Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Convegni Aie

Metodi e strumenti per la misura delle disuguaglianze

Il convegno di primavera dell’Associazione italiana di epidemiologia (Aie), tenuto a Roma il 15 e 16 maggio 2008, ha avuto come tema i metodi e gli strumenti per la misura delle disuguaglianze. L’incontro, ospitato dall’Istituto superiore di sanità, è stato organizzato insieme al Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps).

 

Il convegno, dopo una lettura introduttiva sulle definizioni, si è diviso in tre sessioni, dedicate rispettivamente alle fonti e ai metodi, alle misure e alla validità. Infine, le letture conclusive hanno riguardato la ricerca e le politiche. In particolare l’intervento di Giovanni Berlinguer, europarlamentare e membro della Commissione per i determinanti sociali della salute dell’Oms, ha ripercorso i lavori e i temi di cui si è occupata la Commissione.

 

EpiCentro propone una sintesi degli interventi del convegno e i commenti di Stefania Salmaso, direttore del Cnesps, e Luigi Bisanti, presidente dell’Aie, sul significato e sull’importanza del convegno nell’ambito dei rapporti fra l’epidemiologia e lo studio delle disuguaglianze.

 

15 maggio 2008

 

Nota di benvenuto

Enrico Garaci - presidente dell’Iss

 

Le dimensioni delle disuguaglianze sociali: teorie e costrutti a confronto con le necessità di misura dell’epidemiologia

Antonio Schizzerotto - Università di Trento

Parlare di differenze o di disuguaglianze è la stessa cosa? Con le prime si definiscono diversità genetiche dei gruppi e dei singoli, con le seconde invece si indicano disparità nella capacità di appropriarsi di vantaggi e in quella di condizionare il comportamento altrui. Nell’ampio dibattito sulla natura delle disuguaglianze si aprono due correnti di pensiero: una che afferma l’esistenza di un processo di individualizzazione delle disuguaglianze e l’altra secondo la quale, invece, le appartenenze collettive sono importanti e la stratificazione sociale è ancora forte.

 

Le fonti correnti dei dati per la misura delle diseguaglianze di salute: adeguatezza, accessibilità, integrazione

Giuseppe Costa - dipartimento Sanità pubblica, Università Torino

Una “posizione sociale”, in chiave relazionale, influenza le disuguaglianze distributive e l’esposizione ai fattori di rischio e ai suoi effetti. Per gli epidemiologi esistono due esigenze di misurazione: una descrittiva e una analitica. Per descrivere un fenomeno si usano indicatori individuali o aggregati che si sviluppano a partire da tre elementi: formato, fonti, problemi.

 

La misura delle differenze etniche nella salute

Silvia Candela - unità di Epidemiologia, Azienda Usl di Reggio Emilia

Patrizia Carletti - Gruppo di lavoro nazionale Ccm Salute immigrati, Ancona

Popolazioni migranti e salute: quali sono le strategie per leggere le disuguaglianze? Come superare i limiti strettamente legati alle popolazioni straniere che vivono nel nostro Paese? I bisogni della salute degli stranieri sono diversi e maggiori di quelli della popolazione italiana. Il gruppo nazionale “Profilo di salute della popolazione immigrata” ha tre obiettivi di lavoro: definizioni e fonti demografiche, problemi di salute e relative fonti, problemi di salute e indicatori.

 

Sistemi di sorveglianza e disuguaglianze di salute

Stefano Campostrini - Università Ca’ Foscari di Venezia, Gruppo tecnico Passi

Le disuguaglianze di salute sono causate da diversi fattori, individuali e di contesto. Le fonti sono diverse (censimenti, indagini) ma poche rimangono le informazioni territoriali. Il sistema di sorveglianza Passi offre, in quest’ottica, dati importanti sulle differenze di salute per gli indicatori legati ai determinanti sociali, sulle differenze territoriali che possono indurre differenze di salute, sul diverso accesso ai sistemi sanitari e sul diverso impatto degli interventi di salute pubblica su sottogruppi di popolazione. Alcuni esempi specifici del sistema Passi (salute mentale, fumo, screening oncologici) evidenziano l’importanza di sorvegliare in maniera continua i differenziali di salute.

 

Verso un indice di deprivazione a livello aggregato da utilizzare su scala nazionale: giustificazione e composizione dell’indice 2001

Nicola Caranci - Agenzia regionale dell’Emilia Romagna

In base a una rassegna degli indici usati nella letteratura internazionale e a un confronto tra quelli italiani, si possono dare una definizione e gli obiettivi generali e specifici dell’indice di deprivazione. La deprivazione può essere definita come uno stato di svantaggio dimostrabile. L’indice di deprivazione offre vantaggi come la sintesi multidimensionale e la facile confrontabilità. Rimangono comunque alcuni limiti da tenere in considerazione, come la presenza di un bias ecologico o la difficile attribuzione a esiti sanitari su tutto il territorio che descrive.

