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Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute
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Farmaci

a cura del reparto di Farmacoepidemiologia (Cnesps-Iss)

 

L’immissione in commercio dei farmaci è regolata, a livello internazionale, da procedure il cui livello di dettaglio non presenta equivalenti in alcun altro settore della medicina. Attraverso un sistema articolato di sperimentazioni cliniche – di fase I, fase II e fase III – si passa dalla verifica su pochi pazienti a studi via via più ampi, in grado di dare una ragionevole probabilità che l’immissione in commercio di un farmaco presenti un profilo beneficio-rischio favorevole.

E’ ben noto, tuttavia, che al momento dell’entrata di un farmaco nel mercato sono note solo una parte delle informazioni di efficacia e di sicurezza relative ad esso. Per quanto riguarda l’efficacia, per esempio, nuovi studi condotti dopo la commercializzazione del farmaco possono metterne in evidenza l’utilità anche in nuove indicazioni o in gruppi particolari di popolazione. Relativamente alla sicurezza, l’utilizzo nella pratica clinica, in popolazioni di ampie dimensioni, può fare emergere reazioni avverse rare non osservate in precedenza, o di cui non ci si era accorti nel corso delle sperimentazioni cliniche pre-registrative.

 

Il tema della sicurezza è quello che desta le maggiori preoccupazioni. E’ infatti lunga la lista di farmaci ritirati dal commercio a seguito della scoperta di reazioni avverse non identificate negli studi pre-registrativi (o ritenute con una frequenza “accettabile”). Viene da chiedersi se sia inevitabile immettere in commercio nuovi farmaci, per i quali il profilo beneficio-rischio risulti, di fatto, poi meno favorevole di quanto inizialmente pensato. E’ evidente la difficoltà nella scelta fra l’obiettivo di avere al più presto a disposizione farmaci efficaci, per il trattamento di condizioni cliniche in precedenza non trattabili, e quello di assicurare ai pazienti, e ai medici, che i farmaci utilizzati siano sufficientemente conosciuti e quindi sicuri.

 

Va tenuto presente che, per quanto le sperimentazioni cliniche precedenti la registrazione di un farmaco siano condotte in modo scrupoloso, le conoscenze disponibili non potranno che accumularsi gradualmente, mano a mano che l’utilizzo del farmaco si diffonderà nella popolazione di pazienti che ne potranno potenzialmente trarre un beneficio. Per quanto di ampie dimensioni, le sperimentazioni cliniche non riusciranno a stimare la frequenza di reazioni rare rispetto alla popolazione studiata. Così pure, per quanto di lunga durata, non potranno evidenziare reazioni avverse che si manifestino a distanza di tempo dalla conclusione. Inoltre, per quanto le sperimentazioni possano avere criteri di inclusione ampi, non si potrà essere completamente sicuri che il profilo beneficio-rischio evidenziato sia lo stesso nei diversi gruppi di pazienti, nelle diverse fasce di età e in presenza di diverse combinazioni di patologie concomitanti.

 

“Farmacoepidemiologia” è un termine con il quale si indica quel settore dell’epidemiologia che si occupa della valutazione dell’efficacia e della sicurezza dell’uso dei farmaci nella pratica clinica, cioè successivamente all’immissione in commercio. Alcuni autori, utilizzano come sinonimi di farmacoepidemiologia anche i termini “farmacovigilanza” o “farmacosorveglianza”: questi termini tendono tuttavia a connotare soprattutto le attività e i metodi per la valutazione delle segnalazioni spontanee di reazione avversa ai farmaci.

 

 

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Ultimo aggiornamento giovedi 25 giugno 2009