Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Osservatorio sui farmaci

Le prescrizioni di farmaci in Italia

Pietro Panei, Roberto Raschetti, Centro Nazionale di Epidemiologia e Biostatistica, Iss

 

 

Il consumo di farmaci in Italia, nel 2002, è cresciuto del 5% in DDD (Dosi Definite Die) e del 1% come spesa netta a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Si registra un incremento, rispetto al 2001, delle quantità prescritte di farmaci del sistema nervoso centrale (+13%) e del sangue (+10%) e una riduzione per i farmaci del sistema respiratorio (-9%) e dermatologici (-20%). Costante, invece, la crescita della prescrizione di farmaci del sistema cardiovascolare (+6%). Questi farmaci rappresentano quasi la metà (44%) di tutti i farmaci prescritti a carico del SSN. All’interno di questo gruppo terapeutico c’è un forte aumento delle quantità prescritte di antagonisti dell’angiotensina II associati ai diuretici (+41%) e delle statine (+28%). La prescrizione di queste ultime si è ormai attestata (28 DDD/1000 abitanti die) a livelli prossimi a quelli del Nord Europa mentre nel 2000 in Italia la prescrizione era di 15 DDD/1000 abitanti die rispetto a 25 DDD/1000 abitanti die in Svezia. Poiché la funzione di rischio cardiovascolare per la popolazione italiana è migliore rispetto alle popolazioni nord europee si può dedurre che, attualmente, nel nostro paese si fa una buona prevenzione cardiovascolare secondaria. Lo scorso anno la prescrizione di antibiotici è rimasta pressochè invariata (-0,9%). Dati desunti dai sistemi informativi regionali permettono di stimare che il 40% della popolazione italiana riceve almeno una prescrizione di antibiotici nel corso di un anno. Il consumo in DDD/1000 abitanti die (23,9) non è elevato, trattandosi di patologie acute caratterizzate da trattamenti intensivi di durata limitata nel tempo, ma è ad alto costo unitario. In particolare, le cefalosporine metossiminiche iniettive incidono per il 21% della spesa del gruppo. Sommando a queste le cefalosporine metossiminiche orali si sale al 28% della spesa del gruppo.


Trattandosi di uso extraospedaliero è presumibile possa esserci come determinante una scarsa appropriatezza, che determina la prescrizione di farmaci da utilizzare come seconda scelta in assenza di risposta terapeutica agli antibiotici di prima linea (amoxicillina, cefalosporine di prima e seconda generazione).


L’uso non appropriato di questi farmaci, inoltre, contribuisce a selezionare ceppi batterici antibiotico-resistenti. Si osserva, anche, un’ampia variabilità tra regioni. Si va dalle circa 14 DDD/1000 abitanti die del Friuli alle circa 35 della Sicilia. Le regioni meridionali si caratterizzano per un maggior consumo di antibiotici iniettivi.


Comunque, la tendenza ad un maggior consumo di farmaci nelle regioni meridionali è generalizzata a tutte le principali categorie terapeutiche pur non essendoci fattori demografici o epidemiologici che giustifichino una tale attitudine. Anche farmaci per i quali ci si attenderebbe maggiore omogeneità d’uso (Somatotropina, Fattori della coagulazione, Eritropoietina) sono prescritti in modo difforme dal nord al sud del paese.
La prescrizione di inibitori della pompa protonica, a livello nazionale, è aumentata del 42% in DDD/1000 abitanti die: questo dato non è dovuto ad un aumento di prevalenza della malattia peptica e da reflusso gastro-esofageo ma in parte allo spostamento della prescrizione dagli anti-H2 (-20%).


Continua la diffusione dell’uso degli antidepressivi SSRI (+27%) che denota l’estensione del disagio mentale nella nostra società e si conferma il forte effetto mix (32%) per i farmaci antiepilettici: si è verificato, quindi, uno spostamento nell’ambito della stessa categoria terapeutica, da farmaci meno costosi ad altri più costosi ma non necessariamente più efficaci. Un fenomeno analogo (mix +20%) si nota per le associazioni dei farmaci dell’apparato respiratorio. Esaminando il dettaglio della prescrizione dei farmaci del respiratorio, si nota che i farmaci consumati sono riconducibili a due patologie principali: asma e BPCO. La prima si estrinseca maggiormente in età pediatrica e nell’adolescenza, l’altra si manifesta per lo più nell’anziano. Entrambe hanno nell’inquinamento ambientale, soprattutto delle aree urbane, un fattore aggravante.


Complessivamente, la quota più consistente (>70%) dei farmaci prescritti nel nostro paese è per patologie cronico – degenerative. Trattandosi di patologie croniche, tuttavia, non ci dovrebbe essere un brusco cambiamento nella prevalenza da un anno all’altro con conseguente modifica dei pattern prescrittivi né dovrebbe esserci l’ampia variabilità regionale che si osserva nell’analisi su popolazione pesata per età e sesso.
Questi due elementi, probabilmente, sottendono un problema di relativa inappropriatezza nell’uso dei farmaci.