli inconvenienti rilevati. I controlli a
campione effettuati dal personale del Dipartimento hanno evidenziato
l'effettiva realizzazione dei lavori nella quasi totalità dei casi. E’
particolarmente importante che siano state eliminate quelle situazioni che
rappresentano un pericolo immediato per la salute e l'incolumità. Solo nei
pochi casi in cui non c’è stata la collaborazione dei proprietari il comune
adotta l’esecuzione d’ufficio dei lavori con spese a carico dei proprietari.
Nel
corso dei sopralluoghi vengono anche fornite agli inquilini informazioni sui
rischi sanitari connessi alle condizioni dell’abitazione e vengono fornite
indicazioni di tipo preventivo. Nei casi a maggior rischio i residenti
vengono anche diffidati dall'utilizzo degli impianti. Questo approccio è
necessario in quanto i soggetti coinvolti sono in prevalenza immigrati dotati
di diverse abitudini di vita o comunque persone in stato di bisogno che
difficilmente possono accedere ad abitazioni sicure e confortevoli (nel 2000
a Verona sono stati assegnati solo 271 alloggi pubblici a fronte di 1699
domande).
L’associazione tra fattori che indicano differenze sociali ed indicatori di
salute come morbilità e mortalità è ampiamente dimostrata. Le cause di tali
differenze sono molteplici e complesse: risiedono nelle condizioni di vita e
di lavoro della popolazione, nella dotazione di risorse materiali, nelle
relazioni sociali, negli stili di vita e nell’accesso ai servizi di cura
investendo una pluralità di problematiche non tutte ovviamente di pertinenza
degli operatori sanitari.
Anche i
dati forniti dall'Osservatorio Provinciale sulle intossicazioni domestiche da
monossido di carbonio confermano che nel 2002 in provincia di Verona gli
immigrati hanno rappresentato il 53% delle persone intossicate.
 |
 |