 

Verso un indice di deprivazione a livello aggregato da utilizzare su scala nazionale: metodi di validazione

Laura Grisotto - Università di Firenze, unità di Biostatistica, Cspo Firenze

Lo studio è finalizzato a validare l’indice di deprivazione prodotto a livello aggregato e su scala nazionale. La validazione riguarda: la coerenza nella scelta delle variabili che compongono l’indice con la struttura di correlazione empirica, la robustezza dell’indice come risultante della scelta dei pesi o dell’importanza attribuita alle sue componenti, la predittività dell’indice rispetto a esiti sanitari che la letteratura associa alle dimensioni socioeconomiche. Lo studio si sviluppa in tre fasi: analisi esplorativa delle relazioni, specificazione del modello e calcolo dell’indice, validazione predittiva dell’indice. Ogni fase è eseguita su un differente campione casuale dei Comuni italiani.

 

Indici di posizione socioeconomica a livello aggregato da utilizzare su scala regionale e locale

Giulia Cesaroni - dipartimento di Epidemiologia, Asl Roma E

Gli indicatori di posizione socioeconomica per piccola area sono utili per lo studio delle disuguaglianze socioeconomiche e di salute, e si possono utilizzare per un arco temporale anche relativamente lungo. Utilizzando indicatori costruiti su base nazionale la forza dell’associazione è più bassa, ma si consentono confronti nazionali. Potendo scegliere, è meglio avere indicatori locali costruiti su dati riferiti a periodi temporali simili e, dove non si hanno indicatori locali, vale la pena investire nell’attribuire agli archivi sanitari la sezione di censimento di residenza del soggetto.

 

16 maggio 2008

 

Caratterizzazione delle disuguaglianze in sanità pubblica: l’esempio del percorso nascita

Michele Grandolfo - reparto Salute della donna e dell’età evolutiva, Cnesps

Il paternalismo che ancora caratterizza il percorso nascita rende particolarmente evidente l’effetto delle disuguaglianze sociali sull’accesso a un’informazione completa. Il livello di istruzione, l’occupazione e la residenza geografica sono associate al ricorso ai consultori, al parto naturale, all’allattamento al seno e alla contraccezione alla ripresa dei rapporti sessuali. Per favorire l’empowerment delle donne è necessaria un’offerta attiva da parte dei professionisti sanitari.

 

Indicatori individuali e indicatori areali di deprivazione: dicono la stessa cosa?

Cesare Cislaghi - Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali

Per elaborare modelli soddisfacenti in epidemiologia bisogna stare attenti alla scelta degli indicatori. Per esempio un consumo maggiore di farmaci è associato a indicatori di povertà se si considera il livello individuale, perché è minore lo stato di salute generale. Al contrario, sono associati a indicatori di ricchezza se si considerano indicatori di area geografica, perché nelle zone più ricche è maggiore la pressione del mercato. E non è detto che restringendo le aree considerate ci si avvicini agli indicatori individuali.

 

Fonti di distorsione nella misura delle disuguaglianze di salute: il confronto temporale e spaziale, l’aggiustamento per altre covariate, il bias ecologico

Annibale Biggeri - dipartimento di Statistica, Università di Firenze

Lo studio dell’associazione fra deprivazione ed esiti sanitari incontra diversi problemi. Per esempio, in Toscana la distribuzione geografica della deprivazione socioeconomica è rimasta costante nel tempo, mentre quella della mortalità per tumore al polmone tende a un quadro regionale omogeneo. In Sardegna, l’associazione della mortalità per tumore al polmone con lo status socioeconomico dà risultati opposti se si considerano come indicatori il livello di istruzione o il titolo di godimento dell’abitazione. Per definire la deprivazione si dimostra quindi decisiva la scelta delle variabili.

 

Posizione socioeconomica come confondente e modificatore delle misure d’effetto negli studi epidemiologici

Carla Ancona - dipartimento di Epidemiologia, Asl Roma E

Se normalmente la condizione socioeconomica è un determinante per la salute, a volte però può essere un fattore confondente. Dipende dall’ipotesi di ricerca che si vuole testare. Esempi di questo problema sono la valutazione degli ospedali in relazione alla qualità delle cure erogate e lo studio dell’aumento di rischio per la salute legato alla vicinanza a una discarica o a un inceneritore.

 

A Life Course Perspective on Social Inequalities in Health

David Blane - Imperial College, Londra

Nato negli anni Novanta, l’approccio life course è ormai un tema centrale nell’epidemiologia sociale. Il punto di partenza è la consapevolezza del fatto che alcuni eventi nel corso dello sviluppo, nell’utero o nella prima infanzia, sono cruciali per la salute nell’età adulta. Gli studi life course, nonostante alcuni limiti, sono molto promettenti per il tema delle disuguaglianze sanitarie.

 

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