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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Convegni Aie

35° Congresso Aie: le disuguaglianze di salute dopo un secolo e mezzo di storia nazionale

10 novembre 2011 - Uno stivale tricolore incerottato è il logo scelto dal 35° congresso dell’Aie per celebrare a Torino, dal 7 al 9 novembre 2011, il 150° anniversario dell’Unità di Italia. Un’immagine che lascia spazio a molte interpretazioni, non risolte dall’interrogativo che l’accompagna “Più vicini o più lontani?”. I lavori congressuali (oltre 300 contributi organizzati in 5 sessioni plenarie e numerose sessioni parallele di presentazioni e di poster, oltre che 4 seminari satellite) sono stati focalizzati a chiarire quali e quanto grandi siano le differenze nella salute e nel sistema sanitario dopo un secolo e mezzo di storia nazionale.

 

Ad essi si aggiunge l’importante contributo della monografia sugli stessi temi, pubblicata come supplemento della rivista Epidemiologia e Prevenzione e realizzata dall’Aie stessa e da Osserva Salute, in collaborazione con il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps-Iss), Associazione italiana registri tumori (Airtum) e Osservatorio nazionale screening (Ons). Si tratta di una ricca raccolta di contributi originali organizzati in 3 sezioni: la prima contenente saggi di storia della salute e della sanità, la seconda ricca di dati e indicatori organizzati con criterio geografico – proprio per rispondere alla domanda “Più vicini o più lontani?” – la terza destinata a fotografare le differenze sempre su base geografica nelle patologie e nei determinanti della salute.

 

Vale la pena di ricordare anche il contributo dell’Istat che in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia ha recuperato e reso disponibile su un nuovo sito il suo ricco patrimonio informativo anche sui temi di salute e sanità.

 

Tra le presentazioni originali del Congresso Aie è da citare l’analisi della mortalità per anno di nascita, a partire dal 1889. Questo approccio, stratificato per Regione geografica, permette di ricostruire gli effettivi rischi di morire per persone nate in diverse aree del Paese in diversi anni di calendario.  L’analisi conferma l’enorme guadagno di riduzione del rischio di morte da una generazione alla successiva in tutte le Regioni, ma con velocità diverse tanto che l’iniziale più elevata mortalità delle Regioni del Nord, viene successivamente superata da alcune aree del Meridione. Ulteriori disamine saranno necessarie per capire le motivazioni e confermare le osservazioni, ma intanto è opportuno orientarsi alla identificazione dei rischi che possono ulteriormente ampliare le differenze e le distanze tra le diverse aree del Paese.

 

Italia unita, ma non sempre omogenea

Dal Congresso Aie emerge il quadro di un’Italia non sempre unita ma spesso, per riprendere il logo, “tenuta insieme” dai cerotti: anche se infatti la situazione “media” la colloca in posizione buona e talvolta a livelli di eccellenza nel confronto con i sistemi sanitari di altri Paesi europei, esistono marcate disomogeneità che si traducono in disuguaglianze di salute e talvolta si estremizzano in vere e proprie situazioni di ingiustizia e di mancanza di pari opportunità.

 

Non basta che l’Italia sia ai primi posti nel mondo per aspettativa di vita, se esistono alcune categorie penalizzate (per esempio le donne delle Regioni meridionali) rispetto a questo indicatore e se c’è una differenza di circa 2,5 anni di vita in meno per gli uomini di una Regione (la Campania) rispetto ad un’altra (le Marche). Per molti indicatori di salute e fattori di rischio ci sono troppo ampi e marcati gradienti su base geografica, tipicamente Nord-Sud, con le Regioni meridionali in situazione di svantaggio per importanti determinanti di malattie cronico-degenerative. E qui entrano in gioco i sistemi di sorveglianza che non si limitano a registrare dati relativi a domanda o prestazione di assistenza sanitaria, ma, come l’ormai collaudato Passi, verificano la frequenza e la variazione del tempo di fattori di rischio modificabili sia a livello individuale che locale. Tra gli interventi ormai riconosciuti come efficaci e in grado di impattare proprio sulle diseguaglianze quelli sugli stili di vita (alimentazione, attività fisica, astensione dall’alcol e dal fumo secondo l’indicazione del programma nazionale Guadagnare salute, più volte citato).

 

Resta la difficoltà di misurare la salute nella sua accezione più ampia, secondo la definizione dell’Oms “Completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo assenza di malattia”. L’esigenza, difficile da ottenere, è quella di misurare la dimensione soggettiva e la salute percepita con indicatori appropriati.

 

Un altro interessante spunto proposto dai lavori congressuali è l’estensione dell’osservazione epidemiologica rispetto alla geografia dei rischi ambientali. I dati del progetto Sentieri (Studio epidemiologico nazionale territori e insediamenti esposti a rischio da inquinamento) coordinato dall’Istituto superiore di sanità, documenta eccessi di mortalità per il periodo 1995-2002 nelle popolazioni in prossimità di siti contaminati.

 

Per ulteriori informazioni sul congresso e per la newsletter dedicata, visita il sito dell’Aie e scarica i quattro numeri della newsletter dedicata all’evento: